



Mi mancano ancora duecento pagine alla fine del terzo volume, The sweet far thing, della trilogia di Gemma Doyle che è entrata nella mia vita in maniera strana: avevo visto alla Coop il secondo volume tradotto in italiano, Angeli ribelli (caro come il fuoco, basti pensare che i tre libri in inglese su Amazon costano poco di più di un libro della Elliott in italiano), mi ha attirato, ho fatto un giro su Internet, mi sono fatta convincere e ho comprato il tutto in lingua originale.
Sono un'amante del fantasy, ma devo riconoscere che, partendo dai capostipiti, e cioè Il signore degli anelli, Harry Potter ma anche Marion Zimmer Bradley e La storia infinita, non è poi così facile trovare delle cose valide ed originali in un genere che ha goduto in questi ultimi anni nel nostro Paese di un boom senza precedenti, che ha creato tanti fan di tutte le età, non ultima la sottoscritta.
La trilogia di Gemma Doyle è tante cose, alcune già sentite: ci sono echi di Orgoglio e pregiudizio, di Piccole donne, di Pic nic and Hanging Rock, di certi manga, di Giovani streghe, il tutto mixato devo dire in maniera sapiente. Protofemminismo e magia, gotico e venature saffiche, romanzo di formazione e sensualità, avventura e fantasy: pur avendo apprezzato Twilight, devo dire che questi tre libri hanno una marcia in più.
Corre voce che verrà fatto un film l'anno prossimo, e i fan fanno il nome di Rachel Hurd Wood per Gemma. Concordo in pieno, e vorrei proporre due nomi per i personaggi più adulti: per la mamma di Gemma Gillian Anderson, per Miss Moore Marcia Cross, la Bree di Desperate Housewives.
Adesso vado a divorare le ultime duecento pagine dell'ultimo libro della serie, dicendo wow! Leggo molto, ma appassionarsi davvero è raro, e qui mi è capitato.

