sabato, 31 ottobre 2009

Stavo leggendo gli ultimi due volumi della nuova edizione di Lady Oscar per la D Visual sotto il titolo di Le rose di Versailles e sono incappata nell'intervista all'autrice, la grande Riyoko Ikeda, che dice una cosa importante: dopo i 40 anni ha iniziato a pensare a quanto le rimaneva ancora da vivere e ha iniziato a buttarsi in vari progetti. Proprio quello che è successo a me da due anni a questa parte.

Gli esseri umani sanno di essere finiti, ma io l'ho capito definitivamente da due anni a questa parte, quando mi sono buttata dietro cose e persone che non mi soddisfacevano per tentare nuove strade. Perché abbiamo solo questa vita, e non c'è tutto il tempo del mondo (come invece ha Alvin Sloane nel finale di Alias, ma tanto è imprigionato immortale sotto terra).

Fino a due anni fa, avevo dei rimpianti sul mio passato, scelte che poi ho rivalutato mentre altre non le ho più condivise, e pensavo al futuro con una sorta di noncuranza. Ora non più. Il professor Keating in quel capolavoro che è L'attimo fuggente dice che siamo cibo per i vermi, e che dobbiamo vivere al meglio. Concordo. Peccato accorgersene quando già una fetta di vita se ne è andata: ma se non si può cambiare il passato, gli errori fatti, le cose fatte e non fatte, si può cambiare il presente e il futuro, di quello che diventa un conto alla rovescia.
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sabato, 31 ottobre 2009

Non ho l'età, cantava una volta Gigliola Cinquetti, per dire che era troppo giovane. Invece io non ho più l'età, forse per apprezzare film come questo, che non mi fa certo gridare al capolavoro come avevo sentito dire in giro. Anzi, ribadisco che ha scippato l'Oscar ad un vero capolavoro del cinema d'animazione, Persepolis, dall'omonimo fumetto di Marjane Satrapi.

Certo, è carino il messaggio no global e pro alimentazione naturale, è carina l'esaltazione del cibo (ma allora ci sono altri film che lo fanno, come Chocolat, Come l'acqua per il cioccolato o il recente Julie e Julia), la ratatouille e il minestrone fanno venire l'acquolina in bocca, ma stenterei a definire un film così un capolavoro.

E sono molto contenta che la Disney per il prossimo film in uscita a Natale torni all'animazione tradizionale: questa grafica via pc in 3D mi ha decisamente stufata.
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sabato, 31 ottobre 2009

Ho trovato in biblioteca questo manualetto uscito un po' di anni fa per la casa editrice La Tartaruga di Helen Eisenbach, dove si parla, in maniera scherzosa, dell'essere lesbiche e del come trovare altre donne in questa stessa situazione.

Divertente ma un po' frivolo, da leggere e consumare senza tanti pensieri, presenta però un problema importante per le donne lesbiche: riconoscersi tra di loro. Perché mentre gli omosessuali maschi sono abbastanza visibili ed evidenti (e questo porta anche alla violenza contro di loro), le donne gay non sono altrettanto visibili, e se questo si traduce in maggiore sicurezza, si traduce anche in negazione di un'identità e in fraintendimenti che si manifestano in scocciatori di sesso maschile che si sentono autorizzati a provarci con te solo perché sei una donna e scocciatrici di sesso femminili che fanno domande fuori luogo sul perché non hai un fidanzato. Argomento trattato anche nella bella conferenza stampa di presentazione di Viola di mare con Giacomo Pilati, Donatella Maiorca e Valerina Solarino.

In ogni caso, come libro sull'omosessualità femminile è certo ben più bello e completo Più che amiche, della povera Jennifer Quiles, che purtroppo ci ha già lasciati.
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sabato, 31 ottobre 2009

Dopo Figlie dell'Islam di Lilli Gruber, ho voluto leggere quest'altro libro sulla condizione della donna musulmana, scritto da un'altra grande giornalista italiana contemporanea, Giuliana Sgrena, che ha vissuto sulla sua pelle il dramma di queste guerre contemporanee.

Mentre la Gruber ha un atteggiamento positivo e di osservatrice verso la realtà femminile islamica, la Sgrena è decisamente più polemica, raccontando i mille drammi di donne provenienti da Paesi diversi, in situazioni drammatiche, anche quando si trovano nel nostro Occidente. Particolarmente toccante è il capitolo dedicato alle donne musulmane di Bosnia, costrette a riprendere usanze che erano state date per morte per avere aiuto dalla comunità dopo la guerra. Un libro intenso, duro da digerire, ma da leggere senz'altro.
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sabato, 31 ottobre 2009
 


Dopo aver letto L'alchimista, volevo leggere altri libri di Paulo Coelho, e mi sono buttata su questo romanzo in biblioteca, storia dell'iniziazione di un'irlandese di oggi alla Wicca.

L'argomento è interessante, ma lo svolgimento mi è sembrato un po' superficiale, poco addentro alle varie correnti di questa spiritualità al femminile. Piacevole, ma lontano anni luce dall'interiorità de L'alchimista.
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sabato, 31 ottobre 2009

Avevo già incontrato Cristina di Belgioioso, personaggio chiave del nostro Risorgimento disprezzato in quanto donna, in un'ottima biografia scritta da Arrigo Petacco che ho nella mia libreria. Ho voluto leggere anche questa, di Ludovico Incisa e Federica Trivulzio, edita nella famosa e storica collezione della Rusconi con la copertina giallo ocra.

La storia umana di questa socialista attenta ai diritti degli ultimi, giornalista, scrittrice, animatrice di un salotto a Parigi, attiva nella Carboneria e nei moti risorgimentali, amante di George Sand, protofemminista, prima organizzatrice dell'assistenza infermieristica durante la Repubblica romana, è sempre interessante. Ma preferisco decisamente lo stile brillante di Petacco, questo libro coinvolge molto meno.
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sabato, 31 ottobre 2009

Il successo a sorpresa dell'autunno cinematografico è un film che ci si mette un po' a metabolizzare: variante sull'eterno tema del patto con il diavolo per la vita eterna, è un film onirico e immaginifico, con mille digressioni, una trama confusa ma che ti prende, il compianto Heath Ledger che si trova però da fare da spalla ad un grande vecchio come Christopher Plummer.

Non è un capolavoro, forse è un po' troppo confuso come storia, ma è una gioia degli occhi per i colori, la fantasia, la grafica, questo richiamarsi alle origini del cinema, alle lanterne magiche, ai giochi di luci. Intrigante.
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giovedì, 29 ottobre 2009
 

L'altro giorno sono andata ad un colloquio di orientamento per un percorso di reinserimento lavorativo organizzato dalla mia Circoscrizione: percorso che ho scoperto in sede di colloquio essere prevalentemente rivolto a categorie socialmente svantaggiate, quali ex tossicodipendenti, ex detenuti, handicappati, malati psichici. La persona con cui ho parlato però mi ha fatto i complimenti, dicendomi che dimostro di non essermene stata tutti questi anni con le mani in mano, visto che so fare e ho fatto tante cose: e diciamo che questo fa piacere, anche se poi diventa penalizzante.

No, perché io sono abituata al disprezzo indistinto di agenzie per il lavoro e altri soggetti con cui ho fatto colloqui, che ti dicono apertamente che dato che sono due anni che non lavori sono due anni che non fai niente (non interessa loro evidentemente che uno abbia preso un master e un diploma di specializzazione, tra le altre cose), che disprezzano le cose che fai e come sei, per poi proporti lavori talmente schifosi che capisci allora casalinghe, michelassi e altra gente del genere.

Ho deciso però di prendermela con calma, di crearmi delle priorità intorno a me stessa, perché sono stufa di girare come una trottola scontrandomi contro la stronzaggine del mondo che mi circonda: e se sono molto contenta di aver ridotto al minimo la mia vita sociale, troncando i rapporti con gente che pensa solo a vedere stronzate al cinema e alla televisione, a fare shopping, ad andare a zonzo per locali alla sera, a conoscere esponenti del sesso opposto e che ti trattano da fannullona se non sei come loro, voglio comunque rendere la mia vita più soddisfacente. Ho deciso per ora di non fare altri corsi, piuttosto studierò qualcosa individualmente, starò alla larga dalle agenzie per il lavoro, mi curerò i denti (cosa fondamentale), scriverò e continuerò a fare cose gratificanti. E al diavolo tutta sta gente che ti vuol far sentire come una cacca perché ti butti nel fango dei loro lavori squallidi e delle loro ancora più squallide vite...
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martedì, 27 ottobre 2009
 

Finalmente sono riuscita a vedere questo film, capostipite della Nouvelle Vague, diretto dal compianto François Truffaut, che racconta dell'amicizia di due uomini, un francese e un austriaco, tra due guerre mondiali e le loro follie, divisi ed uniti dall'amore per la stessa donna.

Senz'altro si capisce la forza che ebbe nei primi anni Sessanta questa rappresentazione di vita, amore e morte senza tabù, questa critica sotterranea ad una società che si distrugge in continuazione con le guerre: la scena in cui i tre protagonisti in un cinema dei primi anni Trenta vedono un documentario sul rogo dei libri nella Germania hitleriana, è emblematica del disorientamento di una generazione, che dopo aver visto i suoi coetanei morire nelle trincee della Grande Guerra, vide crescere questa follia.

Tra i due protagonisti maschili vince a man bassa la grande Jeanne Moreau, donna affascinante e erotica, oggi grande vecchia del cinema francese, ed allora indubbiamente uno dei volti più interessanti del cinema tout court.
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martedì, 27 ottobre 2009
 



 

Pur ammirando tantissimo e come donna e professionalmente Lilli Gruber, non avevo mai letto niente di suo come libro, ed ho iniziato con questa analisi del ruolo della donna nei Paesi musulmani.

Certo che se i nostri uomini fanno schifo, gli uomini di quei Paesi sono anche peggio, ma quello che colpisce è però la forza di queste donne, diverse a seconda dell'etnia a cui appartengono, ma determinate ad avere più spazi. Ed è curioso che loro vogliano partire proprio dallo studio e dall'interpretazione del Corano per vedere affermati i propri diritti, andando in direzione opposta rispetto al femminismo occidentale, che ha cercato una strada laica e solo in tempi recenti si è rivolto al femminimo sacro, magari tornando sul paganesimo.

Il libro di Lilli Gruber parla di donne imprenditrici e di principesse, di giornaliste e di ribelli, di attiviste per i diritti umani e contro l'infibulazione, di donne che portano il velo con dignità e per scelta e non per imposizione maschile: unico neo, ma credo che sia dovuto alla difficoltà di parlare di questo nei Paesi musulmani, si parla poco delle donne lesbiche musulmane, presenti in quelle culture e spesso perseguitate. In ogni caso ancora una volta si dimostra come le donne siano molto più interessanti e pronte a cambiare la società degli uomini: per forza che ci hanno oppresso ovunque!
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domenica, 25 ottobre 2009

La moglie annoiata di un diplomatico negli anni Quaranta in Francia, che si appassionerà alla cucina francese e saprà proporla agli Stati Uniti, educando il suo Paese al buon mangiare; una trentenne di oggi, con il sogno nel cassetto di diventare scrittrice ma poca costanza, un marito affettuoso, un bellissimo gatto, un lavoro di merda e il desiderio di fare qualcosa, che sarà legato al cibo: sono la Julie e Julia protagoniste del film che ho visto ieri pomeriggio, entrambe esistite veramente, visto che il film è tratto dal libro della più giovane, diventata blogger di successo e poi scrittrice.

Un film che si snoda tra passato e presente, con il filo conduttore dell'amore per il cibo come cartina di tornasole dell'amore per la vita. Il saper fare da mangiare non è una cosa da casalinga infelice, ma un dare un senso alla propria vita, ieri oppressa da regole e dal maccartismo e oggi da uno schifo di società che non ti premia se sei sensibile. Bello, peccato che le ricette siano per lo più carnivore: comunque l'acquolina in bocca, di fronte a ricette come la torta al cioccolato o il meraviglioso dolce Ile Flottante, da me mangiato anni fa a Versailles, mi è venuta eccome. Certo, non come in Chocolat, ma anche Julie e Julia si difende bene.
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domenica, 25 ottobre 2009

Continuo ad adorare la storia di Francia e le sue protagoniste, e ho letto con piacere questa biografia di Evelyn Lever, anche se inferiore a quella bellissima che devo recuperare di Massimo Grillandi.

Jeanne Antoinette Poisson, marchesa de Pompadour, amante di Luigi XV più cerebrale che fisica (era frigida), ambiziosa, ma anche protettrice di letterati e artisti, amante del lusso e della cultura, morta ad appena 42 anni con tanto di aneddoto straziante sulla sua morte (il suo regale amante non poteva partecipare al suo funerale, che doveva avvenire meno che alla chetichella per rispetto per l'etichetta di Versailles, e uscì sotto un diluvio su un balcone con le lacrime agli occhi..) è un personaggio comunque affascinante e tragico.
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sabato, 24 ottobre 2009

Sto seguendo assiduamente le iniziative legate alla mostra Manga Impact al Museo del cinema, e ho avuto modo di seguire quindici giorni fa la conferenza "Io odio i cartoni animati giapponesi" di Alessandro Perissinotto e ieri sera la tavola rotonda Manga generation con vari professionisti. Io mi metto tra i fan di manga ed anime, ho trovato interessante comunque sentire la conferenza di Perissinotto, anche se non condivido molte delle sue cose, in primis che gli anime hanno rovinato la tv (e Il Grande fratello, Uomini e donne, la D'Eusanio e Emilio Fede, allora?) e che Goldrake fosse una scuola di violenza.

Perissinotto ha citato il famoso articolo di Silviero Corvisieri, leader di Democrazia proletaria, in cui si accusa Goldrake di "celebrare il rifiuto viscerale del diverso, di essere un'orgia di violenza annientatrice": secondo molti, la causa principale di tanta violenza dei giovani sono proprio fumetti e cartoni animati giapponesi. Ecco, non credo proprio, le ragioni della violenza, a cominciare da quella dei bulli (che in questi giorni si sono distinti in due ignobili episodi, qui a Torino con la marchiatura a fuoco di un ragazzino di 14 anni e in provincia di Vicenza dando fuoco ad una gattina chiusa in uno zainetto e legata con uno scotch, roba in cui davvero ti chiedi perché le loro mammine non abbiano approfittato a loro tempo dei benefici dell'ottima legge 194 evitando di metterli al mondo...): le motivazioni della violenza vanno ricercate nella cattiveria insita nell'animo umano, nei modelli sbagliati proposti fin in famiglia, nella mancanza di rispetto per i diversi e i più deboli, siano essi omosessuali, stranieri, disabili, animali.

Ma Goldrake insegnava davvero il rifiuto viscerale del diverso e la violenza fine a se stessa? La storia di un alieno scappato dal suo pianeta, venuto sulla Terra per vivere in santa pace lavorando nei campi, che si trova ad essere un eroe suo malgrado, aiutato da una serie di persone che i bulli e non solo loro definirebbero sfigati (Venusia in testa...), con tanto di ammiccamenti slash con Koji (ci sono, ci sono!), mi sembra che trasmetta ben altri valori che non il rifiuto viscerale del diverso e le orge di violenza. Un personaggio che non attacca mai per primo, ma si difende solo se attaccato, che combatte contro un tiranno che vuole portare il terrore e la sopraffazione ovunque, e che nel finale se ne va senza venire pagato (eh sì, cari piazzisti, i soldi non sono tutto!) non mi pare un modello di violenza. E non ricordo di aver percepito un messaggio diverso in altri anime, nemmeno in Ken il guerriero, opere in cui si è aperto ai bambini un mondo diverso, fatto di emozioni e sensazioni anche forti, ma che aiutano a crescere. Senza emozioni e senza fantasia un essere umano avvizzisce, diventa grigio e cercherà sensazioni forti in modo sbagliato, drogandosi o andando in giro a commettere violenza per il gusto di farlo.

Questo non è il mondo migliore possibile, ma non sono stati manga ed anime a rovinarlo. A me gli anime hanno fatto e fanno ancora sognare, mi hanno introdotta ad argomenti come il girls power e l'omosessualità, mi hanno portata ad interessarmi della cultura estremo orientale, e mi hanno creato occasioni di frequentazioni e conoscenze con la cultura otaku. Facile dare addosso ad un cartone animato, quando non si vogliono vedere i veri problemi, le vere manchevolezze, i veri difetti.
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venerdì, 23 ottobre 2009

Non avevo visto questo film a suo tempo perché leggermente arrabbiata che fosse stata preferita agli Oscar Julia Roberts a Gillian Anderson per lo splendido La casa della gioia. A distanza di anni l'ho visto e non l'ho trovato male, anche se ritengo che la statuetta l'avrebbe meritata molto di più Gilly. In ogni caso Erin Brockovich è una storia di impegno civile e di passione, contro i soprusi delle multinazionali, e dimostra anche negli States, malgrado tutto, è più possibile avere giustizia che non da noi (come finiranno i processi per l'amianto e quello della Thyssenkrupp?). Julia Roberts disegna con Erin un personaggio volutamente sgradevole: sboccata, maleducata, odiosa con le altre donne perché come tutte le madri di famiglia sostiene di avere più cose da fare (l'hai voluta la bici? io rispondo sempre così a queste donne...), ignorante, sprovveduta nella vita privata, poco seria al lavoro, ma capace di impegnarsi seriamente in una lotta civile. Detto questo, alla larga nella vita reale da donne come Erin, incapaci di gestirsi, sempre con marmocchi urlanti e cagoni al seguito e con un linguaggio in cui la parola pompini è ancora quella più educata... Grande Finney quando le dice che le servirebbe una scuola di buone maniere!
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venerdì, 23 ottobre 2009

Avevo letto anni fa qualcosa di David Eddins, autore statunitense di fantasy recentemente deceduto, e adesso vorrei riprenderlo in mano. Ho cominciato con questo romanzo sulla maga Polgara (nome che se mai avrò una gattina darò senz'altro a lei), una bella avventura che dura secoli, visto che la protagonista ha il dono della longevità, tra battaglie, giochi di potere, magie. Non particolarmente memorabile, ma simpatico da leggere.
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