mercoledì, 24 giugno 2009


Ventidue anni fa ad oggi avevo già dato i due scritti della maturità. Non ho mai fatto festeggiamenti negli anni che si sono succeduti per ricordare la maturità, ma un pensiero all'essermi liberata dal liceo e da tutte le sue menate (di cui orrende quelle dell'ultimo anno, dove ero oggetto di bullismo per la mia diversità), quello sì. In un bel pezzo di Buon giorno dell'altro giorno su La Stampa Massimo Gramellini rimpiange la sensazione di possibilità infinita che si ha a quell'età: io ricordo solo che ero felice perché il mio adorato gatto Matteo era appena arrivato da me e per l'ennesima replica dei film di Angelica, nulla di più. Mi sento più piena di infinite possibilità oggi, che non sono più adolescente, che dopo tanti sbandamenti credo finalmente di aver capito cosa mi piace fare come lavoro, che ho capito che il mio destino può essere solo zitella o gay e che quindi con gli uomini è meglio che non ci abbia niente a che fare, che ho fatto alcuni dei viaggi che volevo, che ho ripreso in mano gli amori veri di una vita (cultura e scrittura, non ci sarà mai una persona, nemmeno una donna, per la quale posso provare cosa provo per queste due cose...), che mi sento serena ed appagata. Certo, spero in un lavoro gratificante (e occhio che quello che è gratificante per me cento ad uno non lo è per altri, visto che ho sempre detestato discoteche, vita sociale, sesso e quant'altro va per la maggiore...), ma per il resto per me è ok essere così. A 19 anni non riuscivo a dirlo, e per questo sono contenta di non avere più quell'età.
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categoria:vita, scuola
martedì, 20 gennaio 2009


Ho sentito persone segnalare che in alcuni annunci di lavoro si chiedeva un'ottima conoscenza della lingua italiana come una possibile forma di discriminazione con gli immigrati. Lì per lì sembrava anche a me, ma poi ci ho ragionato un attimo e forse non è così.
I ragazzi italiani crescono con come modelli linguistici gli sms dei cellulari, con quegli orrori della k al posto di ch e altre amenità e dubito che sappiano bene l'italiano; poi, se non leggono e pensano solo ad andare a rincoglionirsi in discoteca dubito che sappiano parlare di molte cose e anche in maniera decente, soprattutto se hanno come modelli le veline e i tronisti della De Filippi. Infatti compatisco sempre di più gli insegnanti: non saranno tutti così, per carità, ma il livello di cerebrolesi, già alto ai miei tempi, credo si sia decuplicato a scapito di chi ha voglia di studiare.
Sono ben altre le discriminazioni negli annunci di lavoro: quelle in base all'età (persone piene di esperienza e di età massima 25 anni), all'aspetto fisico (ma a chi importa che una segretaria sia una strafica?) e ad altre cretinate del genere. Ben venga chi apprezza la cultura e l'istruzione, cose che sarebbe ora di rivalutare in quest'epoca in cui se sei laureato sei guardato male, e in cui quegli stronzi delle agenzie per il lavoro hanno il coraggio di offrire i call center alle persone con un master trattandole da fagnane se giustamente lo rifiutano: ci vadano loro a fare un lavoro che smargina nella truffa al telefono intortando con assurdità pensionati, casalinghe e extracomunitari.
A proposito di stranieri: conosco una ragazza marocchina che in tre mesi ha imparato quasi perfettamente l'italiano da autodidatta con un metodo apposito, e parla molto meglio di tante truzzette nostrane che becchi il sabato pomeriggio a girare nei negozi di abbigliamento orrendi del centro di Torino. Quanti di noi riuscirebbero ad imparare nella stessa maniera l'arabo?
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categoria:cultura, scuola, lavoro
sabato, 25 ottobre 2008


Per vari motivi, primo fra tutto l'eccessivo costo, non vado mai al Salone del Gusto e a Terra Madre, ma massimo appoggio per i principi su cui si basano. Combattiamo queste multinazionali che vogliono spingerci tutti a mangiare schifezze che ci faranno ingrassare e che porteranno alla miseria i contadini di tutto il mondo, ed è giusto condannare una società che alla quarta settimana mangia male perché si è mangiata tutti i soldi in cose futili, quali tv al plasma ed abbigliamento. Mangiamo meno, ma mangiamo meglio, e appoggiamo gli artigiani del cibo, i produttori agricoli, dipende la nostra salute e il futuro della nostra economia, che non deve essere certo lasciato in mano alle multinazionali che ci stanno distruggendo a tutti i livelli.
Massimo appoggio anche alla protesta degli universitari: giusto qualche tempo fa pensavo che i ragazzi di oggi alla fine sono apatici, pensano solo ad andare a rincoglionirsi in discoteca o a svendersi con lavori del cazzo come i call center solo per avere quattro soldi (e nemmeno quelli..) con cui alimentare il consumismo. Per fortuna che non sono tutti così, mi è piaciuto quello striscione che ho visto nel sito de La Stampa: "Ci volevate tutti veline e tronisti, ma vi sbagliavate!" E io aggiungo: ci vorrebbero tutti veline e tronisti, per poi diventare casalinghe frustrate e consumistiche o al massimo carne da sfruttare nei call center, ma per fortuna ci si sta ribellando.
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categoria:eventi, scuola, alimentazione, attualità
giovedì, 10 luglio 2008


Qualche commento fa Kat mi diceva che non ha letto fino a 16 anni perché a scuola non le avevano insegnato l'amore per la lettura. Discorso complesso quello di libri e scuola. Io ho avuto la fortuna di avere l'amore per i libri instillato in casa, in particolare dalla mia nonna paterna, una donna in avanti sui tempi, che amava leggere e la cultura, e detestava dedicarsi alla famiglia e alla casa: brutta cosa quando le donne dovevano sposarsi comunque, almeno in questo siamo andati avanti (problemi di lavoro precario a parte).
A scuola alle medie ho avuto contrasti con la professoressa di lettere, perché lei sosteneva che i libri che leggevo (classici per ragazzi, letteratura per ragazzine e simili) non erano abbastanza impegnativi. Mi sono impizzata a morte leggendo Il giorno della civetta di Sciascia, mentre ho conosciuto ed adorato Il diario di Anna Frank e anche Lessico familiare di Natalia Ginzburg, un libro che vorrei rileggere. Ma soprattutto alle medie ho conosciuto Primo Levi, con i suoi splendidi romanzi (che poi sono vita vissuta) Se questo è un uomo e La tregua.
Al liceo ho letto per la scuola Fontamara di Ignazio Silone (che non mi è piaciuto), La ragazza di Bube di Carlo Cassola (bello), La storia di Elsa Morante (e mi sono scontrata con la prof, perché lei sosteneva che la protagonista Ida era tanto fortunata perché era madre, mentre per me era una povera disgraziata vittima di uno stupro di un soldato tedesco che sarebbe stato meglio se avesse potuto abortire) e Il nome della rosa di Umberto Eco, altro libro che è nella lista delle mie riletture. Sempre al liceo ho scoperto i classici della letteratura, da Madame Bovary a Il rosso e il nero, che sono ancora oggi tra i miei libri preferiti.
Ritengo che i libri che si leggono a scuola sia poi bello riprenderseli per conto proprio una volta adulti e rileggerseli con calma. Ho riscoperto La Divina Commedia grazie a Roberto Benigni, e vorrei rileggermela alla luce di tutti gli interessi che ho oggi sull'esoterismo e il paranormale, senza contare che è stata grande ispiratrice di Go Nagai per Devilman e Mao Dante, due manga che mi sono piaciuti molto, soprattutto il primo. Riguardo ai Promessi Sposi, peccato che Manzoni abbia risciacquato e riscritto tutto, perché era molto più divertente Fermo e Lucia, un vero e proprio romanzo di cappa e spada sul modello di quelli di Walter Scott e di Dumas padre. E domenica, durante la mia gita non fortunata a Bardonecchia (la nuvola di Fantozzi ha colpito ancora) mi sono ricomprata Il Decamerone di Boccaccio, che voglio rileggermi, perché esprime una società che tutto era tranne che oscurantista. L'anno scorso ho letto mentre ero a Londra I racconti di Canterbury di Chaucher, anche quello molto bello.
Non posso dire che la scuola mi ha fatto passare la voglia di leggere, certo che è intervenuta su un terreno già fertile...
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categoria:letture, scuola, studio