
Venerdì sera, mentre ascoltavo alla Bibliomediateca Mario Gromo di via Matilde Serao il dibattito sui manga, presente Alessandro Perissinotto che odia i cartoni giapponesi (con motivazioni che non sono poi così campate in aria, e lo dice una fan dei cartoni come me, che però ama anche Allegro ma non troppo di Bozzetto, soprattutto il brano di Sibelius con il gatto nella casa abbandonata, e ricorda con affetto le fiction per ragazzi anni Settanta, come Vacanze sull'isola dei gabbiani, Operazione benda nera, Le isole perdute, La pietra bianca e Il tesoro del castello senza nome) mi sono resa conto ormai di quanto la mia vita sia imbevuta di nostalgia. Sono una nostalgica, senza speranza.
Gli adulti degli anni Settanta o i ragazzi più grandi come Perissinotto parlavano in termini negativi dei manga: sono passati trent'anni e i manga e gli anime sono ormai oggetto di nostalgia, tant'è che io adoro gli anime di allora, Goldrake, Heidi, Capitan Harlock, Jeeg, Candy, Charlotte, Lady Oscar, Il tulipano nero, li ho seguiti fino alla metà degli anni Novanta, apprezzando titoli come Sailormoon e Evangelion, ora come ora adoro i lungometraggi di Miyazaki ma devo dire che i nuovi anime, Dragonball, Yugioh, Naruto e compagnia bella non sono più di mio gusto, non li trovo belli, mi sento vecchia, non mi dicono niente, per me l'animazione giapponese è quella degli anni Settanta, Actarus che correva nel corridoio, Hiroshi che si buttava dalla moto, Harlock che partiva sull'Arkadia, Candy che palpitava per Terence, Oscar che duellava, non quella roba che c'è adesso.
E la nostalgia permane tutto. L'altro giorno Sigourney Weaver, attrice che ricordo come contemporanea, mitica Ripley in Alien, ha compiuto sessant'anni. No, ma è terribile, Ripley ha sessant'anni, è peggio ancora dei cinquant'anni di Michelle Pfeiffer e Sharon Stone, che già è stata dura. Del resto, quando ti accorgi che alle fiere del fumetto i ragazzi di diciassette anni in cosplay non ti vedono più come una otaku loro pari ma come un'attempata signora che continua a voler mantenere uno spirito giovane, non ti resta che la nostalgia.
I telefilm: sono abbastanza vecchia da ricordarmi i classici anni Settanta (e ricordo quando ad una Buffycon alcuni fan giovani di Buffy non capirono una mia battuta sui genitori di Drusilla, i mitici Martin Landau e Barbara Bain, meglio noti come il comandante Koenig e la dottoressa Russell di Spazio: 1999), ho amato telefilm recenti, ma ormai X-Files è finito da sette anni, Buffy da sei, Angel da cinque, e le storie di vampiri hanno oggi come riferimento Twilight, quelle paranormali Lost (poveri noi...). Il mio telefilm recente preferito? Cold case, la sagra della malinconia e della nostalgia, e più l'episodio si svolge in anni passati più è bello, e qualche episodio fa, in un viaggio nel tempo nei primi anni Novanta, mi ricordavo che ormai quei ricordi sono anche per me così, appannati come nei flash back di Cold case.
Morale: invito Paolo Limiti a fare una riedizione del suo Ci vediamo in tv e dedicarla a noi bambini degli anni Settanta: siamo noi ormai i nuovi nostalgici!
Vorrei aggiungere le mie paturnie di fronte a Rutger Hauer, il mitico Navarre di Lady Hawke e il replicante filosofo di Blade Runner (chi non ha pianto di fronte al suo discorso? All'epoca non ero molto appassionata di fantascienza, ma quel discorso mi colpì al cuore), sessantacinque anni, un vecchietto che interpreta Barbarossa in un indigesto kolossal leghista, di fronte a Robert Hossein (d'accordo, non era proprio della mia generazione, ma da adolescente Angelica era insieme a Lady Oscar un numero fisso, antesignana di Buffy e Xena, anche loro ormai nostalgia!) che ha ben 81 anni (e poteva risparmiarsi di firmare il documento insieme a molti altri in favore di Polanski, ragazzi, non si difende uno stupratore!) e non è più quel gran gnocco di Joffrey de Peyrac e di fronte buon ultimo a David Duchovny, che il prossimo anno compie 50 anni! Ma basta, mi rifugio nella nostalgia...