sabato, 26 settembre 2009




Al Gay Pride di Genova c'era un gruppo di ragazze che brandivano un cartello con su scritto Collettivo etero scontente. Ho poi scoperto che hanno creato anche un gruppo su Facebook, il cui manifesto recita:
Se nei prossimi 2 anni incontreremo sempre e solo uomini stronzi,bastardi,studipi,maschilistii, puzzolenti, menefreghisti, indaffarati, nullafacenti, nullatenenti, ubriaconi, racconta cazzate,l oro e il calcetto,l oro e gli amici.. diventeremo lesbiche!

Che dire se non bene, brave, bis? Certo, non si può diventare lesbiche se non lo si è (l'unica cosa che si può fare è un percorso interiore per capire se l'eterosessismo di cui è pervasa la nostra società non ha soffocato la nostra vera natura di donne lesbiche per un'eterosessualità imposta), ma ben vengano delle donne che vogliono crearsi una vita indipendente da questi uomini, che sono sempre più un disastro.

E francamente, finché lo dice una donna come, lesbica per cui schifata per definizione dai ruoli in cui gli uomini vogliono rinchiuderci e da loro come persone, si può dire che sono di parte, ma se sono anche le etero ad averne avuto le tasche piene significa che non se ne poteva più. Del resto, a parte qualche patetica che li difende (come una tizia che mi ha detto che a lei piacciono tanto i pisellini con attaccati gli omini teneri e affettuosi, non so dove li veda, sarà che a me pisellini e quello che c'è attaccato fa schifo, ma io sono di parte) sento in continuazione lamentele da una vita di donne che conoscono solo maschietti che vogliono sesso gratis, serve gratis, badanti gratis, squallidi come pochi. E sul fatto che più sono brutti più rompono le scatole me ne sono già accorta qui.

Gloria Stenheim diceva che un uomo è utile ad una donna come una bici ad un pesce. Bene che lo capiscano anche le etero.


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categoria:femminismo, attualità, omosessualità
sabato, 12 settembre 2009
Boicottare le agenzie interinali.

Un primo passo per ridefinire il mercato del lavoro. Dal momento che la politica si disinteressa nella maniera più assoluta del problema, la protesta deve partire dal basso.

Da me, da te, da noi.

Astenersi dall’iscriversi a codesti comparti anomali d’intermediazione per il lavoro.

Mai più piede in un’agenzia interinale.

Mai più.

Mai più svendere la propria vita.

Mandare in strada le signorine e i signorini che ogni giorno vi scrutano dall’alto in basso alla ricerca di un qualche errore e cedimento durante il colloquio di lavoro.

Per strada i selezionatori, a cercar lavoro come tutti gli altri.

Far fallire le varie Adecco, Manpower e compagnia bella.

Mettere in ginocchio il sistema mafioso che domina il lavoro in Italia.

Partire dal basso.

Mai più piede in un’agenzia interinale.

Costringere il padrone a ricominciare coi colloqui diretti, contrattando col lavoratore e non con figure intermedie create per lucrare alle spalle di chi non ha niente e chiede solo quel poco necessario per vivere.

Boicottare per ridefinire.

Boicottare per un nuovo inizio.

Passate parola.

Tumbrlate.

Linkate.

Mandate questo post in giro per la rete.

Riprendiamo la negoziazione diretta.

Mai più piede in un’agenzia interinale.

Dipende da noi, non da loro.

Il lavoro è un diritto, non un favore o un privilegio.

Passate parola.

Facciamo la rivoluzione per la democrazia.



Aggiungo alcune cose: all'estero le agenzie per il lavoro funzionano. Da noi no, sono un esperimento fallito: per cui o si danno una regolata o è ora di levarle dai piedi. Per fortuna qualcuna comincia a chiudere: qui a Torino sono già cadute le teste di Manpower in via Valperga Caluso, di GB Job che vedeva in grande e ora ha solo una filiale risicata, di In Job specializzata in call center (idioti, la prossima volta si occupino di fabbriche e lavanderie...) e altre ne seguiranno. Se la sono voluta loro questa cosa, quando si trattano le persone come pezze da piedi, i lavoratori che vanno ad iscriversi da loro perché hanno voglia di lavorare, perché chi non vuole lavorare, dalle casalinghe ai michelassi se ne stanno a casa (e a questo punto fanno certo bene a non farsi bistrattare da questi caporaletti del XXI secolo).

Malgrado la crisi, le agenzie per il lavoro hanno registrato un tracollo di iscritti, ma l'ho visto l'anno scorso a ottobre novembre, non c'era nessuno, solo io ero così cogliona da passare ancora da loro e farmi dare della fagnana perché non volevo finire, con laurea, master e specializzazioni, a fare la truffatrice telefonica. Hanno registrato un tracollo di iscritti perché a nessuno conviene iscriversi da loro: a che pro? Agli studenti universitari conviene figurare come studenti, pagano meno tasse e facendo il cameriere in pizzeria guadagnano certo di più che in un call center. A una casalinga? Le conviene rimanere casalinga, o al massimo lavorare in nero, con le menate di lavoro che ti offrono le agenzie non ti paghi una baby sitter o una colf, loro sono ricche a confronto di te. A un pensionato che vuole arrotondare? Sì e come, lavorando per una settimana in un call center per 50 euro se va  bene? Va a fare la spesa alla fine della giornata a Porta Pila e ha risolto il problema. A una persona che cerca lavoro? Come no, che se ne fa di un lavoro di merda che non dura nemmeno un mese?  Facciamoci furbi, devono piantarla di fregarci.
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categoria:lavoro, attualità
giovedì, 10 settembre 2009
Leggevo l'altro giorno su La Stampa la storia di una zingara con un problema reale di invalidità (a volte, lo riconosco, sono ottimi attori) che chiedendo l'elemosina ad un incrocio di via Stradella arriverebbe a prendere fino a 12 mila euro al mese. Mi pare eccessivo: non ho mai avuto, lo confesso, molta simpatia per gli zingari, ma c'è da dire che ora come ora mi sembrano comunque molto più dignitosi di tutti quegli italiani del cavolo che fanno i postulanti telefonici nei call center, i venditori porta a porta del Folletto e di altre fregnacce, i fund raiser di inesistenti associazioni benefiche, i promoter nei supermercati o per strada, pronti a tutto pur di estorcerti una firma con cui ti obbligano ad un acquisto inutile e truffaldino.

Non penso che chiedere l'elemosina sia il massimo a cui una persona possa aspirare, ma mi pare comunque più nobile che fregare il prossimo, soprattutto i suoi elementi più fragili, con offerte truffaldine e vendite insulse, e guai a chi mi viene a dire che sta gente lavora, sta gente truffa, andare in giro a vessare il prossimo non è e non può essere definito un lavoro, e non vale il discorso e ma non trovano altro, perché è certo più dignitoso fare i disoccupati o le casalinghe che truffare il prossimo, o andare a fare magari quei lavori pesanti che fanno gli extracomunitari (ma già, a una troietta interessata solo alla discoteca e alle magliette di H & M non fa piacere spaccarsi la schiena facendo le pulizie, meglio rompere le scatole agli anziani proponendo Tele 2 al telefono o gli ignobili vini di Cassine di pietra..) o perché chiedere l'elemosina.

Per lo stesso motivo preferisco mille volte quei due ragazzi bengalesi che al Porto di Genova mi hanno avvicinata con molta gentilezza per propormi degli oggetti orientali, che non quello stronzo del Folletto, italiano e bello cicciotto (bamboccione doc ingrassato con le lasagne di mammà, mentre lui incassa le provvigioni sulle vendite a povere casalinghe ignare che si trovano a pagare 3mila euro per un aspirapolvere per pagarsi le rate del cellulare...) che cercava verso i Magazzini del Cotone di attirare anziani verso il suo ciarpame. E preferisco quel barbone anziano che in Piazza San Carlo ha scritto su suo cartello Con niente in tasca ma con tanta gioia nel cuore, piuttosto che quei ragazzini viziati discotecari che cercano di accalappiarti con Mondolibro.

Ma del resto si sa che il buon senso latita: io mi sono sentita mettere in guardia dallo scambiare due parole amichevoli con due barboni che stazionavano sotto casa mia, due persone speciali, da un tizio che ha tra i suoi amici una stronza rappresentante del Folletto (eh, poverina, non ha trovato altro... scommetto che non ha nemmeno valutato di poter fare le pulizie o raccogliere la frutta, perché siamo tutte signore). Che valori al rovescio, per forza che ci troviamo il premier che ci ritroviamo, del resto operatori di call center e piazzisti sono tutti schiavi del suo modello, il consumismo a tutti i costi.

E i due barboni? Lavorano adesso, e non in un call center o per la Folletto. La gente con dignità e onestà esiste ancora, cerchiamola!
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categoria:vita, lavoro, attualità
sabato, 05 settembre 2009




Bombe carta contro i locali gay di Roma, un padre indignato che massacra di coltellate due omosessuali perché hanno osato baciarsi di fronte al suo prezioso bambino (che a 14 anni, se poco poco guarda la televisione avrà visto di ben peggio...) e che poi si vede dedicare un fan club su Facebook, l'onorevole Paola Concia che viene apostrofata come lesbica schifosa da due stronzetti in auto (vi dà fastidio maschietti che qualche donna abbia altre priorità che il vostro salame e voi, eh?), un padre che massacra di botte il figlio di sedici anni che gli ha confessato la sua omosessualità (mentre due genitori danno man forte ad un altro figlio delinquente coetaneo del primo a picchiare un vicino di casa a cui il pargolo ha torturato il gatto, roba da chiamare Vlad Tepes...): questo e tanti altri fatti dimostrano come, accanto al capro espiatorio degli immigrati c'è ora quello degli omosessuali, che minacciano la sacra supremazia della vita di coppia eterosessuale, quella a cui tutti dovrebbero aspirare, noi donne in testa, che si sa che non possiamo pensare di essere complete senza un uomo accanto.

Peccato che la vita eterosessuale sia giustamente ormai in crisi, e non certo per colpa dei gay, che sono sempre esistiti, da che mondo è mondo: la vita etero è in crisi perché non si può reggere un modello di vita basato sulla sopraffazione di un sesso sull'altro, di solito quello maschile su quello femminile. Ben vengano i single e i gay!


E ritenere gli omosessuali dei depravati e dei pervertiti promiscui è idiota e fuori tempo, e non solo perché non sono più loro la categoria più a rischio per l'Aids: personalmente ho conosciuto molti più etero promiscui e in cerca di sesso facile e squallido, sia uomini che donne, che non omosessuali, che ormai vogliono tutti mettere su casa con qualcuno e chiedono giustamente dei diritti basilari. Diritti che tutto questo odio cattivo e immotivato (la crisi c'è non per colpa dei gay e degli immigrati, ma delle banche, degli imprenditori, delle agenzie per il lavoro e di tutti i caporaletti vari che ci sono in giro!) non vuole concedere.

E dire che altrove si stanno facendo passi avanti: il Vermont è il nuovo Stato americano che consente il matrimonio tra gay, in Uruguay i gay possono veder riconosciuta la loro unione e adottare bambini, nel Texas si presenterà alle prossime elezioni da sindaco a Houston una nota attivista lesbica locale, nel Massachussetts la sindachessa gay e nera di Cambridge, città di Harvard e del Mit, è appena convolata a giuste nozze con la sua compagna di una vita, in Albania sta per venir approvata la legge sui matrimoni gay, in Croazia è già realtà e in Irlanda, dove non è mai stato possibile legalizzare l'aborto, le coppie di fatto gay hanno gli stessi diritti di quelle etero. Bello retrocedere tra gli ultimi della classe, vero?

Consiglio di andare a vedere L'amore e basta, un documentario sulle coppie gay di oggi per capire
chi sono questi mostri che si vogliono penalizzare. Non sono mostri, non siamo mostri e quel film ha commosso e per un attimo fatto desiderare una vita non da zitella cronica anche ad una solitaria e orsa come la sottoscritta, trovassi una compagna felinofila, bibliofila, che non vuole e non ha bambini, che ama la cultura e viaggiare e che non voti per Berlusconi.

E il motivo per cui i commenti di questo blog sono moderati ai soli utenti splinder è proprio perché in passato avevo trovato minacce e attacchi sul mio essere lesbica, cosucce amene del tipo "Tanto nessun uomo ti vuole perché sei brutta, per forza che sei diventata lesbica" oppure "lesbicaccia di merda, ammazzati" oppure ancora "ti ci vorrebbe un bel cazzo per farti cambiare idea". E sono ancora le cose più soft.

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categoria:cinema, attualità, omosessualità, lesbismo
martedì, 01 settembre 2009


A Reggio Emilia un disoccupato ha massacrato la moglie, che lavorava come infermiera per gli anziani e i due figli: probabilmente il suo orgoglio maschilista non gli permetteva di fare il casalingo disperato. Non so più dove un malato terminale ha ucciso la moglie che stava benone perché non sopportava che lei rimanesse sola (ma gliel'ha chiesto? Magari non gli andava che la moglie si rifacesse una vita dopo anni da serva e da infermiera a lui...). Qui vicino a Torino un tizio ha messo una telecamera nella tv della ex moglie per spiare le sue mosse, dopo averla minacciata se tentava di rifarsi una vita (spero che sta poveraccia diventi lesbica o comunque chiuda con gli uomini). Un altro ha regalato alla ex compagna un cellulare carissimo per registrare e tenere d'occhio tutte le sue telefonate, e per finire, ciliegina sulla torta: un bresciano perseguitava una sua ex torinese ed è arrivato a chiuderle nella valigia il gatto riducendolo in fin di vita (e mi stupisce che la tipa non l'abbia fatto a fettine: io dico sempre tocca me e forse te la cavi, tocca il mio gatto e Freddy Krueger sarà niente a confronto di cosa ti farò). Il tutto senza contare quel simpaticone di Guido del massacro del Circeo, un fascista bastardo che con i suoi due degni compagni di merende nel 1975 sequestrano, violentarono, seviziarono ed uccisero due ragazze: sì perché Donatella Colasanti l'hanno uccisa loro allora, anche se uscì viva da quel cofano. Ah, e qualcuno dei suoi illuminati vicini di casa ha tirato fuori che poverino aveva vent'anni e che in fondo le ragazze non dovevano salire con lui e i suoi amici in auto... certo, è sempre colpa di noi donne!

Del resto, in questa logica di violenze contro il diverso (extracomunitari in testa, ma anche i gay sono ben piazzati) anche noi donne troppo emancipate (ma troppo emancipate come? Perché non vogliamo fare la troietta dell'ultimo idiota che abbiamo incontrato o essere la sua serva?) siamo in pericolo. E poi siamo bisbetiche se osiamo offendere i maschietti nei nostri blog, oltre che mandarli a quel Paese. Disgustorama.


Ah, a chi mi dice che non tutti gli uomini sono così: sarà, ma è provato che si muore più in famiglia, questa splendida famiglia etero in cui vogliono costringerci tutti, noi donne in testa (stasera al Tg3 c'era l'ennesima presa di posizione pro natalità, ma ben venga chi non fa figli in un mondo sovrappopolato, io in giro vedo solo gagni con mammine e non stranieri!) che non per colpa della criminalità organizzata. E si pensa ancora che il massimo a cui noi donne possiamo aspirare è un uomo... ma per piacere, basta raccontarci palle!

Vorrei essere più religiosa, perché allora ringrazierei Dio o la Dea di essere lesbica: niente uomini nella mia vita, niente nemici nella mia vita. E se qualcuno si è offeso per queste mie parole... beh forse è perché la verità offende...

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categoria:femminismo, attualità
martedì, 14 luglio 2009



Diciamo che quel maniaco sessuale romano responsabile di una sezione del Pd ha fornito al Pdl un'occasione ulteriore per attaccare gli avversari, da mesi impegnati a criticare la condotta di Berlusconi. Che francamente fa abbastanza schifo, ma in fondo non violenta le veline e altre fanciulle comunque squallide che gli si offrono, mentre quel tizio l'ha fatta decisamente più grossa.
L'errore è stato di affidare un incarico di responsabilità ad un tizio che aveva precedenti per aggressioni a sfondo sessuale e che aveva il brutto vizio
di molestare con telefonate e altri comportamenti schifosi colleghe e simili. Adesso ovviamente l'ha fatta troppo grossa perché possano perdonarlo, ma c'è una considerazione di fondo da fare. Riguarda il lassismo che c'è, sia a destra che a sinistra, sia pure per ragioni diverse, per certi comportamenti disgustosi dei maschietti eterosessuali nei riguardi di noi donne. Ho sentito cretinate di ogni genere, da quella che in fondo siamo noi donne a cercare le attenzioni degli uomini (ma chi, quando, come, dove e perché?), che dovremmo sentirci lusingate se un uomo si interessa a noi soprattutto se non siamo propriamente Nicole Kidnam (francamente, visto che il mondo non è popolato da cloni di George Clooney, David Boreanaz e Nicholas Lea io non mi sento proprio lusingata dalle attenzioni degli uomini, anzi mi sento infastidita e seccata), che è naturale cercare amicizia e amore e sei tu stronza e bisbetica se te la prendi (avrei qualcosa da dire se certe ricerche di amicizia e amore a base di espressioni volgari e/o di atteggiamenti insistenti anche dopo che c'è stato il vaffanculo), a quella buon ultima di quella vecchia zitella acida di Paola Binetti, che bontà sua dice che forse sarebbe il caso di riconoscere qualche diritto civile ai gay, ma poi sostiene che gli stupri e le molestie sessuali sono colpa delle ragazze che seguono la cultura delle Veline andando in giro mezze svestite. Come se dipendesse solo da quello...
Sono sempre più vicina a Di Pietro e alla sua crociata per la legalità. E ritengo che chi si comporta male, in qualsiasi settore, non debba avere nessun tipo di posto di responsabilità e se i suoi comportamenti sono particolarmente disgustosi come quelli di questi maniaci, debba essere sanzionato con insulti e altro...
Il Pd non ha bisogno di farsi queste tampe, e sarebbe logico che qualcuno pagasse per aver dato spazio ad un pervertito, che ama vessare e violentare le donne (ma vigliacco, scappa se una poco poco reagisce), malato e depravato. Non è questa la strada per pensare di mandare a casa Berlusconi e i suoi.
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categoria:femminismo, attualità
sabato, 11 luglio 2009
Sono sconcertata dal clima di caccia alle streghe che si è creato intorno a quelle sante donne chiamate badanti, che fanno tanto comodo alla nostra società, accettando di occuparsi delle nostre case e famiglie mentre noi seguiamo la carriera a tutti i costi, e che noi siamo troppo signori e viziati per sostituirle.
Non sono né terzomondista né filo islamica, ma sono disgustata tutte le volte che sento che l'Italia e il mercato del lavoro sono stati rovinati dagli extracomunitari. No, siamo stati noi italiani, accettando lavori sempre più precari e sottopagati non per campare ma per soddisfare le nostre assurde smanie consumistiche. Tutte queste truffe che si ha la pretesa di chiamare lavoro
, dai call center alle vendite porta a porta, dai cosiddetti dialogatori e fund raiser a quelli che cercano di estorcitaliani, dando spazio a truffatori senza scrupoli disposti a fregare il pensionato o la casalinga di persona o al telefono perché sottoscriva o compri cose inutili e truffaldine di cui non sentiva il bisogno. Con il risultato che queste care persone senza dignità che accettano questi "lavori" per pagarsi la rata del cellulare o la serata in discoteca sono disposti a fregare per avere una provvigione in più (a sì, sono tutti lavori a provvigione, sulle vendite, con un fisso bassissimo o inesistente, per cui o fai la fame ma allora stai a casa come facciamo in tanto o freghi..) danneggiano oltre a loro stessi e il malcapitato di turno anche il mercato del lavoro rendendo disponibili sempre di più solo questi lavori.
Per carità, non sono poi così tanti a volerli fare, ma quelli che li fanno rompono le scatole. L'altro giorno ho detto di no all'ennesimo call center, avrei dovuto fregare pensionati e casalinghe con le offerte di una polizza di assicurazioni, per carità.
E non mi si venga a difendere sta gente con motivazioni assurde, perché non hanno nessuna giustificazione. E se si ha voglia di guadagnarsi quattro spiccioli ci sono lavori migliori che non i call center o le vendite porta a porta: il cameriere, il lavapiatti, il commesso, l'inventarista, il dog e cat sitter, il baby sitter al limite.
Comunque, erano molto meglio i vù cumprà, almeno si accontentavano di poco. Già, ma perché loro sono quasi spariti? Forse perché hanno cercato qualcosa di più onesto...erti contratti per assicurazioni o simili per strada e nei supermercati, hanno fatto emergere il peggio di noi
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categoria:lavoro, attualità
sabato, 27 giugno 2009


Premetto che non sono mai stata una fan sfegatata né di Michael Jackson né di Farrah Fawcett (la mia preferita di Charlie's Angels era Kelly, Jacqueline Smith, mio amore segreto di preadolescente insieme a Maya di Spazio: 1999), ma le loro morti premature mi portano a fare delle considerazioni, in un momento della mia vita in cui la morte ha colpito prematuramente delle persone che conoscevo e in cui mi rendo conto della volatilità della vita.
Michael Jackson, bambino mai cresciuto perché mai stato bambino, con una storia che nemmeno Dickens o Malot sarebbero riusciti ad immaginare, con un vuoto nell'anima che ha cercato di riempire in tutti i modi finché non è diventato così grande da fagocitarlo, è il simbolo del dolore che nessun successo può cancellare. Mai stato a suo agio, forse soltanto quando era sul palco, sempre in cerca di quello che nessuno poteva dargli, un'infanzia infelice, Michael Jackson mi fa una gran pena e una gran tenerezza. Credessi direi che si è liberato, che adesso non è più la marionetta di nessuno.
Farrah Fawcett, splendida, eroina di una generazione di ragazze e ragazzine che non volevano finire a fare le casalinghe come le mamme, sorridente, una bambola bionda senza essere né volgare né dozzinale, è morta consumata dal male del secolo, con un finale degno del film più famoso (insieme a Barry Lindon) del suo compagno di una vita Ryan O'Neal, Love Story. Un'eroina che ha lasciato orfani i suoi fan, che avevano scoperto che anche dal tubo catodico potevano uscire i miti, miti di cui forse il proliferare della tv spazzatura e dei reality ci priveranno per sempre (ma vogliamo mettere le Veline con le Charlie's Angels? I protagonisti del Grande Fratello con Mulder e Scully? Ma per piacere, fateci sognare!)

La ricchezza non dà la felicità, né mette al ripiano dalle disgrazie e dalla morte, ma quando sei un mito vivi in eterno. Anche se gli dei, come dicevano i greci, potrebbero evitare di averti così caro di chiamarti troppo presto, come hanno fatto con Michael e Farrah, ma anche con Kurt Cobain, Freddy Mercury, Pavarotti, Marilyn Monroe, James Dean e tanti altri.
Michael sarà per sempre nel videoclip Thriller, Farrah correrà per sempre come Charlie's Angels. Grazie comunque per aver fatto sognare la gente, la cosa migliore che si può fare per i propri simili.
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categoria:personaggi, attualità
sabato, 27 giugno 2009


Spesso sento fare delle critiche al cinema italiano, tra cui la più frequente è quella di non essere abbastanza incisivo e appassionante. Cosa condivisibile, ma ci sono film che si salvano. Come questo, storia della giornalista italiana uccisa in Somalia, modello di vita per tutti coloro che credono nella verità e nel dovere di dirla: avendo visto anche il film su Veronica Guerin con Cate Blanchett, devo dire che Ilaria Alpi il più crudele dei giorni non ha nulla da che invidiare. Entrambe storie vere, entrambe storie di grandi donne.  E concordo con chi mette Giovanna Mezzogiorno tra le grandi attrici di oggi, splendida e di talento come poche riescono ad essere.
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categoria:cinema, attualità, attrici
martedì, 23 giugno 2009


Mi avevano magnificato questo film di Muccino, ma devo dire che sì, si può vedere, ma andrei cauta a parlare di capolavoro e a scomodare Frank Capra. Anche perché, detestando le devianze della new economy, tutto l'insieme mi ha lasciata perplessa. Il protagonista era quanto meno sprovveduto a pensare di poter mantenersi vendendo costosissimi apparecchi medici (praticamente, l'equivalente della Folletto, io detesto i lavori porta a porta perché non sono lavori, ma truffe travestite..) e il fatto che vada a fare il promotore finanziario con tanto di lavoro iniziale in pratica in stile call center è quanto meno allucinante. Con la crisi che ha mandato in tilt un modello di economia basato sulle transazioni e la borsa, questo film sembra datato e poco incisivo. Comunque, si può vedere, e Will Smith è bravo e simpatico.
Curioso che gli Stati Uniti, unico Paese democratico, abbiano nella loro Costituzione un richiamo al diritto di essere felici, principio illuminista poco praticabile in senso assoluto, ma nobilissimo come assunto. Ma invece che questa storia di venditori porta a porta diventati promotori finanziari (tutti i giorni mi arrivano mail in cui mi propongono lavori di questo genere, le cestino, non sono lavori...) c'è una storia dalla vita reale di ricerca della felicità ben più interessante e edificante.
Khadijah Williams è nera ed è cresciuta per le strade della California, insieme alla baby madre, che l'ha concepita a soli 14 anni, e alla sorellina minore. Ha una sola passione: lo studio, va a scuola in mille posti diversi, nascondendo che dorme per strada o in motel sgangherati, lavandosi nei bagni pubblici per non puzzare, prendendosi le canzonature dei compagni di scuola perché è una secchiona ed è povera e quelli dei colleghi di sua madre che la vedono troppo diversa, Un'outsider sempre e comunque. Khadijah Williams ha superato test ed esami di ammissione, ed andrà ad Harvard. Ecco, questa è una storia che il cinema dovrebbe raccontare. E se dai diamanti non nasce niente, ma dal letame nascono i fiori, pensiamo invece a tutte le menate che abbiamo copiato dagli Stati Uniti (le vendite porta a porta, i fast food, i call center, il lavoro ultraprecario, le discoteche, i centri commerciali, le multisale) e non a questo, l'idea che chiunque, anche un fiore cresciuto in mezzo ai rifiuti, può essere e diventare grande, può cambiare la sua vita, perché da noi la flessibilità funziona solo verso il basso (come ha sottolineato quel coglione di Sacconi quando ha detto che noi laureati dovremmo fare gli operai e gli imbianchini, che poi, per carità, sempre meglio che fare gli operatori di call center e i venditori della Folletto...) e non verso l'alto.
Tutte le volte che vedrò d'ora in poi un bimbo zingaro o mendicante penserò a Khadijah, a cosa può nascondere quel bimbo dentro di sé.
Comunque, c'è un'altra cosa che copierei dagli Stati Uniti: FUORI I DIVORZIATI DAL NOSTRO PARLAMENTO...
postato da: gattaneilibri alle ore 22:03 | Permalink | commenti
categoria:cinema, attualità
venerdì, 19 giugno 2009


Si sente dire che l'eutanasia sia l'espressione di una cultura di morte: eppure in questo film, premio Oscar  (meritatissimo) come migliore film straniero, ispirato alla storia vera di Ramon Sanpedro, pescatore paralizzato in un letto per quasi trent'anni che alla fine degli anni Novanta dello scorso secolo lottò per il suo diritto a morire con dignità (non potendo più vivere con dignità) si respira un amore per la vita come raramente si vede, al cinema e nel mondo reale.
Ramon scrive poesie, si innamora ricambiato, sogna di volare, sogna il mare, rivendica la sua scelta, e i personaggi intorno a lui, dall'avvocatessa Julia (la bella e brava protagonista di El orphanato Belem Rueda) destinata ad una fine analoga per colpa di una malattia degenerativa al nipote che lo aiuta con il computer (e al quale è affidata una delle scene più strazianti del film), dal fratello che non condivide la scelta di Ramon alla dolce Rosa, a tanti altri rappresentano la vita in tutte le sue sfumature.
Una vita che non si arrende alla morte, ma che rivendica un diritto fondamentale, per tutti: quello di vivere una vita secondo i nostri desideri, dell'essere padroni di noi stessi, fino alla fine. Qui a Torino l'hanno inserito in una serata sul caso Englaro, a me sembra più la storia di Piergiorgio Welby.
Un film toccante, commovente senza essere mai patetico, sostenuto da una colonna sonora trascinante e gioiosa,
mai retorico, realistico ma nello stesso tempo onirico, la storia di una persona che amava talmente la vita da non sopportare una vita che non era più tale. Da vedere, per commuoversi e riflettere.
postato da: gattaneilibri alle ore 17:00 | Permalink | commenti
categoria:cinema, diritti, attualità
giovedì, 11 giugno 2009


Confesso: malgrado tutto il mio impegno contro i call center non avevo ancora visto integralmente questo film, che ha fatto indignare numerose agenzie per il lavoro e call center mettendo in cattiva luce il lavoro lì dentro e facendo loro dire che Virzì li aveva danneggiati.
Questa è una cosa positiva del film, anzi è un film che consiglio di vedere a tutti coloro i quali pensano che lavorare in un call center sia meglio che fare niente, che in fondo è un lavoro dignitoso, che è un lavoro per non pesare sui genitori, eccetera. E con una punta di cattiveria, costringerei team leader e responsabili di agenzie per il lavoro a vedere questo film inginocchiati sui ceci (o sul sale, come la povera piccola protagonista de Il mondo segreto delle api). Altra cosa positiva è la protagonista, Isabella Ragonese, bella e brava, che interpreterà presto una storia di amore saffico ambientata nell'Ottocento, per non parlare della sempre bella Sabrina Ferilli.

Però il film non sviscera bene i problemi legati ai call center: la mancanza di prospettive, l'impossibilità di mantenersi da soli, il tono è troppo dialettale e Virzì purtroppo non è né Luigi Magni né Mario Monicelli. Ma concordo sull'atmosfera da call center con premiazioni e punizioni in cui vogliono farti sentire un fallito solo perché non sei capace a fottere pensionati e casalinghe, concordo sul lavaggio del cervello che ti fanno (esemplare il rimprovero che la protagonista fa al sindacalista dicendogli che ha rovinato tutto, perché certe dipendenti non hanno altra possibilità, certo, perché non c'è più l'etica di fare lavori manuali...), concordo che lì dentro può trovarsi bene solo chi ha le ristrettezze mentali da Grande Fratello e Uomini e donne, concordo sul fatto che è tutta una fregatura. Non concordo sul trovare una scusante del comportamento della team leader nell'infelicità in amore: i team leader sono cerebrolesi senza cervello né valori, non sono così per drammi personali, sono loro stessi un dramma.
Grazie Virzì, se anche soltanto hai salvato una vita dal finire in un call center.
postato da: gattaneilibri alle ore 13:58 | Permalink | commenti
categoria:cinema, lavoro, attualità
lunedì, 08 giugno 2009


Raccontavo un po' di tempo fa come ero rimasta decisamente sconcertata di vedere il bonazzo di qui sopra, Robert Hossein, l'indimenticabile marito di Angelica nella serie omonima, in un film di una decina d'anni fa e decisamente attempato per non dire anziano, fare una scena di sesso con Audrey Tautou (per carità, niente di porno ma non è che recitassero il rosario o l'invocazione a Buddha..) che ha cinquant'anni in meno di lui. Personalmente ho preferito il modo di invecchiare di altri ex belli del cinema, che si sono scelti ruoli più consoni alla loro età, come Paul Newman, grandioso in Era mio padre e Le parole che non ti ho detto, Christopher Plummer, temibile poliziotto ne L'ultima eclissi e padre burbero ne La casa sul lago del tempo, Sean Connery, padre di Gillian Anderson e Angelina Jolie (e non loro amante!) in Scherzi del cuore.
Diciamo che comunque Robert Hossein, che avrei visto benissimo a fare un consorzista di X-Files o uno della Convenzione in Alias o anche un vecchio osservatore in Buffy o Angel, è più dignitoso di qualcuno di nostra conoscenza, che ci sta mettendo in ridicolo in tutto il mondo, con le sue manie priapesche di circondarsi di fanciulle ancora minorenni invitandole nella sua villa in Sardegna.
Del resto sarò femminista e rompipalle ma ho notato veramente poco senso della misura da parte dell'altro sesso in generale: mentre noi donne ce ne stiamo in generale al nostro posto, a maggior ragione se siamo o ci crediamo poco avvenenti (che poi una donna brutta non è mai rivoltante come un uomo brutto, che è molto peggio), gli uomini ci rompono le scatole, ci provano, si credono irresistibili anche quando sono cordialmente dei cessi ambulanti (e chiedo scusa ai cessi, che almeno sono utili..) e hanno un comportamento che definire indecoroso e dire poco.
Come giudicare altrimenti quel racchio di oltre sessant'anni che l'anno scorso pensava che me ne fossi venuta fino a Bratislava per stare con lui invece che per visitare la città? L'ho seduto dicendogli che io a 40 anni ero troppo vecchia per certe cose (che non mi interessavano a venti) ma cosa si aspettava? Era mica uno di quei machi a Sharm o a Malindi che attirano l'attenzione di donne comunque in cerca... Per non parlare di quei quattro roiti ad altrettanti corsi della Formatemp (non farò mai più un corso Formatemp perché sono truffe e ci rimedi anche il molestatore), due dei quali simili a due palle di lardo, ma come potevano pensare che preferissi parlare con loro invece che leggere i miei adorati libri? E anche altri rompiscatole, ma chi vi vuole, ma chi vi ha chiesto niente, ma chi credete di essere, ma pensate che noi donne siamo delle scervellate pronte a calpestare la propria dignità pur di non stare da sole mettendosi con un roito come voi? Ma andate a quel paese e restatevene!
Comunque che vergogna quella villa in Sardegna e concordo con quel prete genovese che si chiede come mai il Papa non critichi simili comportamenti, nei cui valori sbagliati si riflettono ormai troppe persone, buon ultimo l'esercito dei bamboccioni precari felici soltanto di avere i soldi per andare in discoteca o ad affollare i centri commerciali costruiti dal satiro di villa Certosa e dai suoi amici...
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categoria:vita, femminismo, attualità
domenica, 17 maggio 2009


Volevo vedere da tempo questo film di cui mi era stato parlato molto bene e ora che l'ho visto l'ho metto sullo stesso piano, anche se lo stile è diverso, da film e non da documentario, con Syriana: un quadro di cosa sono certe schifezze nascoste della nostra società. In Syriana era l'industra del petrolio, qui è l'industria farmaceutica e i suoi esperimenti sulle popolazioni africane, che tanto sono condannate a morire di fame, e quindi cosa contano (prima che qualcuno mi attacchi: io non la penso così, anzi!)? Un film da vedere, con il ritmo di un thriller: bravo Ralph Fiennes, magnifica Rachel Weisz, che non vedo l'ora di vedere nel film su Ippazia, filosofa e protofemminista vittima dell'integralismo cristiano.
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categoria:cinema, romanzi, attualità
mercoledì, 13 maggio 2009
Il discorso faraginoso dell'ultima troll sull'attrazione mi ha portata a fare alcune ricerche su Internet: e come dicevano i Trettré a Drive in A me me pare 'na strunzata. Ma grossa. Solo nelle favolette si può pensare che attraendo a se stessi certe cose queste cose poi arrivano, nella vita reale le variabili sono tante e tali che diventa improponibile un discorso così. Ed è ancora più improponibile che ci credano persone adulte e vaccinate, si vede che vogliono morire disilluse, dopo una vita di illusioni.
Due esempi di come nella vita uno non ottenga ciò che vuole malgrado si muova in quella direzione che riguardano la mia vita: il lavoro, appunto, e il mio desiderio di starmene da single.

Riguardo al lavoro, se si mandano curriculum a raffica, si fanno corsi, si fanno autocandidature, ci si iscrive al collocamento e alle agenzie per il lavoro, ci si propone in giro è chiaro che si ha un atteggiamento propositivo verso cosa? Trovare lavoro, ovvio. Chi non ha voglia di lavorare (casalinghe, michelassi vari, scioperati) non fa tutte queste cose. Il fatto di attrarre il lavoro e quindi di vedersi già al lavoro... ma tutte cretinate, il lavoro tu puoi cercarlo quanto vuoi, ma se non trovi dall'altra parte qualcuno che ti assume puoi fare ben poco, e il resto sono chiacchere inutili di chi ha tempo da perdere e si è stufato di masturbarsi con il vibratore. Il problema è che entrano in gioco troppe variabili indipendenti dalla volontà del singolo che cerca lavoro, quali crisi economica, rigidità del mercato del lavoro, carognate delle agenzie per il lavoro, fortuna, eccetera. Per cui certo che uno non demorde e continua a cercare, ma è d'obbligo un atteggiamento pragmatico e farsi poche illusioni.
Riguardo alla mia vita da single: a differenza di molte donne non so che farmene degli uomini, e non mi va di cercarli né per farci sesso (urgh...) né tanto meno per avere una relazione fissa. E allora come mai periodicamente, pur non facendo nulla per rendermi desiderabile agli occhi dell'altro sesso (qualcuno mi può dire basta che respiri e gliela dai, poi vai bene...) mi trovo il cretino che ci prova con me, con profferte sessuali o peggio ancora matrimoniali, perché dato che non sono una che la dà via a destra e manca sono di sicura la classica brava ragazza, che sogna di fare la serva a tutti e dedicarsi solo alla famiglia? Ovviamente non ho mai nascosto le mie idee femministe, il mio amore per la cultura e la creatività come ben più appaganti di un uomo (ci va poco...), non mi vesto sexy, mando affanculo chiunque ci provi, ma nonostante questo periodicamente mi trovo in situazioni imbarazzanti e abbastanza schifose. E dire che conosco delle donne che non vedono l'ora di trovarsi un uomo (contente loro, è molto più eccitante portarsi a letto un libro che non un uomo...) e che fanno di tutto per farsi notare, dallo spendere capitali dal parrucchiere e dall'estetista (vado tre volte all'anno dal parrucchiere a farmi tagliare i capelli, dall'estetista non ci andrò mai) al vestirsi sexy all'essere femminili e queste donne non ottengono nessun risultato. Alla faccia dell'attrazione!
postato da: gattaneilibri alle ore 12:58 | Permalink | commenti (3)
categoria:vita, lavoro, femminismo, attualitÃ