Domani sera si festeggia la festa importata di Halloween: come amante della cultura celtica, so benissimo quali sono le origini di una festa che per secoli è stata da noi in Italia tramutata in Ognissanti. Era l'inizio dell'anno nuovo secondo i Celti, quando i confini tra il mondo dei vivi e quello dei morti diventavano sottili, l'inizio di un periodo di riposo per la natura, in attesa della risurrezione che ricomincia poi con Imbolc. Una festa che la mia bisnonna festeggiava già con le zucche anni prima del boom attuale (io non l'ho mai conosciuta, è morta nel 1966), che è tornata indietro come boomerang dagli Stati Uniti alcuni anni fa, dove è principalmente una festa per bambini, e che è stata adottata anche qui da noi, con iniziative valide, quali il Capodanno celtico di Milano, dove si torna al vero nome del giorno, Samhain.
Ed io vorrei partire richiamandola Samhain. Mi piace l'atmosfera autunnale, fatta di odore di caldarroste e di foglie rosse (stamattina alla biblioteca di Villa Amoretti era splendida), mi piace ricordare chi non c'è più o pensare che per un giorno all'anno forse ci guardano più vicino (pur essendo io di base agnostica), mi piacciono le zucche e i gatti neri (e spero che nessun idiota faccia cazzate la prossima notte!!!), mi piace l'aspetto anche macabro della vicenda, essendo io un'amante del genere gotico, delle storie di streghe, di fantasmi e di vampiri, dei cimiteri monumentali. Ma questo puttanaio commerciale che gira intorno ad Halloween mi sta ogni anno più antipatico: i negozi pieni di carabattole di pessima qualità e made in China, e il tutto diventa l'ennesimo pretesto per festeggiare in discoteca la festa, con tutti i locali notturni che si scatenano e la gente pecorona che ci va malgrado il periodo di crisi.
Ho sempre odiato festeggiare il 31 dicembre, e infatti, a parte un paio di tentativi penosi anni fa, sono anni che lo passo a casa. Per anni ho festeggiato Halloween invece con amici, a casa d'altri, a vedere film horror, in costume horror e mi sono divertita, ed era anche divertente girare per le strade di Torino ed incontrare altri geek in costume. L'ultima volta, due anni fa, in giro era invece pieno di tamarri da discoteca in cerca di rimorchio e non c'era praticamente più nessuno in costume: tristissimo. Per cui, per il secondo anno di fila me ne starò a casa da sola (anche perché le persone con cui festeggiavo in parte sono in preda a crisi di asocialità peggiori delle mie in parte sono a Lucca Games), a guardarmi un film magari di vampiri o di streghe, cercando di recuperare il vero significato di Samhain, lontano da discotecari e altre menate.