lunedì, 30 novembre 2009
 

Il tema dell'eterna giovinezza e del non pagare le conseguenze delle proprie azioni sono e restano di grande attualità nella nostra società, ed è per questo che una storia come Dorian Gray è sempre intrigante.

Questo film è molto ben fatto come costumi, ambienti, scenografie (ma dov'è quello splendido cimitero dove si incontrano Dorian e lord Henry ad un certo punto?), ha una colonna sonora virante al metal hetereal niente male. Qualche strizzatina d'occhio all'horror e al cinema stile Twilight è ahinoi inevitabile, Ben Barnes dà la mano a Scamarcio come inespressività, mentre ho adorato Colin Firth nella parte di lord Henry e le due fanciulle, Emily, la grintosa Rebecca Hall, e Sybil, la deliziosa Rachel Hurt Wood, che continuo a sperare di vedere nel ruolo di Gemma Doyle.

Un bell'esempio di racconto gotico, e riflettiamo per un attimo su una società in cui conta solo l'aspetto fisico e dove ci si corrompe al massimo per quattro soldi e per un attimo di notorietà.
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lunedì, 30 novembre 2009
 

Conoscevo il Visconti dei film in costume, ma non quello neorealistico e ho voluto vedere questo film che tratta di quando eravamo noi italiani ad emigrare, dal Sud al Nord. Un film crudo, a tratti violento, ma anche pieno di speranza in un momento in cui si sperava in una società migliore, nata dal boom economico.

Rocco e i suoi fratelli rappresentano i vari volti dell'integrazione o meno: c'è chi sceglie una via tradizionale, come Ciro e Vincenzo, che lavorano e si fanno una famiglia, c'è chi sceglie una via insolita ma che gli darà soddisfazioni, come Rocco, c'è chi forse spererà in una vita migliore, come il piccolo Luca, e c'è chi si sbanda e finisce male, come Simone.

Fa un certo effetto vedere nel fiore degli anni Alain Delon, oggi settantacinqueenne che ha preso le difese dei diritti degli animali maltrattati e ha rivendicato il suo diritto a morire quando vorrà, e Annie Girardot, la tragica Nadia, che nella realtà si innamorò di Renato Salvatori, Simone, sposandolo e che oggi è un vegetale divorato dall'Alzheimer, non ricordando più nella sua casa di Place des Vosges i suoi amori, il suo lavoro, il suo impegno.

Un film da vedere, per parlare di immigrazione dell'altro ieri, così come Gran Torino di Eastwood parla di quella di oggi.
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lunedì, 30 novembre 2009
 

Finalmente un film che parla di donne gay in maniera soft, buffa, con toni da commedia, non come una tragedia, o presentandole come delle psicotiche pericolose e castranti, con tanto di lieto fine. Un film che presenta l'omosessualità per quello che è, una possibilità alternativa di vita.

Rachel sposa il suo fidanzato di sempre, ma si trova attratta da Lucy, la fiorista che ha curato l'allestimento per il suo matrimonio, gay dichiarata. Sceglierà la voce del cuore, con qualche patema ma una splendida scena finale, degna delle migliori commedie. Splendide le due protagoniste, Piper Perabo, adolescente tormentata gay ne L'altra metà dell'amore (qui la solfa è diversa) e Lena Headey, e tra i personaggi di contorno si scopre con piacere il signor Giles di Buffy, Anthony Stewart Head, nel ruolo del papà di Rachel. Bello.
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lunedì, 30 novembre 2009
 

Pur conoscendo da una vita Charlie Chaplin, non avevo mai visto intero questo suo film, metafora dell'avvento del nazismo e di tutte le dittature nell'Europa degli anni Quaranta, nei destini di un barbiere ebreo perseguitato che ha perso la memoria durante la Grande Guerra e di un dittatore tristemente simile ad Hitler, entrambi sosia l'uno dell'altro.

Ha momenti comici, ma non è un film comico. E' un film per riflettere sulle tragedie di allora e di oggi, tragedie che se erano ben note ad un uomo di spettacolo, anche se arguto, come Chaplin, avrebbero dovuto essere monitorate ed impedite nelle alte sfere. E il discorso alla nazione alla fine del barbiere diventato dittatore è da applausi ancora oggi.
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lunedì, 30 novembre 2009
 

Francamente trovo assurdo pensare che un film come La prima linea possa essere un elogio del terrorismo, visto che non manca in nessun momento una severa condanna delle azioni di questi rivoluzionari partiti da idee forse anche giuste e nobili (e forse condivisibili, soprattutto di fronte alla deriva morale e sociale di questi ultimi anni) ma poi diventati violenti e feroci. Poco sviscerato il perché si passò da lotte e rivendicazioni legittime alla violenza più bieca (la scena della morte del giudice Alessandrini è terribile, ma anche il discorso dell'amico in attesa di un figlio a Segio mette in luce quali sono stati gli sbagli).

Giovanna Mezzogiorno è come sempre splendida, su Scamarcio non avrò più l'età ma avesse cambiato espressione in un'ora e quaranta di film forse non gli faceva male, visto che giustamente vuole scrollarsi di dosso l'etichetta di idolo delle adolescenti.

Restano un paio di riflessioni amare da fare su questo film: perché non si è riuscita a costruire una lotta civile per i diritti di tutti nel nostro Paese e perché è degenerata nella violenza? E noi oggi, non stiamo seguendo la strada di violenza di Prima Linea e delle Br, ma non stiamo nemmeno facendo nulla di buono e di costruttivo per noi stessi, lasciando che i nostri diritti vengano calpestati in nome di una manciata di denaro da spendere nei centri commerciali. Cosa diremo ai nostri figli quando ci chiederanno perché non abbiamo fatto niente contro lo strapotere del consumismo e delle aziende? Io figli non ne ho, ho una nipote a cui rispondere però. Non c'è bisogno di uccidere e gambizzare nessuno, ci si può rifiutare di essere parti di un ingranaggio che non dà più nulla, perché non provare a farlo? Chi ha o vuole figli ci pensi.
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mercoledì, 25 novembre 2009

L'unico film in costume di Hitchcock (all'epoca le commistioni tra generi non andavano per la maggiore come oggi) è un melodramma ambientato nell'Australia della metà dell'Ottocento (l'epoca di Georgie) in cui il nipote del governatore cerca di salvare la cugina, sposa di un ex deportato riabilitatosi. Un bel drammone a colori, forse datato, ma di gran fascino, anche se a tratti troppo debitore a Rebecca la prima moglie.
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mercoledì, 25 novembre 2009

Ci ha messo un attimo a conquistarmi questo film di Ozpetek, all'inizio mi sembrava un noioso ritratto della vita di una certa medio borghesia di oggi, tutta lavoro, famiglie spesso di facciata e vita sociale abitudinaria. Ma poi sa toccarti al cuore, raccontando in particolare la vicenda di una coppia gay stroncata dalla morte prematura del più giovane dei componenti, e delle reazioni che questo fatto provoca nel giro di amici di queste due persone, tra cui c'è l'ex più anziano di uno dei due. Per una volta mi trovo ad esaltare i personaggi maschili: grande Pier Francesco Favino (che è molto di più che il poliziotto di Angeli e demoni) nella parte di vedovo in cerca di una ragione di vita dopo l'agonia e la morte della persona amata, e ancora più grande Ennio Fantastichini, tenero "frocio" (sono all'antica, dice in una scena) ex di Favino, lontano mille miglia dal padre padrone di Viola di mare. Tra le donne, rispetto alla moglie tradita Buy, all'amante Ferrari, alla matrigna del gay Savino e alla sull'orlo di una crisi di nervi Angiolini, scelgo Milena Vukotic, molto di più di Pina Fantozzi, nella parte di una caposala che entra con cuore e empatia nella vita di questi amici di un malato terminale e poi morto. Da vedere, superando i primi dieci minuti un po' frivoli.
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mercoledì, 25 novembre 2009

Mi avevano segnalato questo film come un capolavoro del cinema in costume. Sono riuscita a vederlo finalmente, non lo definirei un capolavoro, questo no, ma un piacevole modo per passare due ore sì. Bei costumi, le splendide Dahlia Lavi e Sylva Koscina al massimo del loro splendore nel ruolo delle due cortigiane Marion Delorme e Ninon de Lanclos, José Ferrer e Jean Pierre Cassel (oggi noto per essere il suocero della nostra Bellucci) simpaticissimi, avventure, castelli. Lo consiglio a chi come me ama i film in costume d'antan, senza uso della computer graphic.
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mercoledì, 25 novembre 2009

A scuola si studiano tante cose, ma il dover studiare spesso annulla il piacere che queste cose potrebbero portare alla propria vita, e bisogna essere molto più adulti e lontani dai banchi di scuola per apprezzarle per il loro vero valore. Mi sono messa a leggere alcuni classici della filosofia, e mi sono resa conto di quanto valore hanno, soprattutto per chi come me cerca un'alternativa al produci, consuma, crepa su cui si basa la nostra società che non sia integralismo e bigottismo religioso.

Che piacere immergersi nelle massime di Epicuro, che predicava serenità e piaceri non effimeri, ma che riempissero la vita, quasi una forma di filosofia buddista più serena; e che bello leggere come Schopenhauer guardava alla filosofia e alla religione orientale come fonte di saggezza, o di come Kant auspicava una pace perpetua con argomentazioni attuali. Non mi fermerò in questa mia riscoperta della saggezza umana...
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mercoledì, 25 novembre 2009

Ho letto un libro di questa serie uscita dalla Laterza qualche anno fa, dedicato alle donne tra castelli e salotti, dell'epoca tra Rinascimento e età moderna. Ben documentato come immagini, presenta la storia delle donne esaminando vari aspetti, partendo dalle cortigiane e poi parlando di erudite, regine, favorite, intellettuali, fino ad arrivare alle femministe, al movimento delle maschiette e delle lesbiche anni Venti, al ritorno reazionario della donna a casa che c'è stato tra le due guerre. Interessante, ma ci sono alcuni errori soprattutto nelle date (ottocento che diventa novecento, errori di eventi) un po' imperdonabili, forse era meglio revisionarlo una volta in più.
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mercoledì, 25 novembre 2009

Conoscevo di nome Simone de Beauvoir come fondatrice del femminismo moderno, ma una storia della sua vita non l'avevo mai letta. Ho letto una biografia scritta su di lei da Claude François e Fernande Gautier e devo dire che donna! Mistica, carnale, femminista, anticonformista, contro il matrimonio e la maternità, sostenitrice del lavoro come strumento di emancipazione delle donne (idea oggi scomparsa e da riprendere), antinazista, pronta a ribellarsi contro la guerra di Algeria, a seguire tutte le campagne per i diritti umani e delle donne della storia del Novecento, legata a Sartre ma nello stesso tempo libera. Una figura che tutte le persone della mia generazione e più giovani dovrebbero conoscere. E da incorniciare è la sua frase celebre: una donna libera è tutto tranne che una donna leggera, contro questa falsa idea di libertà che va per la maggiore oggi che vede la libertà delle donne identificata solo in una disinvoltura sessuale con l'altro sesso. Non è così. Mi procurerò altri libri di e su Simone.

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mercoledì, 25 novembre 2009

Per la serie cavolate come se piovesse, il ministro Rotondi viene a dire che la pausa pranzo disturba l'orario di lavoro e rende meno produttivi: io non so se codesto signore vive d'aria, peccato che mangiare, dormire e defecare siano tre bisogni fondamentali e imprescindibili dell'essere umano, ben più importanti dell'essere produttivi sul lavoro. Anche perché se non si espletano queste tre fondamentali funzioni non si può fare niente altro, come purtroppo succede per quell'oltre un miliardo di persone al mondo che non ha di che mangiare per le colpe dell'integralismo religioso e delle multinazionali. Ma si sa, ormai le priorità della vita sono state stravolte da un sistema che sono ancora in troppi a difendere.Qualche tempo fa un pirla che ho la disgrazia di conoscere e che è finito come lavoro a fare il venditore porta a porta di aspirapolveri Kirby (detto in altre parole, il truffatore di pensionati e casalinghe..) si vantava che un giorno in tasca gli erano rimasti pochi soldi, era con un'altra disgraziata pari a lui, e ha scelto eroicamente di usare quei soldi per fare benzina e continuare a girare a turlupinare pensionati e casalinghe con l'aspirapolvere anziché usarli per comprarsi da mangiare e delle medicine perché stava poco bene. Ecco, questo non è eroismo, ma coglionaggine allo stadio puro. Mangiare e la salute sono e devono essere valori assoluti, le due cose più importanti, il resto poco conta. E se il consumismo, male supremo dei nostri tempi, ha tirato fuori altre priorità, tipo quella di essere produttivi e vendere e vendere e poi comprare e comprare tante cose inutili e futili, beh è ora di ribellarsi. Perché chiunque accetta questo sistema supinamente, facendo dei lavori di merda anche truffaldini solo per avere quattro soldi in tasca da spendere in menate consumistiche (e magari, a forza di dover pagare finanziamenti per tutto, dall'auto alla tv al plasma al cellulare al pc all'estetista alla terza settimana fa fatica a comprarsi da mangiare, inaudito!) è un puro e semplice idiota, che oltre a rovinare se stesso rovina anche tutti coloro che vogliono un mondo migliore, per loro stessi e il loro prossimo.

Sono sempre più convinta che il lavoro dovrebbe riguardare i bisogni primari (mangiare, dormire, defecare), l'assistenza e l'aiuto al prossimo, umano o animale che sia, e la cultura, il cibo dello spirito. Tutto il resto, è inutile e dannoso.
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venerdì, 20 novembre 2009

Ho scoperto Almodovar grazie a Tutto su mia madre, e da allora cerco di vedere sempre i suoi film, perché mi piacciono : melodrammi eccessivi, forse improbabili, ma di gran fascino. Anche questo non delude, anche se è inferiore a Tutto su mia madre e ad altri. E se Penelope Cruz è ormai forse un po' troppo inflazionata (ma è bravina), tutto l'insieme, questa esaltazione dell'amore per il cinema e del potere del racconto è affascinante e unica. E poi, onestamente, io sono alla ricerca di alternative valide ai blockbuster alla 2012 o New moon: non ho più l'età per le americanate!
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venerdì, 20 novembre 2009

Film preferito di Martin Scorsese, di Francis Ford Coppola, di Brian de Palma e di Michèle Mercier, Scarpette rosse è un melodramma fiammeggiante sul mondo della danza classica, in cui una ballerina non saprà scegliere tra una carriera che adora ma che la distrugge da dentro e un amore che la farebbe vivere ma farebbe morire l'arte che è in lei. Improbabile forse, datato anche, ma di grande fascino: e la rossa Moira Shearer ha il fascino che solo le rosse avevano, così come le scene di danza mi fanno rimpiangere di aver mollato la danza classica da bambina: un sogno che mi è rimasto nel cuore e che ancora oggi mi fa sognare di fronte a quei cigni chiamati ballerine.
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venerdì, 20 novembre 2009

Un thriller tra politica e giornalismo, con una vecchia volpe della carta stampata (il povero Russel Crowe, ormai gli anni passano anche per lui) in coppia con una giovane blogger di Internet, ad indagare sugli altarini nascosti di un amico del giornalista, diventato membro del congresso. Gli elementi c'erano tutti per una buona riuscita, compresa la grande Helen Mirren nel ruolo di direttore di giornale, ma il film alla fine non mi ha convinta. A tratti noioso, con un finale scontato. Belli i titoli di coda sulla rotativa del giornale, ma è un po' poco.
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