giovedì, 03 settembre 2009




Adoro da sempre la storia di Carmilla, una delle migliori per conto mio del genere horror, e sono riuscita a vedere due adattamenti molto liberi della medesima, ma con elementi di gran interesse. Due film gotici e d'atmosfera, per niente splatter.

La cripta e l'incubo vede il povero Christoper Lee poco più che quarantenne ridotto a fare da padre ad una ventenne cicciotta, cozza e buzzicona: ma il castello, credo italiano, è splendido, le atmosfere davvero tese, la fotografia in bianco e nero da manuale. Peccato che i personaggi femminili, tranne l'anziana governante, non siano all'altezza della situazione: ma la storia in sé è interessante, bello anche il punto di partenza dall'indagine di un archivista, uno dei lavori che vorrei fare.

Il sangue e la rosa, diretto da Roger Vadim, regista oggi scomparso e pressoché dimenticato che fece scalpore negli anni Cinquanta e Sessanta (e al quale dobbiamo la famosa scena sensuale della statua nel primo film di Angelica) attualizza la storia di Carmilla all'Italia centrale del periodo della Dolce Vita, con le due splendide Annette Stroyberg, allora sua moglie, anche loro purtroppo morta, e la nostra Elsa Martinelli. Resta praticamente solo il nome di Carmilla, e viene trascurata quasi del tutto la componente lella (a Carmilla interessava lei, non trovarsi un lui) ma l'insieme ha dei punti di forza, se non altro il finale non negativo per la nostra vampira.

Consiglio comunque ai fan del cinema classico di genere e ai fan dell'horror e delle storie di vampiri (magari appassionatisi al genere grazie a Buffy!) di vedere questi due film, perché gli elementi interessanti non mancano e sono due pellicole che si lasciano vedere, anche se a tratti un po' datate.

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categoria:cinema, personaggi, vampiri, horror
sabato, 27 giugno 2009


Premetto che non sono mai stata una fan sfegatata né di Michael Jackson né di Farrah Fawcett (la mia preferita di Charlie's Angels era Kelly, Jacqueline Smith, mio amore segreto di preadolescente insieme a Maya di Spazio: 1999), ma le loro morti premature mi portano a fare delle considerazioni, in un momento della mia vita in cui la morte ha colpito prematuramente delle persone che conoscevo e in cui mi rendo conto della volatilità della vita.
Michael Jackson, bambino mai cresciuto perché mai stato bambino, con una storia che nemmeno Dickens o Malot sarebbero riusciti ad immaginare, con un vuoto nell'anima che ha cercato di riempire in tutti i modi finché non è diventato così grande da fagocitarlo, è il simbolo del dolore che nessun successo può cancellare. Mai stato a suo agio, forse soltanto quando era sul palco, sempre in cerca di quello che nessuno poteva dargli, un'infanzia infelice, Michael Jackson mi fa una gran pena e una gran tenerezza. Credessi direi che si è liberato, che adesso non è più la marionetta di nessuno.
Farrah Fawcett, splendida, eroina di una generazione di ragazze e ragazzine che non volevano finire a fare le casalinghe come le mamme, sorridente, una bambola bionda senza essere né volgare né dozzinale, è morta consumata dal male del secolo, con un finale degno del film più famoso (insieme a Barry Lindon) del suo compagno di una vita Ryan O'Neal, Love Story. Un'eroina che ha lasciato orfani i suoi fan, che avevano scoperto che anche dal tubo catodico potevano uscire i miti, miti di cui forse il proliferare della tv spazzatura e dei reality ci priveranno per sempre (ma vogliamo mettere le Veline con le Charlie's Angels? I protagonisti del Grande Fratello con Mulder e Scully? Ma per piacere, fateci sognare!)

La ricchezza non dà la felicità, né mette al ripiano dalle disgrazie e dalla morte, ma quando sei un mito vivi in eterno. Anche se gli dei, come dicevano i greci, potrebbero evitare di averti così caro di chiamarti troppo presto, come hanno fatto con Michael e Farrah, ma anche con Kurt Cobain, Freddy Mercury, Pavarotti, Marilyn Monroe, James Dean e tanti altri.
Michael sarà per sempre nel videoclip Thriller, Farrah correrà per sempre come Charlie's Angels. Grazie comunque per aver fatto sognare la gente, la cosa migliore che si può fare per i propri simili.
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categoria:personaggi, attualità
giovedì, 18 settembre 2008



Oggi a Torino c'è stato lo sciopero della pagnotta, per protestare contro il caro del pane. Una tizia vestita da Maria Antonietta distribuiva brioche, memore della famosa frase attribuita alla regina. Ora, non nego che il problema ci sia, ma avrei due appunti da fare. La gente si lamenta che non ha soldi per comprarsi da mangiare, e poi un mucchio di loro spendono e spandono in televisori al plasma, cellulari, abbigliamento, serate fuori, oppure ancora c'è chi (italiano) fa più figli di quelli che potrebbe mantenere. Non nego che ci sia chi non ce la fa davvero, ma molti non sanno dare le giuste priorità alla vita.
Altra cosa: Maria Antonietta non sarà stata il massimo come persona e come regina, ma non ha mai detto "Il popolo non ha pane, date loro le brioches!" Questa frase illuminata (si fa per dire) fu detta dalla marchesa di Montespan, favorita di Luigi XIV, cent'anni prima di Maria Antonietta. La Montespan era una fanciulla decisamente inquieta, dedita al satanismo e all'occulto e pare colpevole di aver avvelenato alcune sue rivali: era la cattiva nel terzo film di Angelica. E in più diceva queste cosine simpatiche.
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categoria:personaggi, storia, consumismo