giovedì, 11 settembre 2008

La prossima primavera uscirà l'adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di Sophie Kinsella I love shopping. Ho letto i primi quattro libri della serie, mi sono risparmiata I love shopping per il baby perché non sopporto la mum lit, mi hanno divertita, comunque della Kinsella meglio La regina della casa e Sai tenere un segreto? Andrò a vedere il film perché mi piace ogni tanto infilare questi film leggeri stile Il diavolo veste Prada o L'amore non va in vacanza, certo che ancora una volta con la storia di Becky si capisce la differenza importante che c'è tra realtà e fiction.
Le peripezie di Becky, che comunque è un'avvocatessa, quindi guadagna bene, sono grottesche, ma quando hai a che fare con una persona che ha quel vizio nella real life il discorso cambia e di brutto. Soprattutto se la persona in questione ha uno stipendio medio basso e spende come se fosse una dirigente.
Le dipendenze, tutte, da quella dalla droga a quella per il sesso passando per gioco d'azzardo, alcool e shopping mettono nei casini il dipendente stesso ma anche le persone che gli stanno vicino, anche solo in quel momento. E la dipendenza da shopping è tutt'altro che da sottovalutare, come ho avuto modo di sperimentare sulla mia pelle per i vizi altrui.
Pare che le donne siano dipendenti da acquisti di prodotti legati all'immagine, quali abiti, scarpe, cosmetici (e qui ho visto a che deliri si arriva) mentre gli uomini preferiscono prodotti quali cellulari, palmari e simili. Pare che alla base di tutto ci sia un'insoddisfazione per la propria vita.
Sono stata per poco una dipendente da shopping, anche se non con le follie di altre persone: essendo io né un uomo né una donna ma un X-File, preferivo e preferisco spendere i soldi in libri, cd, dvd, fumetti e gadgets: ero infelice perché ero entrata in un call center per fare la data entry e l'addetta al back office (i miei lavori, sia pure in ambienti migliori) e man mano mi costringevano sempre di più a fare le telefonate con pressioni perché vendessi, finché non hanno cercato di farmi rimanere lì per sempre, oltretutto con pagamento a provvigione. Comprare libri e altre cose era per me un modo di evadere da una realtà che odiavo sempre di più, per ribadire la mia superiorità intellettuale a quella pletora di donnette e omette idioti che sta tutto il giorno al telefono svalutandosi e parlando di idiozie quali Il Grande Fratello e l'avere o meno il fidanzato. Mi sono svegliata ancora in tempo, licenziandomi, e ho man mano diminuito gli acquisti (anche se libri, fumetti, cd e dvd sono le mie sigarette, insieme a viaggi e gite..). Ogni tanto mi concedo qualche spesuccia, la carta di credito su Internet mi invoglia ma cerco di rimanere nei limiti dell'accettabile e solo se c'è qualcosa a cui tengo davvero, come l'art book su Angelica, l'art book su Lady Oscar, il dvd di Cartouche e di Mayerling.
Mi tengo d'occhio, con test psicologici di valutazione e tenendo nota delle spese e vedo che sono migliorata. E ho capito che è meglio che me ne stia alla larga dalle persone con dipendenze, di qualsiasi tipo. Tra l'altro le dipendenze spesso si assommano, e così come mi era capitato un tizio dipendente da sesso e droga, la tipa dipendente da shopping lo ero anche da cibo (bulimica e sovrappeso) e dalle relazioni affettive, visto che ti si appiccicava appena capiva che la sopportavi, pretendendo anche altre cose che non scroccarti soldi. Il problema è che le dipendenze sono in radicale aumento, e quindi per la propria salute fisica, mentale e del portafoglio si rimane da soli... 
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categoria:libri, cinema, vita, acquisti
domenica, 13 aprile 2008


Detesto nella maniera più assoluta gli outlet di abbigliamento come quello di Serravalle Scrivia, fatti apposta per far spendere un mucchio di soldi alle donne delle classi meno abbienti, che puntano sull'apparenza quando dovrebbero investire sulla cultura e su altri valori. Non ci ho mai messo piedi e non ci metterò mai piede, ho avuto basta nella vita di isteriche che pensano solo ad acquistare maglie di Sisley, scarpe di Camper e altre idiozie.
C'è però un outlet dove vorrei andare: a Frassineto Po è nato il primo outlet dei libri, che raccoglie soprattutto volumi di case editrici minori, che non hanno avuto possibilità di farsi conoscere, e ai quali viene data una nuova vita. In attesa che io possa trovare un modo per andare a Frassineto Po, invito tutti a visitare il sito dell'outlet.
postato da: gattaneilibri alle ore 16:22 | Permalink | commenti (3)
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