
Mi sono sentita dire la frase di cui sopra molte volte negli anni, al punto che se mi avessero pagata ogni volta sarei ricca. Me l'hanno detta le agenzie per il lavoro di fronte al mio rifiuto di lavorare nei call center, trattandomi da pelandrona, bambocciona e casalinga frustrata, dei lavoratori frustrati dei call center, odiandomi per la mia scelta di non vendermi come loro, dei tizi che volevano invitarmi ad uscire per loro e che pensavano evidentemente che le single siano tutte come Bridget Jones, che passa il suo tempo libero a piangere davanti alla tele perché non ha un uomo, e della gente che non capiva come potessi preferire di passare le mie serate a casa, invece che andarmi a rimbambire tra locali notturni e costose cene fuori.
Da buona femminista ritengo che fare la casalinga non sia certo la cosa migliore per una donna da fare: certo che se l'alternativa del momento è andare a farsi sfruttare in un call center, meglio stare a casa allora. Ho detto no ai call center e comunque non sono stata a casa a fare la desperate housewife (ma attendo con impazienza la nuova serie di Desperate Housewives): ho fatto e sto facendo corsi, mi sono rimessa a studiare le lingue e l'informatica per conto mio, mi sono messa a scrivere per riviste e giornali. Il fatto di non lavorare (che poi avrei qualcosa da dire a definire un lavoro una mansione alienante in cui rompi le scatole al tuo prossimo al telefono cercando di fotterlo, volgarmente parlando, mobbizzato dai capi, meglio allora lavori umili, come fare le pulizie, l'operaia o raccogliere la frutta) non vuol dire automaticamente che non hai niente da fare tutto il giorno. Difficilmente, se non sto male o se fuori non fa bruttissimo, passo le mie giornate a casa, e tra impegni paralavorativi e mie attività le giornate passano. Questo vale sia per le agenzie per il lavoro, che fanno i caporaletti pretendendo che tu ti butti nella merda dei lavori del cavolo che offrono (peggio per loro, chiuderanno bottega) sia per i venduti morti di fame che continuano a voler lavorare nei call center. Padronissimi di farlo (contenti loro, contenti tutti, certo che non credo che possano vivere con la paga da fame che danno, a meno che non si salvino con le provvigioni ottenute fregando anziani, stranieri e casalinghe boccalone), ma non pretendano che la gente si butti nel fango con loro e soprattutto non si permettano di criticare, anche pesantemente, chi dice che preferisce non vendersi e dedicarsi ad altro.
Sul discorso tizi che pensano che tu sia così disperata dal preferire uscire con loro pur di avere un uomo invece che stare a casa... Da buona femminista separatista ritengo di aver bisogno di un uomo così come ad un pesce può servire una bici. E non ho mai pianto una sola volta perché non riuscivo a trovarmi un uomo, anzi non lo cerco nemmeno. E mi dà fastidio se qualcuno mi cerca, così come mi dà fastidio sentire i deliri da orologio biologico e dal non riuscire a trovare l'uomo giusto da parte di tizie che si permettono poi di criticarmi, forse per malcelata invidia, perché io basto a me stessa. E comunque: come single, ho impostato la mia vita in maniera libera ed indipendente, e non passo certo il mio tempo libero a casa, non tutto. Vado al cinema da sola, viaggio da sola, faccio gite da sola, il fatto di essere single è la mia forza e non certo la mia debolezza. E non sposandomi non ho nemmeno divorziato e quindi ho risparmiato una marea di soldi che in questi tempi di incertezza lavorativa è una gran cosa.
Sul fatto in generale di preferire stare a casa invece che fare vita sociale: a parte il fatto che non passo comunque le mie giornate a casa, mi sento molto più realizzata da sola invece che con altre persone, che limitano la mia libertà di movimento, imponendomi le loro esigenze e i loro scazzi, e sottraendo tempo alle cose che amo veramente: la cultura, i libri, i fumetti, il mio gatto, i film, la scrittura. E poi francamente, che voglia di andare a buttare via soldi la sera in giro tra happy hour, cena fuori e dopocena in locali: meglio a casa con un bel libro, un bel dvd, un po' di musica. Tengo i rapporti sociali al minimo sindacale delle due parole sul lavoro e dell'andare ogni tanto ad un raduno di fumettari e nerd, ma non voglio niente di più. E anche lì, a casa non mi annoio di certo.
Da buona femminista ritengo che fare la casalinga non sia certo la cosa migliore per una donna da fare: certo che se l'alternativa del momento è andare a farsi sfruttare in un call center, meglio stare a casa allora. Ho detto no ai call center e comunque non sono stata a casa a fare la desperate housewife (ma attendo con impazienza la nuova serie di Desperate Housewives): ho fatto e sto facendo corsi, mi sono rimessa a studiare le lingue e l'informatica per conto mio, mi sono messa a scrivere per riviste e giornali. Il fatto di non lavorare (che poi avrei qualcosa da dire a definire un lavoro una mansione alienante in cui rompi le scatole al tuo prossimo al telefono cercando di fotterlo, volgarmente parlando, mobbizzato dai capi, meglio allora lavori umili, come fare le pulizie, l'operaia o raccogliere la frutta) non vuol dire automaticamente che non hai niente da fare tutto il giorno. Difficilmente, se non sto male o se fuori non fa bruttissimo, passo le mie giornate a casa, e tra impegni paralavorativi e mie attività le giornate passano. Questo vale sia per le agenzie per il lavoro, che fanno i caporaletti pretendendo che tu ti butti nella merda dei lavori del cavolo che offrono (peggio per loro, chiuderanno bottega) sia per i venduti morti di fame che continuano a voler lavorare nei call center. Padronissimi di farlo (contenti loro, contenti tutti, certo che non credo che possano vivere con la paga da fame che danno, a meno che non si salvino con le provvigioni ottenute fregando anziani, stranieri e casalinghe boccalone), ma non pretendano che la gente si butti nel fango con loro e soprattutto non si permettano di criticare, anche pesantemente, chi dice che preferisce non vendersi e dedicarsi ad altro.
Sul discorso tizi che pensano che tu sia così disperata dal preferire uscire con loro pur di avere un uomo invece che stare a casa... Da buona femminista separatista ritengo di aver bisogno di un uomo così come ad un pesce può servire una bici. E non ho mai pianto una sola volta perché non riuscivo a trovarmi un uomo, anzi non lo cerco nemmeno. E mi dà fastidio se qualcuno mi cerca, così come mi dà fastidio sentire i deliri da orologio biologico e dal non riuscire a trovare l'uomo giusto da parte di tizie che si permettono poi di criticarmi, forse per malcelata invidia, perché io basto a me stessa. E comunque: come single, ho impostato la mia vita in maniera libera ed indipendente, e non passo certo il mio tempo libero a casa, non tutto. Vado al cinema da sola, viaggio da sola, faccio gite da sola, il fatto di essere single è la mia forza e non certo la mia debolezza. E non sposandomi non ho nemmeno divorziato e quindi ho risparmiato una marea di soldi che in questi tempi di incertezza lavorativa è una gran cosa.
Sul fatto in generale di preferire stare a casa invece che fare vita sociale: a parte il fatto che non passo comunque le mie giornate a casa, mi sento molto più realizzata da sola invece che con altre persone, che limitano la mia libertà di movimento, imponendomi le loro esigenze e i loro scazzi, e sottraendo tempo alle cose che amo veramente: la cultura, i libri, i fumetti, il mio gatto, i film, la scrittura. E poi francamente, che voglia di andare a buttare via soldi la sera in giro tra happy hour, cena fuori e dopocena in locali: meglio a casa con un bel libro, un bel dvd, un po' di musica. Tengo i rapporti sociali al minimo sindacale delle due parole sul lavoro e dell'andare ogni tanto ad un raduno di fumettari e nerd, ma non voglio niente di più. E anche lì, a casa non mi annoio di certo.



