
Natalie Portman, la protagonista di Leon e de L'altra donna del re tra gli altri, si è recentemente lasciata con il moroso ed è tornata a stare da mamma e papà. Ma a quanto pare la convivenza le sta creando qualche problema. A prescindere dal fatto che con i soldi che ha, se non se li è fatti tutti mangiare dal suo ex (cosa che succede), potrebbe tranquillamente vivere da sola, vorrei dire qualcosa a difesa della categoria dei bamboccioni, quelli che non hanno le entrate di una giovane, bella e brava star del cinema. Io stessa sono una bambocciona mio malgrado e tempo fa qualcuno, prontamente cancellato, mi aveva anche criticato per questo, dicendo che avrei fatto meglio a finire a fare la serva ad un uomo piuttosto che continuare a stare con mia madre. Grazie no, preferisco la mamma. Così come preferisco la mamma a coabitare con amiche o amici che non sono certo come nei telefilm di Friends (io penso che gli amici sono come il pesce, dopo due ore puzzano, per cui puoi andarci a mangiare una pizza, al cinema o a fare un giro, per quanto ultimamente non faccia più nemmeno questo, ma pensare anche solo di farci una vacanza insieme mi fa sentire Hannibal Lecter) e con i quali litigherei dal mattino alla sera, come del resto ho sentito fare da tante persone, di ambo i sessi e gli orientamenti sessuali, che hanno avuto l'ardire di provare a condividere le spese con altri.
Ci ho messo una vita a farmi rispettare da mia madre, ma negli amici o presunti tali non ho nessuna fiducia, e so già, come è già successo non coabitandoci, che mi troverei in rotta con loro per diversi stili di vita, abitudini, esigenze. Purtroppo tanti si illudono che questa sia una soluzione al lavoro precario e ai bassi salari: peggio per loro, io dico sempre che mi accontento di un lavoro dignitoso che mi permetta di vivere da sola in una camera più cucina, con nessun bipede tra i piedi (i quadrupedi che fanno miao sono bene accetti). E nell'attesa faccio la bambocciona mio malgrado.
Mi so fare da mangiare, le pulizie le so fare (tanto che dico che se un domani fossi ridotta alla fame andrei a farle per mantenermi, sempre meglio dei call center, almeno sono un lavoro onesto che un minimo da vivere ti dà, non un paliativo da truffatori bamboccioni che vogliono pagarsi la discoteca, patetici, voglio vedere per quanto ce la fate!), a stirare sono capace, le mie cose le tengo in ordine e non prendo la casa come un albergo. Cerco lavoro in continuazione, e ho capito che se voglio avere una speranza di vita decente (e per decente non intendo girare in Ferrari, vestire firmato e andare a cena tutte le sere al Cambio, io giro con i mezzi pubblici, vesto con la stessa roba presa al mercato per oltre vent'anni e ceno a casa) devo comunque non svendermi con lavori sottopagati. Ecco, un'accusa che viene fatta a noi bamboccioni è di stare appiccicati alla famiglia perché non vogliamo adattarci a fare lavori non all'altezza del nostro titolo di studio. Allora, vorrei dire una cosa: io non ci vedo niente di male a fare lavori umili, se hai bisogno di soldi per mangiare, ma se non hai questo bisogno immediato, devi avere l'etica di lasciarli fare a chi invece ne ha bisogno per tirare avanti: se hai studiato del resto è giusto aspirare a qualcosaltro che non lavare le scale (lavoro dignitosissimo). E per quello che riguarda i lavori non umili, non è sbagliato fare un minimo di scelta, in base alle proprie inclinazioni, certo senza essere troppo difficili, ma guardando a cosa ci può dare un futuro indipendente.
Anche con il discorso bamboccioni non bisogna fare di tutta l'erba un fascio. So di un bamboccione cinquantenne, libero professionista, che si fa rifare persino anche il letto dalla mamma e non se ne va di casa. Ecco, essere così no. Ma non mi sento di fare del bamboccione ad un ingegnere, che è tornato a stare dai genitori dopo aver divorziato, perché deve dare tutto il suo pur elevato stipendio alla ex moglie, non lavoratrice ed intenzionata a mantenere sempre lo stesso livello di prima per sé e i figli. In ogni caso i tentativi finora fatti per aiutare i giovani ad uscire di casa dai vari governi sono patetici per non dire vergognosi. E poi trovo sbagliato questo spingere sempre e solo sul fatto che i giovani devono mettere su famiglia: non siamo tutti fatti per il matrimonio e la maternità (vade retro), ma potremmo aver piacere di un aiuto, anche quando non siamo più così giovanissimi, per costruire una vita al di fuori dell'ambito della famiglia di origine, da soli e magari non vivendo come dei barboni.
Concludo con una constatazione: prima di criticare le figlie che continuano a vivere con i genitori, vorrei ricordare che nella nostra meravigliosa società italiana il peso della cura della famiglia, sia quella di origine sia che quella che uno decide di farsi, continua ad essere tutto sulle spalle di noi donne (ed è per questo che si ha un minimo di dignità e buon senso una famiglia propria a noi donne non conviene più farcela, ma chi me lo fa fare di prendermi carico di un bamboccione, dei genitori anziani di un'altra persona e di eventuali frutti delle precedenti disfatte sentimentali del tizio, senza contare gli eventuali pargoli che cercherebbe di obbligarti a fare?). Per cui prima di dare delle bamboccione a noi che viviamo con i genitori anziani, e tutti gli annessi e connessi (pelandrona perché non vuoi squalificarti a lavorare nei call center e altre amenità da imbecilli), si pensi che siamo spesso noi figlie ad aiutarli...
Ci ho messo una vita a farmi rispettare da mia madre, ma negli amici o presunti tali non ho nessuna fiducia, e so già, come è già successo non coabitandoci, che mi troverei in rotta con loro per diversi stili di vita, abitudini, esigenze. Purtroppo tanti si illudono che questa sia una soluzione al lavoro precario e ai bassi salari: peggio per loro, io dico sempre che mi accontento di un lavoro dignitoso che mi permetta di vivere da sola in una camera più cucina, con nessun bipede tra i piedi (i quadrupedi che fanno miao sono bene accetti). E nell'attesa faccio la bambocciona mio malgrado.
Mi so fare da mangiare, le pulizie le so fare (tanto che dico che se un domani fossi ridotta alla fame andrei a farle per mantenermi, sempre meglio dei call center, almeno sono un lavoro onesto che un minimo da vivere ti dà, non un paliativo da truffatori bamboccioni che vogliono pagarsi la discoteca, patetici, voglio vedere per quanto ce la fate!), a stirare sono capace, le mie cose le tengo in ordine e non prendo la casa come un albergo. Cerco lavoro in continuazione, e ho capito che se voglio avere una speranza di vita decente (e per decente non intendo girare in Ferrari, vestire firmato e andare a cena tutte le sere al Cambio, io giro con i mezzi pubblici, vesto con la stessa roba presa al mercato per oltre vent'anni e ceno a casa) devo comunque non svendermi con lavori sottopagati. Ecco, un'accusa che viene fatta a noi bamboccioni è di stare appiccicati alla famiglia perché non vogliamo adattarci a fare lavori non all'altezza del nostro titolo di studio. Allora, vorrei dire una cosa: io non ci vedo niente di male a fare lavori umili, se hai bisogno di soldi per mangiare, ma se non hai questo bisogno immediato, devi avere l'etica di lasciarli fare a chi invece ne ha bisogno per tirare avanti: se hai studiato del resto è giusto aspirare a qualcosaltro che non lavare le scale (lavoro dignitosissimo). E per quello che riguarda i lavori non umili, non è sbagliato fare un minimo di scelta, in base alle proprie inclinazioni, certo senza essere troppo difficili, ma guardando a cosa ci può dare un futuro indipendente.
Anche con il discorso bamboccioni non bisogna fare di tutta l'erba un fascio. So di un bamboccione cinquantenne, libero professionista, che si fa rifare persino anche il letto dalla mamma e non se ne va di casa. Ecco, essere così no. Ma non mi sento di fare del bamboccione ad un ingegnere, che è tornato a stare dai genitori dopo aver divorziato, perché deve dare tutto il suo pur elevato stipendio alla ex moglie, non lavoratrice ed intenzionata a mantenere sempre lo stesso livello di prima per sé e i figli. In ogni caso i tentativi finora fatti per aiutare i giovani ad uscire di casa dai vari governi sono patetici per non dire vergognosi. E poi trovo sbagliato questo spingere sempre e solo sul fatto che i giovani devono mettere su famiglia: non siamo tutti fatti per il matrimonio e la maternità (vade retro), ma potremmo aver piacere di un aiuto, anche quando non siamo più così giovanissimi, per costruire una vita al di fuori dell'ambito della famiglia di origine, da soli e magari non vivendo come dei barboni.
Concludo con una constatazione: prima di criticare le figlie che continuano a vivere con i genitori, vorrei ricordare che nella nostra meravigliosa società italiana il peso della cura della famiglia, sia quella di origine sia che quella che uno decide di farsi, continua ad essere tutto sulle spalle di noi donne (ed è per questo che si ha un minimo di dignità e buon senso una famiglia propria a noi donne non conviene più farcela, ma chi me lo fa fare di prendermi carico di un bamboccione, dei genitori anziani di un'altra persona e di eventuali frutti delle precedenti disfatte sentimentali del tizio, senza contare gli eventuali pargoli che cercherebbe di obbligarti a fare?). Per cui prima di dare delle bamboccione a noi che viviamo con i genitori anziani, e tutti gli annessi e connessi (pelandrona perché non vuoi squalificarti a lavorare nei call center e altre amenità da imbecilli), si pensi che siamo spesso noi figlie ad aiutarli...
postato da: gattaneilibri alle ore 11:15 | Permalink | commenti (12)
categoria:vita, attrici, bamboccioni
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