
categoria:romanzi, chick lit, scrittrici


Tra i film da andare a vedere non ho inserito I love shopping, dall'omonimo romanzo di Sophie Kinsella, e non solo perché mi hanno detto essere molto mediocre rispetto ai libri, piacevoli anche se non capolavori (l'autrice ha scritto di meglio, vedi Sai tenere un segreto? o ancora di più La signora della casa). Diciamo che le ragioni sono altre, e riguardano di più la real life che considerazioni sul valore cinematografico.
Checché ne dica il nostro premier, ritengo che spendere e spandere per alimentare il consumismo sia una cosa da puri incoscienti, soprattutto in periodo di crisi. Il consumismo è andato in crisi perché non si può passare la vita a accumulare cose per far girare l'economia, e urlare alla crisi perché la gente non ha voglia di cambiare l'auto tutti gli anni (se aspettano me, che non ho e non voglio avere l'auto...), o il cellulare due volte all'anno o chissà cosa altro. Non solo: in nome del consumismo vedo gente accettare lavori del menga solo per avere in tasca quei quattro spiccioli (sempre meno, tra l'altro) per pagarsi consumi voluttuari e vita sociale, e poi ti criticano se ut aspiri a qualcosa di meglio per te e il tuo lavoro.
Inoltre ho avuto a che fare nella vita reale con una tizia malata di shopping di abbigliamento e simili, e devo dire che non è per niente divertente. Gli psicologi americani e non solo parlano di dipendenza, e devo dire che è così: vedendo quella tizia, ho notato proprio come tutta la sua vita ruoti intorno al fare acquisti (di abbigliamento, scarpe, cosmetici), parla e fa solo quello, non concepisce altri stili di vita (per me non c'è niente di più noioso che girare i negozi di abbigliamento, il vestirsi per me è una necessità ma la roba la faccio durare anni, e me ne frego se non sono alla moda, preferisco investire soldi e tempo in cultura) ed è come una tossica in crisi di astinenza quando deve fermarsi. Che squallore. Andrò a vedere altro, magari cose un po' più intelligenti.


