mercoledì, 30 settembre 2009

Mi sono decisa a vedere questo film per la presenza della bellissima Eva Green, che ho avuto modo di vedere sotto varie angolazioni... A parte le battute, il film parte bene, la ricostruzione storica è bella, la colonna sonora pure, belle le citazioni cinefile e tutta la prima parte finché i nostri eroi, il ragazzo americano caduto in mezzo al diabolico duo dei gemellini quasi incestuosi, non cominciano a fare sesso. Allora la cosa diventa volgare e gratuita, sarà che non apprezzo proprio di vedere organi sessuali maschili in primo piano. Il film si risolleva nel finale, con gli scontri in piazza del Sessantotto accompagnati dalla meravigliosa Non, je ne regrette rien della grande Edith Piaf.

La prossima volta che Eva si spoglierà esigo di vederla in un film lesbo. E niente uomini, grazie.
postato da: gattaneilibri alle ore 15:03 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, 30 settembre 2009

Mi piace il genere gotico, ammiro le bellezze anni Sessanta come Brigitte Bardot e Jane Fonda (che adoro ancora oggi), l'altro giorno era il settantacinquesimo compleanno di BB e Brigitte Bardot e Alain Delon mi sono piaciuti molto per come in questo periodo hanno preso posizione per una condanna esemplare per due schifosi che hanno dato fuoco ad un cane: c'erano tanti motivi per cui volevo vedere questo film. Purtroppo mi ha delusa, l'ho trovato datato e poco coinvolgente, e dire che io amo molto il cinema di quegli anni.

L'episodio di Fellini, l'ultimo, è senza capo né coda, noiosissimo. L'episodio di mezzo, quello con la Bardot e Delon, non sarebbe male come spunto, ma è statico, freddo, la storia di questo ufficiale vizioso che fugge dal suo sosia fin dall'infanzia, compiendo ogni nefandezza (compresa una scena sadomaso soft contro la povera Brigitte) potrebbe essere grandiosa ma non lo è. Il primo episodio, diretto da Vadim con la bellissima Jane Fonda allora sua moglie non è male come ambientazioni e vicenda, ma è rovinato da un'odiosa voce fuori campo di narratore di cui non si sentiva il bisogno. Peccato.
postato da: gattaneilibri alle ore 14:57 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, 30 settembre 2009

Ispirato ad una storica serie di telefilm fine anni Sessanta (il protagonista era Claude Brasseur, che per la mia generazione resterà per sempre il papà di Vic ne Il tempo delle mele) a sua volta ispirata ad una serie di feuilleton ottocenteschi basati su un personaggio realmente esistito, un ex forzato diventato poliziotto a Parigi, Vidocq è un film a tratti confuso ma non privo di fascino.

Innanzitutto per la presenza del carismatico Depardieu come protagonista, e della bellissima Ines Sastre in un ruolo non solo decorativo. Poi non è male la struttura narrativa del film, ad incastro partendo dalla fine, ma quella che è meravigliosa è la Parigi di sfondo, gotica e fantasy allo stesso tempo. Si può vedere, non è un capolavoro ma un po' appassiona, e il colpo di scena finale a me ha sorpreso.
postato da: gattaneilibri alle ore 14:50 | Permalink | commenti (2)
categoria:
mercoledì, 30 settembre 2009


 

Ho letto con piacere in questi anni diversi romanzi thriller di Elizabeth George, autrice americana che ambienta però i suoi romanzi in Gran Bretagna. Questa sua fatica recente non è da meno rispetto ad altri, un bel tomone di oltre 700 pagine (con forse un paio di lungaggini, ma che alla fine non pesano), che racconta una storia di passato che ritorna e di antichi crimini in famiglia, sempre di sicuro fascino. Il suo libro preferito resta per me Il morso del serpente, ma anche questo non è niente male, e lo consiglierei in particolare, per la tematica di fondo, ai fan di Cold case e dei suoi casi sepolti, di cui sto seguendo con gran piacere la nuova stagione.
postato da: gattaneilibri alle ore 14:46 | Permalink | commenti (1)
categoria:
mercoledì, 30 settembre 2009

In questi anni, complici alcuni viaggi che ho fatto, l'epoca Tudor è diventata una delle mie preferite come ambientazione romanzesca, e mi sono buttata a pesce sopra a Il bastardo della regina di Robin Maxwell, già autrice de Il diario di Anna Bolena.

Il libro ricostruisce la storia del presunto figlio di Elisabetta I e di Robert di Leicester, tra mille avventure: un libro piacevole, non all'altezza dei libri della Gregory, primo fra tutti Il giullare della regina, ma comunque consigliabile a chiunque come me ami questo periodo storico. E l'autrice dalle fonti dimostra che l'esistenza di questo figlio è più che possibile.
postato da: gattaneilibri alle ore 14:42 | Permalink | commenti
categoria:
sabato, 26 settembre 2009




Al Gay Pride di Genova c'era un gruppo di ragazze che brandivano un cartello con su scritto Collettivo etero scontente. Ho poi scoperto che hanno creato anche un gruppo su Facebook, il cui manifesto recita:
Se nei prossimi 2 anni incontreremo sempre e solo uomini stronzi,bastardi,studipi,maschilistii, puzzolenti, menefreghisti, indaffarati, nullafacenti, nullatenenti, ubriaconi, racconta cazzate,l oro e il calcetto,l oro e gli amici.. diventeremo lesbiche!

Che dire se non bene, brave, bis? Certo, non si può diventare lesbiche se non lo si è (l'unica cosa che si può fare è un percorso interiore per capire se l'eterosessismo di cui è pervasa la nostra società non ha soffocato la nostra vera natura di donne lesbiche per un'eterosessualità imposta), ma ben vengano delle donne che vogliono crearsi una vita indipendente da questi uomini, che sono sempre più un disastro.

E francamente, finché lo dice una donna come, lesbica per cui schifata per definizione dai ruoli in cui gli uomini vogliono rinchiuderci e da loro come persone, si può dire che sono di parte, ma se sono anche le etero ad averne avuto le tasche piene significa che non se ne poteva più. Del resto, a parte qualche patetica che li difende (come una tizia che mi ha detto che a lei piacciono tanto i pisellini con attaccati gli omini teneri e affettuosi, non so dove li veda, sarà che a me pisellini e quello che c'è attaccato fa schifo, ma io sono di parte) sento in continuazione lamentele da una vita di donne che conoscono solo maschietti che vogliono sesso gratis, serve gratis, badanti gratis, squallidi come pochi. E sul fatto che più sono brutti più rompono le scatole me ne sono già accorta qui.

Gloria Stenheim diceva che un uomo è utile ad una donna come una bici ad un pesce. Bene che lo capiscano anche le etero.


postato da: gattaneilibri alle ore 11:28 | Permalink | commenti (3)
categoria:femminismo, attualità, omosessualità
venerdì, 25 settembre 2009
 

Avevo qualche dubbio su questo film, temevo che fosse un polpettone per adolescenti, ma poi l'interesse per le location celtiche (favolose, devo scoprire dove l'hanno girato) ha avuto la meglio. E devo dire che non è male.

Certo, è tutto molto patinato, i protagonisti sono belli, il romanticismo impera, la storia di Tristano e Isotta è seguita solo a grandi linee, ma il film è gradevole e lo consiglio a chi ama le ambientazioni medievali, tra fantasy e storia.
postato da: gattaneilibri alle ore 18:12 | Permalink | commenti (3)
categoria:
venerdì, 25 settembre 2009
 

Avevo adorato a suo tempo Il sesto senso, anche se una critica poco furba mi aveva spoilerato il finale. I film successivi di M. Night Shyamalan mi avevano lasciata però perplessa.

Ma questo urban fantasy è a dir poco splendido: una ninfa delle acque che piomba nella piscina di un condominio multi etnico e disfunzionale, sconvolgendo la vita in particolare del custode, ex medico la cui vita è stata distrutta da un dramma devastante, commuove e appassiona. E il finale si mette al secondo posto come addio cinematografico dopo ET.

Mi hai salvato la vita, dice il protagonista alla ninfa. Sì, perché le nostre vite stanno morendo di realtà, e solo la fantasia ci può salvare. Splendido.
postato da: gattaneilibri alle ore 18:09 | Permalink | commenti (1)
categoria:
venerdì, 25 settembre 2009
 

 

Può essere facile parlare male di Dan Brown e della scarsa qualità letteraria dei suoi romanzi. D'altro canto, si legge per piacere (un piacere che non molti hanno, peggio per loro perché quello che ti dà un libro niente e nessuno potrà mai dartelo), e Crypto è un perfetto meccanismo di suspense, tra banche dati in pericolo, computer attaccati, morti misteriose, caccia ad un codice criptato in grado di fermare tutto con tanto di omicidio.

Certo, tutto scontato, ma divertente. E mi è venuta una gran voglia di andare a Siviglia dopo aver letto questo libro. Senza contare il ricordo delle tragedie di Hiroshima e Nagasaki, coraggioso che un americano finalmente riconosca quello che fu un errore madornale.
postato da: gattaneilibri alle ore 18:04 | Permalink | commenti (1)
categoria:
venerdì, 25 settembre 2009
 

 

Ho scoperto questo romanzo di Anna Godbersen nel settore romanzi rosa della biblioteca Villa Amoretti, tra l'altro dovrebbe essere il primo di una serie. Devo dire che si è trattato di una piacevole sorpresa, una storia che riecheggia le atmosfere dei romanzi di Edith Wharton, in primis L'età dell'innocenza, con la vicenda di una ragazza dell'alta società newyorkese di fine Ottocento che decide di sottrarsi ad un matrimonio combinato facendo qualcosa di disperato e clamoroso. Bello, terrò d'occhio questa autrice.
postato da: gattaneilibri alle ore 17:59 | Permalink | commenti (1)
categoria:
venerdì, 25 settembre 2009
 

 

Non mi era dispiaciuto La fratellanza della Santa Sindone dell'autrice spagnola Julia Navarro, e ho preso con curiosità questa sua altra fatica, anche perché quando si parla di archeologia e misteri tra mito e religione io alzo le antennine da coccinella.

Le premesse c'erano tutte per costruire una storia avvincente, non ultimo il richiamo con l'attualità, ma l'insieme non convince. La storia si trascina per pagine e pagine, decolla verso pagina 400 (su 650 pagine) quando vengono fuori le vere motivazioni alla base di quella che è la storia di una vendetta (comprensibile e condivisibile), ma poi si arena di nuovo. E manca una cosa fondamentale, un cardine della letteratura d'evasione: l'eroe. Non ci sono eroi, tutti personaggi abbastanza spenti, tranne forse il manipolo di vendicatori. Si poteva fare molto meglio, con gli elementi a disposizione.
postato da: gattaneilibri alle ore 17:54 | Permalink | commenti (1)
categoria:
venerdì, 25 settembre 2009
 

Mi ha un po' stufato guardare Voyager (ma non condivido petizioni e quant'altro per farlo chiudere, anche perché prima di togliere di mezzo Voyager bisognerebbe far spariti Grandi Fratelli, Isole, Uomini e donne, Prove del cuoco e altre trasmissioni per decerebrati), ma le storie di Templari mi piacciono sempre.

E devo dire che ho letto con piacere questo romanzo dell'autore spagnolo di Jorge Molist, anche perché riesce comunque ad essere abbastanza originale su un argomento in fondo molto frequentato. Una caccia al tesoro, una scoperta di se stessi, tematiche non facili in un romanzo d'evasione come l'omosessualità. Piacevole e divertente, in mezzo a tanta letteratura d'evasione che spesso è fotocopia. Lo consiglio.
postato da: gattaneilibri alle ore 17:49 | Permalink | commenti (1)
categoria:
martedì, 22 settembre 2009

Trasporre al cinema il romanzo più complesso e più ambizioso di Anne Rice, senza il cast del bellissimo Intervista con il vampiro e senza la mano felice di Neil Jordan era un'impresa non facile, e questo va detto. Ma questo film, che ha pure un suggestivo inizio, vira troppo sul videoclip pubblicitario, con un montaggio assurdo, tanta musica, e poco costrutto. E dire che la storia originale ne offriva di materiale su cui lavorare.

Se non si è letto il libro si capiscono poco i personaggi e i legami tra di loro, la trama è confusa e lo svolgimento troppo breve. E dire che gli attori non sarebbero male: Stuart Townsend è un ottimo Lestat, Vincent Perez va più che bene a fare Marius, la povera Aaliyah è perfetta come Akasha, e ci sarebbe anche la splendida Lena Olin nella parte di Maharet. Ma il film non ha nulla del fascino del libro e si trascina. Dimenticabile, e in fretta.

postato da: gattaneilibri alle ore 20:14 | Permalink | commenti
categoria:
martedì, 22 settembre 2009

Conto pian piano di vedere tutti i film di Ken Loach, e sono arrivata con la sua fatica all'apparenza più leggera, una commedia romantica ambientata nella Glasgow (città che ho riconosciuto con piacere in alcune inquadrature) dell'inizio del Millennio, che racconta l'incontro tra un'insegnante di musica inglese e un negoziante pakistano.

All'apparenza più leggera, perché in realtà in questo film si parla di integrazione razziale, di rapporti tra culture diverse, di sogni e bisogni, di rapporti tra uomini e donne, di vari tipi di razzismo e bigottismo (l'insegnante estromessa dalla scuola religiosa perché è divorziata e convive con un uomo non cristiano): il tutto in maniera non pesante, certo, ma che ti fa riflettere.

E tra i due protagonisti, carini e impegnati anche in un paio di scenette ardite, io scelgo Tahara, la sorella di lui, ragazzina grintosa che sfida i genitori per andare a studiare giornalismo a Edinburgo (a un'ora di autobus da Glasgow) e che nella prima scena fa un discorso sull'Islam da incorniciare e da applausi a scena aperta. Solo quello vale tutto il film, che pure è gradevole.
postato da: gattaneilibri alle ore 20:09 | Permalink | commenti
categoria:
martedì, 22 settembre 2009
Ho letteralmente adorato Tutto sua mia madre di Pedro Almodovar, e volevo vedere altri film di questo regista, perché mi era piaciuto il suo modo di dirigere e di raccontare, e le tematiche che sceglie.

Ho visto due sue fatiche successive, Parla con lei e Volver, e anche se reputo sempre Tutto su mia madre il suo capolavoro, devo dire che sono notevoli entrambi.


Volver, storia di un gruppo di donne senza uomini tra vecchi misteri, drammi attuali e voglia di vivere, mi ha fatto apprezzare finalmente Penelope Cruz, che avevo sempre reputato una stellina fagocitata da Hollywood e che qui è invece bella, brava, viva, a tutto tondo. Anche se il mio personaggio preferito resta la sorella goffa, Sole, la parrucchiera.



Parla con lei tratta di cose scomode, anzi direi fastidiose. A parte il fatto che una dei protagonisti è una torera (e questo non la rende simpatica fino in fondo), c'è un maniaco sessuale che stupra una poveraccia in coma mettendola incinta. Potrebbe essere tutto sgradevole, ma il regista riesce a rendertelo non solo sopportabile, ma a farti appassionare alla storia. E anche se Benigno, lo sfigato stupratore, è il classico uomo che nella real life si prende a calci nel sedere, il resto risulta comunque bello e poetico. Splendida Leonor Watling, la ballerina in coma, che mi auguro non sappia mai cosa le è successo mentre dormiva.


 

postato da: gattaneilibri alle ore 20:03 | Permalink | commenti
categoria: