venerdì, 16 ottobre 2009


Lauren, brillante giornalista statunitense, che non ha mai dimenticato il suo passato di bambina messicana orfana accolta in una famiglia americana, accetta controvoglia di occuparsi delle sparizioni e degli omicidi di diverse donne messicane a Juarez, impiegate in alcune fabbriche costruite da imprenditori nordamericani attratti dalle condizioni di lavoro più vantaggiose. Accanto a lei ci sono il suo collega ed ex fidanzato Alfonso Diaz, la giovane india Eva, miracolosamente sfuggita agli aggressori e Teresa, un'attivista per i diritti umani.

Un film di impegno sociale su un dramma vero: se è una vergogna che si permette ai nostri imprenditori di andare a mettere le fabbriche in posti dove i diritti umani sono meno di zero, è ancora più una vergogna e vero che ci sono stati questi omicidi e sparizioni di donne che vengono considerate niente solo perché sono nate dalla parte sbagliata del mondo. Jennifer Lopez è brava, Banderas fa sempre la sua figura, splendida Sonia Braga, il film ha qualche cosa che stride (come mai bisogna darla via per avere informazioni, come fa la protagonista con l'imprenditore? Non mi pare un bel messaggio da dare) ma ben vengano film su questo argomento.

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categoria:cinema, attrici
domenica, 11 ottobre 2009


Venerdì sera, mentre ascoltavo alla Bibliomediateca Mario Gromo di via Matilde Serao il dibattito sui manga, presente Alessandro Perissinotto che odia i cartoni giapponesi (con motivazioni che non sono poi così campate in aria, e lo dice una fan dei cartoni come me, che però ama anche Allegro ma non troppo di Bozzetto, soprattutto il brano di Sibelius con il gatto nella casa abbandonata, e ricorda con affetto le fiction per ragazzi anni Settanta, come Vacanze sull'isola dei gabbiani, Operazione benda nera, Le isole perdute, La pietra bianca e Il tesoro del castello senza nome) mi sono resa conto ormai di quanto la mia vita sia imbevuta di nostalgia. Sono una nostalgica, senza speranza.

Gli adulti degli anni Settanta o i ragazzi più grandi come Perissinotto parlavano in termini negativi dei manga: sono passati trent'anni e i manga e gli anime sono ormai oggetto di nostalgia, tant'è che io adoro gli anime di allora, Goldrake, Heidi, Capitan Harlock, Jeeg, Candy, Charlotte, Lady Oscar, Il tulipano nero, li ho seguiti fino alla metà degli anni Novanta, apprezzando titoli come Sailormoon e Evangelion, ora come ora adoro i lungometraggi di Miyazaki ma devo dire che i nuovi anime, Dragonball, Yugioh, Naruto e compagnia bella non sono più di mio gusto, non li trovo belli, mi sento vecchia, non mi dicono niente, per me l'animazione giapponese è quella degli anni Settanta, Actarus che correva nel corridoio, Hiroshi che si buttava dalla moto, Harlock che partiva sull'Arkadia, Candy che palpitava per Terence, Oscar che duellava, non quella roba che c'è adesso.

E la nostalgia permane tutto. L'altro giorno Sigourney Weaver, attrice che ricordo come contemporanea, mitica Ripley in Alien, ha compiuto sessant'anni. No, ma è terribile, Ripley ha sessant'anni, è peggio ancora dei cinquant'anni di Michelle Pfeiffer e Sharon Stone, che già è stata dura. Del resto, quando ti accorgi che alle fiere del fumetto i ragazzi di diciassette anni in cosplay non ti vedono più come una otaku loro pari ma come un'attempata signora che continua a voler mantenere uno spirito giovane, non ti resta che la nostalgia.

I telefilm: sono abbastanza vecchia da ricordarmi i classici anni Settanta (e ricordo quando ad una Buffycon alcuni fan giovani di Buffy non capirono una mia battuta sui genitori di Drusilla, i mitici Martin Landau e Barbara Bain, meglio noti come il comandante Koenig e la dottoressa Russell di Spazio: 1999), ho amato telefilm recenti, ma ormai X-Files è finito da sette anni, Buffy da sei, Angel da cinque, e le storie di vampiri hanno oggi come riferimento Twilight, quelle paranormali Lost (poveri noi...). Il mio telefilm recente preferito? Cold case, la sagra della malinconia e della nostalgia, e più l'episodio si svolge in anni passati più è bello, e qualche episodio fa, in un viaggio nel tempo nei primi anni Novanta, mi ricordavo che ormai quei ricordi sono anche per me così, appannati come nei flash back di Cold case.

Morale: invito Paolo Limiti a fare una riedizione del suo Ci vediamo in tv e dedicarla a noi bambini degli anni Settanta: siamo noi ormai i nuovi nostalgici!

Vorrei aggiungere le mie paturnie di fronte a Rutger Hauer, il mitico Navarre di Lady Hawke e il replicante filosofo di Blade Runner (chi non ha pianto di fronte al suo discorso? All'epoca non ero molto appassionata di fantascienza, ma quel discorso mi colpì al cuore), sessantacinque anni, un vecchietto che interpreta Barbarossa in un indigesto kolossal leghista, di fronte a Robert Hossein (d'accordo, non era proprio della mia generazione, ma da adolescente Angelica era insieme a Lady Oscar un numero fisso, antesignana di Buffy e Xena, anche loro ormai nostalgia!) che ha ben 81 anni (e poteva risparmiarsi di firmare il documento insieme a molti altri in favore di Polanski, ragazzi, non si difende uno stupratore!) e non è più quel gran gnocco di Joffrey de Peyrac e di fronte buon ultimo a David Duchovny, che il prossimo anno compie 50 anni! Ma basta, mi rifugio nella nostalgia...

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categoria:cinema, cartoni animati, fumetti, telefilm
domenica, 11 ottobre 2009


Nel 1969 c'ero già, ma non potevo partecipare al concerto di Woodstock: la distanza era troppa e dieci mesi di età erano troppo pochi. Ora che mi trovo a vivere in un momento storico conformista, e non solo per colpa del satiro settantreenne, dove conta solo lavorare per riempire i centri commerciali e le discoteche, guardo con nostalgia a quei tempi che non ho conosciuto, e a quell'epoca che non ho vissuto. Sono diventata femminista molto dopo gli anni Settanta, e fan del rock molto dopo gli anni Sessanta, ma l'importante è esserci arrivata!

Motel Woodstock di Ang Lee è un film delizioso: peccato che sia carente della musica di Woodstock, ma per il resto è divertente, mette bene alla berlina il conformismo non solo americano, e ti fa pensare con nostalgia ad un'epoca in cui tutto sembrava possibile. E se pensi che quei ragazzi che erano là oggi sono i sessantenni a cui devi cedere il posto in autobus un certo groppo in gola ti viene eccome...

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categoria:musica, cinema, nostalgia
giovedì, 17 settembre 2009


Ho deciso di dare una seconda possibilità a questo film, di cui avevo visto l'inizio in televisione e poi avevo desistito per la troppa pubblicità.

Diciamo che dopo due film bellissimi ma spessi come The Millionaire e Changeling ci voleva qualcosa di più leggero: e Un'ottima annata è più leggero, anche se non è banale. D'accordo, ruffiano al massimo, ma in questo momento in cui il consumismo e il far soldi hanno dimostrato tutti i loro limiti (grande Obama che non vuole solo il Pil come base di tutto, assurda ieri quella parlamentare del PDL che diceva che bisogna consumare per uscire dalla crisi e allucinante l'iniziativa di alcuni miei concittadini di fare pubblicità con gli uomini sandwich agli incroci, soliti ragazzotti che facendo così si pagano i vizi consumistici, che vomito!), la parabola morale di un broker di Londra che ritrova una vera dimensione di vita nella tenuta provenzale dove ha i ricordi migliori della sua vita ("Tutti i ricordi che ho sono di questo posto. E sono ricordi magnifici!") complice anche una bella ostessa (Marion Cotillard è splendida) è tutt'altro che da disprezzare.

E rimane la voglia di andare in Provenza: anni fa ho passato una vacanza allucinante in Costa Azzurra, insopportabile luogo per discotecari, maniaci e ninfomani in cerca, consumisti e altri idioti, ma ricordo come un sogno la gita che feci nell'entroterra, a Grasse, in Provenza.

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categoria:cinema, attori
martedì, 15 settembre 2009


E così anche Patrick Swayze se ne è andato. Voglio ricordarlo in Dirty Dancing, con la famosa frase: Nessuno può mettere Baby in un angolo. Voglio ricordarlo in Ghost, nella scena finale, quando dice a Whoopy Goldberg Tua madre sarà fiera di te, frase che mi commuove molto di più di tutte le frasi che dice alla sua fidanzata, perché è Whoopy l'ultima degli ultimi nel film. Voglio ricordarlo giovane e bello nel polpettone Nord e Sud, tra l'amore per la splendida Madeline e l'amicizia con George, di cui ho rivisto l'interprete sabato in Cold case. Qualcuno diceva oggi su Facebook: un giorno ritroveremo nella luce i nostri animali adorati e tutte le persone che ci hanno fatto sognare, anche se non le abbiamo mai incontrate. Speriamo che sia vero, Patrick.

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categoria:cinema, attori
martedì, 15 settembre 2009


Confesso che Angelina Jolie, che pure mi piaceva molto all'inizio della carriera, in film come Scherzi del cuore, Playing god e Il collezionista di ossa, mi è un po' venuta a noia, e non avevo visto subito questa ennesima fatica di Clint Eastwood, che avrà avuto anche solo due espressioni, ma che è un grande regista. La presenza di John Malkovich (in uno dei suoi ruoli più belli, opposto a quello di Valmont ma altrettanto grande) mi ha dato la spinta definitiva. E che dire? Un grande film liberal, sulle ingiustizie della polizia e del potere, sugli abusi su una donna vista come trasgressiva (e perché? perché ha tenuto un figlio non previsto e lo cresce da sola lavorando come un mulo?), un film dove non manca angoscia e commozione, con un intreccio thriller niente male e un finale aperto e amaro. Christine Collins non ha mai rinunciato a trovare suo figlio, e l'ha cercato per tutta la vita, non perdendo mai la speranza, ma rinunciando ad andare avanti. Una scena grande? La liberazione delle detenute nel manicomio. Unico difetto: il ragazzo che viene ritrovato a distanza di anni non dovrebbe essere interpretato da un bambino, ma da un adulto, perché ormai sono passati anni.

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categoria:cinema, attrici
martedì, 15 settembre 2009


Da sempre mi riprometto di sapere e scoprire di più del cinema di Bollywood, la più grande potenza cinematografica mondiale, che non è negli Stati Uniti bensì in India. Questo film dell'inglese Danny Boyle si avvicina a quanto ho letto solo molto in parte, essendo debitore più al neorealismo.

Ma ti conquista. Certo, ti prende a pugni nello stomaco, facendoti vedere il vero volto di quella che oggi è una potenza economica adorata dai nostri imprenditori, dove i mali della società occidentale (criminalità organizzata, call center, consumismo) sono stati importati sopra una cultura millenaria e grande ma che non ha salvato il Paese da problemi insormontabili. Un Paese dove un bambino si butta in un cesso pieno di merda per far firmare al suo idolo un autografo, dove esiste ancora la corte dei miracoli della questua dei ragazzini mutilati, dove i grattacieli emergono dalle bidonville, dove un ragazzo che sta vincendo può essere torturato dalla polizia che sospetta un imbroglio.
Gran film comunque, e otto Oscar meritati.

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categoria:cinema, oriente
domenica, 13 settembre 2009




Pur considerando i fumetti un mondo a se stante che poco si adatta ad essere trasposto in film (non parliamo poi quando si parla di manga...) avevo visto con piacere i primi due film degli X-Men, dove si vedeva la mano felice di Brian Singer. Ho voluto vedere, a distanza di tempo dalla loro uscita, X-Men 3 e Wolverine e devo dire invece che mi hanno un po' delusa. Cioè, detto in parole chiare, la cosa migliore è Hugh Jackman, insieme ad in X-Men 3 Famke Janssen. Le storie cedono troppo all'action movie per ragazzini, soprattutto Wolverine, X-Men 3 è deludente come svolgimento e conclusione e non solo perché perdiamo per strada un po' di personaggi ma perché non convince, non funziona. Interessante in X-Men 3 la tematica della cura per i mutanti (come non vederci una metafora di tante assurdità contemporanee, buone ultime le cure per gli omosessuali?) ma non ben sviluppate. C'è di meglio, ma se si è fan di Jackman e della Janssen se ne può uscire anche un minimo soddisfatti. Ma è un po' poco.

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categoria:cinema, fumetti, attori
lunedì, 07 settembre 2009


Avendo maturato una decisa antipatia verso le americanate, avevo evitato di andare a vedere questo film al cinema. Mi sono dovuta ricredere: al di là della presenza di Brad Pitt, il film è davvero bello, e non è un'americanata stupida, quanto un'onirica riflessione sul valore della vita. Alla fine siamo tutti cadaveri che camminiamo, ma la vita, sia che sia normale sia che avvenga come quella di Benjamin, nato orrendamente vecchio e morto in fasce, è un'avventura che vale la pena vivere. Con un groppo in gola, come quando si vede un padre costruire un orologio che va indietro per riportare suo figlio dalla Grande Guerra, o quando si leggono le cartoline che un uomo che sta diventando bambino ha scritto alla bambina di cui non potrà mai essere padre. Forse con qualche lungaggine, ma ben fatto, struggente, una riflessione su tante cose. E Cate Blanchett è superba, come sempre.

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categoria:cinema, attori, attrici
lunedì, 07 settembre 2009


Ho visto anche questo film dedicato agli illusionisti tra Otto e Novecento e diretto da Gillian Armstrong, regista di Piccole donne e di quel piccolo capolavoro che è La mia brillante carriera. Come suo solito, sono fondamentali i personaggi femminili, Mary e Benji, madre e figlia edinburghesi, in miseria e con presunte doti medianiche, che entrano nella vita di Houdini, per un attimo sconvolgendola. Il film ha dalla sua bei costumi e una splendida scenografia, e poi rivedere Edinburgo è sempre bello. La storia è un po' esile però per reggere tutto il film, ma si può vedere.

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categoria:cinema, film in costume
domenica, 06 settembre 2009


Per rimanere in tema maghi ho visto questo film di un paio d'anni fa, sontuosa storia di un illusionista di umilissime origini nella Vienna ottocentesca, e devo dire che mi è piaciuto di più di Prestige, se non altro perché la storia è più avvincente, con tanto di colpo di scena finale. Solo poca verosimiglianza storica: Francesco Giuseppe non ha mai avuto un figlio di nome Leopoldo, sadico e corrotto, suo figlio era Rodolfo, eroe romantico morto suicida a Mayerling. I costumi e la scenografia però sono splendidi, e anche la fotografia è perfetta, molto vicina alla pittura romantica. Non male.

 

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categoria:cinema, film in costume
sabato, 05 settembre 2009




Sono riuscita finalmente a vedere questo filmone di ambientazione vittoriana che presenta lo scontro tra due illusionisti, Robert Angier e Alfred Bolder, a colpi di trucci, illusioni e colpi bassi. Non male, a tratti un po' lento, non ho gradito comunque un paio di scene di uccellini massacrati e la scena con il gatto elettrizzato, ma il film in generale non è privo di interesse, e non solo perché Hugh Jackman è sempre un bel guardare (che poi è meglio in altri film, Australia in testa). Quello che ho amato molto è questa ambientazione ottocentesca curata nei dettagli e nei costumi, che ricostruisce un mondo ricco di sfarzo e di lati oscuri, affascinante per noi forse soltanto per la lontananza che ci separa. Un elogio per il veterano Michael Caine, sempre grandioso, splendida anche se per poco Piper Perabo e meravigliosa Scarlett Johansson, che sembra nata per portare i costumi.






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categoria:cinema, attori, attrici, ottocento
sabato, 05 settembre 2009


Non avevo visto questo film inglese di tematica saffica di qualche anno fa, la storia di un'estate e di un incontro scontro tra due ragazze diversissime, una giovane proletaria oppressa dalle manie religiose del fratello ex sbandato e una ragazza ricca con l'amore per la musica. Amaro, a tratti lento, ma interessante, con un finale non lieto ma nemmeno così tragico: realistico, però, con la più debole delle due che viene messa da parte. Ho adorato Emily Blunt nella parte della ragazza ricca, attrice tra le più interessanti (e anche molto affascinanti, potrei dire che ricorda in qualcosa una Moreau giovane) delle ultimissime, della quale continuo ad aspettare in italiano con impazienza il film sulla regina Vittoria.

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categoria:cinema, omosessualità, attrici
sabato, 05 settembre 2009




Bombe carta contro i locali gay di Roma, un padre indignato che massacra di coltellate due omosessuali perché hanno osato baciarsi di fronte al suo prezioso bambino (che a 14 anni, se poco poco guarda la televisione avrà visto di ben peggio...) e che poi si vede dedicare un fan club su Facebook, l'onorevole Paola Concia che viene apostrofata come lesbica schifosa da due stronzetti in auto (vi dà fastidio maschietti che qualche donna abbia altre priorità che il vostro salame e voi, eh?), un padre che massacra di botte il figlio di sedici anni che gli ha confessato la sua omosessualità (mentre due genitori danno man forte ad un altro figlio delinquente coetaneo del primo a picchiare un vicino di casa a cui il pargolo ha torturato il gatto, roba da chiamare Vlad Tepes...): questo e tanti altri fatti dimostrano come, accanto al capro espiatorio degli immigrati c'è ora quello degli omosessuali, che minacciano la sacra supremazia della vita di coppia eterosessuale, quella a cui tutti dovrebbero aspirare, noi donne in testa, che si sa che non possiamo pensare di essere complete senza un uomo accanto.

Peccato che la vita eterosessuale sia giustamente ormai in crisi, e non certo per colpa dei gay, che sono sempre esistiti, da che mondo è mondo: la vita etero è in crisi perché non si può reggere un modello di vita basato sulla sopraffazione di un sesso sull'altro, di solito quello maschile su quello femminile. Ben vengano i single e i gay!


E ritenere gli omosessuali dei depravati e dei pervertiti promiscui è idiota e fuori tempo, e non solo perché non sono più loro la categoria più a rischio per l'Aids: personalmente ho conosciuto molti più etero promiscui e in cerca di sesso facile e squallido, sia uomini che donne, che non omosessuali, che ormai vogliono tutti mettere su casa con qualcuno e chiedono giustamente dei diritti basilari. Diritti che tutto questo odio cattivo e immotivato (la crisi c'è non per colpa dei gay e degli immigrati, ma delle banche, degli imprenditori, delle agenzie per il lavoro e di tutti i caporaletti vari che ci sono in giro!) non vuole concedere.

E dire che altrove si stanno facendo passi avanti: il Vermont è il nuovo Stato americano che consente il matrimonio tra gay, in Uruguay i gay possono veder riconosciuta la loro unione e adottare bambini, nel Texas si presenterà alle prossime elezioni da sindaco a Houston una nota attivista lesbica locale, nel Massachussetts la sindachessa gay e nera di Cambridge, città di Harvard e del Mit, è appena convolata a giuste nozze con la sua compagna di una vita, in Albania sta per venir approvata la legge sui matrimoni gay, in Croazia è già realtà e in Irlanda, dove non è mai stato possibile legalizzare l'aborto, le coppie di fatto gay hanno gli stessi diritti di quelle etero. Bello retrocedere tra gli ultimi della classe, vero?

Consiglio di andare a vedere L'amore e basta, un documentario sulle coppie gay di oggi per capire
chi sono questi mostri che si vogliono penalizzare. Non sono mostri, non siamo mostri e quel film ha commosso e per un attimo fatto desiderare una vita non da zitella cronica anche ad una solitaria e orsa come la sottoscritta, trovassi una compagna felinofila, bibliofila, che non vuole e non ha bambini, che ama la cultura e viaggiare e che non voti per Berlusconi.

E il motivo per cui i commenti di questo blog sono moderati ai soli utenti splinder è proprio perché in passato avevo trovato minacce e attacchi sul mio essere lesbica, cosucce amene del tipo "Tanto nessun uomo ti vuole perché sei brutta, per forza che sei diventata lesbica" oppure "lesbicaccia di merda, ammazzati" oppure ancora "ti ci vorrebbe un bel cazzo per farti cambiare idea". E sono ancora le cose più soft.

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categoria:cinema, attualità, omosessualità, lesbismo
giovedì, 03 settembre 2009




Adoro da sempre la storia di Carmilla, una delle migliori per conto mio del genere horror, e sono riuscita a vedere due adattamenti molto liberi della medesima, ma con elementi di gran interesse. Due film gotici e d'atmosfera, per niente splatter.

La cripta e l'incubo vede il povero Christoper Lee poco più che quarantenne ridotto a fare da padre ad una ventenne cicciotta, cozza e buzzicona: ma il castello, credo italiano, è splendido, le atmosfere davvero tese, la fotografia in bianco e nero da manuale. Peccato che i personaggi femminili, tranne l'anziana governante, non siano all'altezza della situazione: ma la storia in sé è interessante, bello anche il punto di partenza dall'indagine di un archivista, uno dei lavori che vorrei fare.

Il sangue e la rosa, diretto da Roger Vadim, regista oggi scomparso e pressoché dimenticato che fece scalpore negli anni Cinquanta e Sessanta (e al quale dobbiamo la famosa scena sensuale della statua nel primo film di Angelica) attualizza la storia di Carmilla all'Italia centrale del periodo della Dolce Vita, con le due splendide Annette Stroyberg, allora sua moglie, anche loro purtroppo morta, e la nostra Elsa Martinelli. Resta praticamente solo il nome di Carmilla, e viene trascurata quasi del tutto la componente lella (a Carmilla interessava lei, non trovarsi un lui) ma l'insieme ha dei punti di forza, se non altro il finale non negativo per la nostra vampira.

Consiglio comunque ai fan del cinema classico di genere e ai fan dell'horror e delle storie di vampiri (magari appassionatisi al genere grazie a Buffy!) di vedere questi due film, perché gli elementi interessanti non mancano e sono due pellicole che si lasciano vedere, anche se a tratti un po' datate.

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categoria:cinema, personaggi, vampiri, horror