lunedì, 07 settembre 2009




Forse perché sono una fan di Sex and the city, mi sono lasciata tirare a leggere questo libro di Candace Bushnell, quattro storie patinate di fanciulle di oggi, ma personalmente l'ho trovato davvero noioso. Troppa insistenza sul sesso, troppa patinatura da ricchi (tra storie così e neorealismo tra poveracci ci saranno pure delle vie di mezzo!), storie alla fine un po' vuote, tra matrimoni che vanno a pezzi, ricerca spasmodica dell'anima gemella, nevrosi varie. Un libro che non mi ha lasciato niente, e dire che l'altro, Sex and the city, raccolta di altri articoli, era invece davvero carino. Dimenticabile.

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categoria:romanzi, chick lit, scrittrici
domenica, 01 marzo 2009

Tra i film da andare a vedere non ho inserito I love shopping, dall'omonimo romanzo di Sophie Kinsella, e non solo perché mi hanno detto essere molto mediocre rispetto ai libri, piacevoli anche se non capolavori (l'autrice ha scritto di meglio, vedi Sai tenere un segreto? o ancora di più La signora della casa). Diciamo che le ragioni sono altre, e riguardano di più la real life che considerazioni sul valore cinematografico.
Checché ne dica il nostro premier, ritengo che spendere e spandere per alimentare il consumismo sia una cosa da puri incoscienti, soprattutto in periodo di crisi. Il consumismo è andato in crisi perché non si può passare la vita a accumulare cose per far girare l'economia, e urlare alla crisi perché la gente non ha voglia di cambiare l'auto tutti gli anni (se aspettano me, che non ho e non voglio avere l'auto...), o il cellulare due volte all'anno o chissà cosa altro. Non solo: in nome del consumismo vedo gente accettare lavori del menga solo per avere in tasca quei quattro spiccioli (sempre meno, tra l'altro) per pagarsi consumi voluttuari e vita sociale, e poi ti criticano se ut aspiri a qualcosa di meglio per te e il tuo lavoro.
Inoltre ho avuto a che fare nella vita reale con una tizia malata di shopping di abbigliamento e simili, e devo dire che non è per niente divertente. Gli psicologi americani e non solo parlano di dipendenza, e devo dire che è così: vedendo quella tizia, ho notato proprio come tutta la sua vita ruoti intorno al fare acquisti (di abbigliamento, scarpe, cosmetici), parla e fa solo quello, non concepisce altri stili di vita (per me non c'è niente di più noioso che girare i negozi di abbigliamento, il vestirsi per me è una necessità ma la roba la faccio durare anni, e me ne frego se non sono alla moda, preferisco investire soldi e tempo in cultura) ed è come una tossica in crisi di astinenza quando deve fermarsi. Che squallore. Andrò a vedere altro, magari cose un po' più intelligenti.

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categoria:libri, cinema, attualità, chick lit
martedì, 23 dicembre 2008

Ho letto questo altro romanzo chick lit di Julie Llewellyn, già autrice di Love trainer, e devo dire che mi è piaciuto più del precedente. Come spesso succede nel genere, ci sono le vite di due ragazze trentenni a confronto, quella di Sophie, che sogna il matrimonio mentre il suo compagno fotografo di guerra ha altro per la testa, e quella di Natasha, brillante donna in carriera della televisione che si sente tanto sola. Bella l'atmosfera londinese, divertenti le situazioni, le protagoniste sono comunque meno irritanti di Bridget Jones, resta solo dal mio punto di vista di femminista separatista la perplessità che delle donne privilegiate e fortunate continuino ad avere come unico obiettivo quello di trovarsi un uomo. Anche se poi la storia si concluderà per fortuna non con due matrimoni, perché una delle due sceglierà una vita, magari temporanea da single. Io vivessi a Londra con un bel lavoro me ne fregherei di avere un uomo o meno; del resto, è già quello che faccio a Torino, bella città tranne che per le prospettive di lavoro, che spero si sblocchino presto per permettermi di progettare la mia vita da zitella perfetta, senza legami, e oltre al lavoro dedita alla cultura, all'arte, alla creatività... e al mio adorato gatto!
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categoria:femminismo, romanzi, zitellaggio, chick lit
mercoledì, 06 febbraio 2008


A tempo di record mi sono divorata i due libri di Cecelia Ahern Ps I love you (che ha ispirato il film omonimo) e Scrivimi ancora, e devo dire che sono stati una rivelazione.
Non so quanto abbia potuto influire il fatto di essere la figlia di un importante uomo politico irlandese nel successo di questa giovanissima giornalista e cantante rock a tempo perso, ma il talento c'è. Soprattutto in un genere come il romance moderno, o se si preferisce la chick lit, dove le storie tendono ad essere stereotipate.
Ps I love you romanzo è ambientato interamente in Irlanda e cita posti che io conosco bene, a cominciare da Grafton Street a Dublino: ci sono altri cambiamenti, i genitori di Holly sono sposati e il padre non è scomparso, ha tre fratelli, il lavoro che finisce a fare è giornalista e pubblicitaria e non creatrice di scarpe. Ma l'idea di fondo di inneggiare alla vita e all'andare avanti è presente nel libro ed è stata rispecchiata dal film: il finale del libro, se vogliamo, è ancora più aperto di quello del film che una soluzione per la solitudine della protagonista la suggerisce.
Scrivimi ancora per certi versi mi è piaciuto di più. Anche qui ambientazione irlandese, con tanto di posti che conosco (Galway. Howth, Galahide, gli angoli di Dublino), per una storia d'amore insolita, che si snoda per quarant'anni con una sospensione temporale strana (non è possibile che due cinquantenni di oggi da ragazzini usassero il pc con Excel), tra due amici inseparabili nell'infanzia, divisi nella tarda adolescenza da fatti, scelte ed eventi, che per tutta la vita si rincorrono tra divorzi, lavori, disoccuppazioni, figli, morti, fino ad un finale nel Connemara comunque delizioso.
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categoria:romance, chick lit, scrittrici
martedì, 29 gennaio 2008




Sin dai tempi della famosa polemica contro Goldrake, non ho mai creduto che film, telefilm, fumetti, cartoni e libri possano fare serio male alle persone, e ho sempre ritenuto che chi fa azioni allucinanti le fa perché è tarato di suo, non certo perché ha visto Il silenzio degli innocenti o Ken il guerriero.

Detto questo, è indubbio che film, telefilm, fumetti e libri ci influenzano, ispirandoci passioni e mostrandoci magari stili di vita diversi dal nostro. Basterebbe ricordarsi che sempre di finzione si tratta. Ma non tutti ci riescono, ed ecco che certi film diventano ispiratori di filosofie di vita.

Ho amato i due film di Bridget Jones, così come i due libri. Mi sono divertita, ma per me tutto resta nel regno dell'immaginario, anche perché Bridget come personaggio non è proprio da imitare. E mi spavento quando sento che ci sono donne che si sono rispecchiate in lei, o quando si dice che le single di oggi somigliano a Bridget.

Se devo esprimere un giudizio personale su Bridget Jones, tenendo conto che non è una persona reale, dico che per me è una stupidotta che non sa godersi la vita e apprezzare il molto che ha,  e che si perde dietro la ricerca dell'uomo giusto invece che godersi la sua libertà e la sua indipendenza. Bridget Jones lavora nel settore del giornalismo e dell'editoria e vive a Londra: praticamente se io fossi al suo posto toccherei il cielo con un dito, e cosa me ne fregherebbe di avere un uomo, quando ho in realtà cose ben più importanti.

Bridget Jones ha messo in giro la voce che le donne single siano tutte delle infelici croniche, in cerca dell'uomo giusto fino alla disperazione e allo svendersi, pronte a commiserarsi, a stare male, a piagnucolare davanti alla televisione. No, non siamo così. Non tutte. Si può benissimo vivere senza uomini, anzi si vive meglio (Gloria Stenheim diceva che un uomo è utile ad una donna come una bici ad un pesce, frase che io sottoscrivo in pieno!), e stare da sole non vuol dire piangere disperate davanti alla tele. E' bello stare da sole, avere dei momenti per se stesse, ascoltando un bel cd, guardando un bel dvd o una bella cassetta, leggendo un bel libro, scrivendo, dipingendo. Forse bisogna essere single nell'animo, ma lo si può anche diventare così.

Per cui, niente contro i libri e i film di Bridget Jones, ma guardiamoli e leggiamoli come le storie di Fantozzi, storie grottesche e non reali. Per una volta, la realtà per le donne single è mille volte più bella!

E a proposito, al posto di Bridget sarei rimasta lusingata dall'interesse della bellissima Rebecca...

postato da: gattaneilibri alle ore 15:25 | Permalink | commenti (1)
categoria:cinema, chick lit