Cara signorina Di Nardo,
il quotidiano della mia città, La Stampa, ha voluto dedicare una pagina intera al fatto che lei si è laureata in lettere e filosofia con 110 e lode con una tesi su Socrate. Siamo praticamente colleghe, peccato che con la mia tesi di laurea su Salgari io fossi riuscita solo a racimolare un misero 101.
Ritengo che in una società come la nostra, dove l'istruzione e la cultura vengono bistrattate per "valori" ben più discutibili, quali fare soldi con mezzi non sempre leciti, fare sesso a destra e manca e perdere tempo con passatempi quali la discoteca, sia sempre positivo che una persona scelga di migliorare se stessa con lo studio. Però mi spiace ma vorrei dirle alcune cose, perché mi sembra che lei da questo punto in poi avrà molta più fortuna di tante persone che sono fuori nel mondo, che studiano e poi si scontrano con una società con i valori di cui sopra che le penalizza, escludendole se giustamente non ne accettano i valori (veda come si sono comportati con me in alcune agenzie per il lavoro quando ho detto loro che con una laurea e un master non volevo finire a fregare pensionati e casalinghe in un call center di vendita, perché questo è il lavoro che hanno il coraggio ad offrire a persone con la mia cultura...).
Gentile signorina di Nardo, lei sarà anche diversa oggi, ma penso che non bisogni dimenticare cosa ha combinato otto anni fa, quando ha ucciso in maniera ignobile sua madre e il suo fratellino, con la complicità del maschietto che in quel momento soddisfava le sue voglie sessuali. Posso capire che in famiglia si creino delle criticità, io stessa ne ho avute e ne ho tuttora proprio con mia madre (che essendo casalinga e non riuscendo a capire che si possa vivere benissimo senza fare la serva ad un uomo mi ha sempre criticata), ma alla faccia, prendere a coltellate una persona non è certo il modo di risolverle.
Sono da sempre contraria alla pena di morte e alla tortura (e si vergogni l'ex segretario di stato americano Rice che ha ratificato la tortura a Guantanamo), ma sono anche contraria al perdonismo e al buonismo a tutti i costi, in cui persone che si sono macchiate di delitti infami vengono aiutate molto di più di quando meriterebbero, mentre chi si è sempre comportato bene e non ha mai massacrato il suo prossimo, anche molesto, a coltellate, viene riempito di palettate di merda. E il fatto che in periodi di crisi a gente come lei o a Pietro Maso, suo collega di crimini, venga offerto un lavoro, è semplicemente nauseante, oltre che diseducativo. Vorrei capire, bisogna ammazzare qualcuno per essere considerati e aiutati? In fondo non si tratta di peccati minori, come i festini a base di cocaina e trans di un noto rampollo torinese che ha tutta la mia simpatia per come ne è uscito, ma di crimini.
Sono contenta che si sia accorta che nella vita c'è altro oltre il sesso, la droga e prendere a coltellate i suoi familiari, peccato che chi sa queste cose fin dall'inizio non goda dell'aiuto di cui ha goduto lei. Riscoprire certi valori è positivo, ma è più positivo averli fin dall'inizio, non le pare?
Saluti
Una laureata