
Ventidue anni fa ad oggi avevo già dato i due scritti della maturità. Non ho mai fatto festeggiamenti negli anni che si sono succeduti per ricordare la maturità, ma un pensiero all'essermi liberata dal liceo e da tutte le sue menate (di cui orrende quelle dell'ultimo anno, dove ero oggetto di bullismo per la mia diversità), quello sì. In un bel pezzo di Buon giorno dell'altro giorno su La Stampa Massimo Gramellini rimpiange la sensazione di possibilità infinita che si ha a quell'età: io ricordo solo che ero felice perché il mio adorato gatto Matteo era appena arrivato da me e per l'ennesima replica dei film di Angelica, nulla di più. Mi sento più piena di infinite possibilità oggi, che non sono più adolescente, che dopo tanti sbandamenti credo finalmente di aver capito cosa mi piace fare come lavoro, che ho capito che il mio destino può essere solo zitella o gay e che quindi con gli uomini è meglio che non ci abbia niente a che fare, che ho fatto alcuni dei viaggi che volevo, che ho ripreso in mano gli amori veri di una vita (cultura e scrittura, non ci sarà mai una persona, nemmeno una donna, per la quale posso provare cosa provo per queste due cose...), che mi sento serena ed appagata. Certo, spero in un lavoro gratificante (e occhio che quello che è gratificante per me cento ad uno non lo è per altri, visto che ho sempre detestato discoteche, vita sociale, sesso e quant'altro va per la maggiore...), ma per il resto per me è ok essere così. A 19 anni non riuscivo a dirlo, e per questo sono contenta di non avere più quell'età.




