mercoledì, 29 aprile 2009


Un film diversissimo da Nella valle di Elah, anche se con le stesse premesse di fondo, parlare della guerra di Iraq. Lungo nemmeno un'ora e mezza, si concentra su tre vignette: due soldati, un nero e un messicano, sotto il fuoco nemico in Afghanista, un professore universitario che discute con un suo allievo di guerra, responsabilità, generazioni, una giornalista anziana che intervista tra mille dubbi un senatore ultrasicuro del suo operato. E alla fine il risultato è comunque ottimo, e ti fa riflettere e tanto su una cosa che ha segnato il nostro momento, e negli States ancora di più. La mano lunga di Robert Redford, liberal doc che ha visto i suoi valori andare in crisi e poi riemergere con Obama, si sente eccome. Nella valle di Elah è un giallo, questo è un documento: e sono da vedere entrambi.
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categoria:cinema, attualità
mercoledì, 29 aprile 2009


Continuo ad adorare la storia di Francia ( a proposito, i lunedì pomeriggio stanno ridando i film di Angelica, per la serie mettiamo le cose in orari impossibili, beh va già meglio che con Xena, almeno di Angelica i dvd sono usciti...) e ho voluto leggere questo saggio di Antonia Fraser, autrice della forse migliore biografia contemporanea su Maria Antonietta.
L'autrice ricostruisce la vita di Luigi XIV attraverso il suo rapporto con le donne, dalla madre, Anna d'Austria, che mise al mondo il futuro re quasi in menopausa, alle nipoti Mancini di Mazzarino, da Louise de la Vallière alla Montespan, da madame de Maintenon alla nostra Maria Adelaide di Savoia, la ragazzina sposa di suo nipote che allietò la sua vecchiaia. Tutto affascinante, anche se per me, che ho già letto molto in tema, già visto e sentito. Forse il libro di Simone Berthière in tema, Le donne del Re Sole, è più appassionante. Detto questo, se si amano questi argomenti, è un libro che si proverà piacere a leggere comunque.
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categoria:storie, biografie, reali
lunedì, 27 aprile 2009
Me l'aspettavo perchè era malata da tempo, ma quando ho saputo che la mia vicina di casa Titti, una signora di 83 anni che è vissuta in anticipo sui tempi visto che non si è sposata, era laureata in chimica e ha lavorato per anni nella sicurezza di varie aziende prendendosi critichi e insulti dai maschietti che non volevano seguire i suoi consigli (per la serie le morti bianche sono una vergogna, ma occorre anche che cambi la mentalità di certi lavoratori), aveva raggiunto la sua sorella Mina, laureata in farmacia e farmacista, anche lei zitella, mi è spiaciuto non poco. Perché questa persona era una parte della mia vita e della mia casa...
Ma la giornata non era ancora finita, sotto questa pioggia battente. Quasi vent'anni fa ho conosciuto, tramite contatto epistolare, una otaku storica di Roma: Caterina Cantone, appassionata di tutti i manga e anime classici (i migliori), Lady Oscar in testa. Ci siamo scritte prima in maniera amanuense e poi via Internet, usando lo strumento di Facebook ultimamente. Sapevo che aveva dei problemi, di salute e familiari, ma mi ha sempre dato l'idea di una persona viva ed attiva, piena di interessi e di vita, come tante persone non riescono ad essere. Ieri ha avuto un attacco di peritonite e ci ha lasciati: aveva 43 anni. Ero andata a fare due viaggi brevi a Roma nel 2007 e 2008 e non l'avevo vista, tanto pensavo di avere tempo. Si pensa sempre di avere tutto il tempo del mondo: peccato che poi succeda qualcosa che ti fa capire che non è così....

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categoria:vita, passioni, morte
domenica, 26 aprile 2009


Ieri era il 25 aprle, anniversario della Liberazione, e che dire se non che condivido in pieno quello che ha detto Napolitano sulla guerra partigiana? Sono contenta che questa festa continui ad essere celebrata, e non solo per avere un giorno di vacanza in più, ma perché deve essere un momento di riflessione su quali sono i valori veri della vita, non avere in tasca quattro soldi da spendere in discoteca o al centro commerciale, ma cosa è stata la guerra di Liberazione dai valori infami del nazifascismo, purtroppo presenti in maniera più o meno strisciante nella nostra società. Ieri sera a Blob, prima di Che tempo che fa, dove c'è stato un intervento di Zagrebelski, c'erano interviste di donne partigiane: da sentire e da rabbrividire. E se mi spiace che dei ragazzi di diciotto anni siano morti militando per Salò, perché nessuno dovrebbe morire a quell'età, non mi sento di  metterli sullo stesso piano di chi combatteva per la libertà e la democrazia, contro le idee deliranti di Hitler e company. Perché non è la stessa cosa.
Domani è santa Zita, patrona di noi zitelle, donne che hanno scelto di vivere senza un uomo accanto, portando alle estreme conseguenze il femminismo. Donne bistrattate di tutti, perché veniamo descritte come brutte perché nessun uomo ci vuole (in realtà siamo noi a non sapere cosa farcene degli uomini, abbiamo di meglio da fare che servirli, e su quanto sono brutti la maggior parte degli uomini stenderei un velo pietoso...), egoiste (perché chi vorrebbe imporci il suo modo di vivere è molto altruista, vero?), aride (con tutti gli interessi culturali che abbiamo aride saranno le casalinghe che passano le loro giornate con Maria de Filippi e Il Grande fratello..), acide perché non la diamo via (sai che divertimento, tenendo conto della media dei rappresentanti dell'altro sesso..), incapaci di goderci la vita (veramente ce la godiamo, meglio andare in un museo o leggere un libro che stirare, fare da mangiare e pulire il culo del suocero invalido...), fanatiche del lavoro (ad avercelo un lavoro...) e altre cosine amene che almeno a me non hanno fatto altro che convincermi che la mia è la strada giusta.  Auguro Buona santa Zita a tutte le zitelle felici e appagate, e vorrei dedicare questa festa a due zitelle doc: Rita Levi Montalcini, che l'altro giorno ha compiuto cent'anni e che ha dimostrato a tutti che lo studio e il lavoro sono molto più appaganti e gratificanti di un uomo e di una famiglia (non che ci voglia molto) e Susan Boyle, zitella inglese che ha sovvertito i falsi valori della nostra società. Siete grandi, altro che le veline o le casalinghe ridenti de La prova del cuoco...
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categoria:storia, attualità, zitellaggio
domenica, 26 aprile 2009


Ho rivisto questo film di inizio anni Novanta, e al di là dell'inevitabile passare degli anni (mi ricordo benissimo quando uscì al cinema, e pensare che allora non c'erano i cellulari e Internet, cosa evidente, è quasi come parlare della preistoria), devo dire che resta un grande film. Grandi le due attrici e mi spiace di non vedere più spesso Geena Davis, grande la storia, grandi gli scenari, grande anche se tragico il finale (sarebbe stato troppo per l'America puritana un lieto fine per queste due ribelli con causa...), ma soprattutto grandiosa la loro ribellione contro il potere maschilista, rappresentato qui dallo schifoso che cerca di stuprare Thelma nel parcheggio (e che fa una fine da applauso) e dal camionista volgare che pensa che le donne siano tutte troie pronte a gradire le sue attenzioni disgustose (problema con cui noi donne facciamo i conti in continuazione) e che viene sistemato a dovere. Un bel film davvero, con una splendida colonna sonora, con un ritmo da urlo, con un senso on the road alla Kerouac e una condanna del maschilismo e della violenza della società americana. Alla fine, meglio morire che sottomettersi e ritornare serve ed oggetti sessuali.
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categoria:cinema, femminismo
domenica, 26 aprile 2009
Cara signorina Di Nardo,
il quotidiano della mia città, La Stampa, ha voluto dedicare una pagina intera al fatto che lei si è laureata in lettere e filosofia con 110 e lode con una tesi su Socrate. Siamo praticamente colleghe, peccato che con la mia tesi di laurea su Salgari io fossi riuscita solo a racimolare un misero 101.
Ritengo che in una società come la nostra, dove l'istruzione e la cultura vengono bistrattate per "valori" ben più discutibili, quali fare soldi con mezzi non sempre leciti, fare sesso a destra e manca e perdere tempo con passatempi quali la discoteca, sia sempre positivo che una persona scelga di migliorare se stessa con lo studio. Però mi spiace ma vorrei dirle alcune cose, perché mi sembra che lei da questo punto in poi avrà molta più fortuna di tante persone che sono fuori nel mondo, che studiano e poi si scontrano con una società con i valori di cui sopra che le penalizza, escludendole se giustamente non ne accettano i valori (veda come si sono comportati con me in alcune agenzie per il lavoro quando ho detto loro che con una laurea e un master non volevo finire a fregare pensionati e casalinghe in un call center di vendita, perché questo è il lavoro che hanno il coraggio ad offrire a persone con la mia cultura...).
Gentile signorina di Nardo, lei sarà anche diversa oggi, ma penso che non bisogni dimenticare cosa ha combinato otto anni fa, quando ha ucciso in maniera ignobile sua madre e il suo fratellino, con la complicità del maschietto che in quel momento soddisfava le sue voglie sessuali. Posso capire che in famiglia si creino delle criticità, io stessa ne ho avute e ne ho tuttora proprio con mia madre (che essendo casalinga e non riuscendo a capire che si possa vivere benissimo senza fare la serva ad un uomo mi ha sempre criticata), ma alla faccia, prendere a coltellate una persona non è certo il modo di risolverle.
Sono da sempre contraria alla pena di morte e alla tortura (e si vergogni l'ex segretario di stato americano Rice che ha ratificato la tortura a Guantanamo), ma sono anche contraria al perdonismo e al buonismo a tutti i costi, in cui persone che si sono macchiate di delitti infami vengono aiutate molto di più di quando meriterebbero, mentre chi si è sempre comportato bene e non ha mai massacrato il suo prossimo, anche molesto, a coltellate, viene riempito di palettate di merda. E il fatto che in periodi di crisi a gente come lei o a Pietro Maso, suo collega di crimini, venga offerto un lavoro, è semplicemente nauseante, oltre che diseducativo. Vorrei capire, bisogna ammazzare qualcuno per essere considerati e aiutati? In fondo non si tratta di peccati minori, come i festini a base di cocaina e trans di un noto rampollo torinese che ha tutta la mia simpatia per come ne è uscito, ma di crimini.
Sono contenta che si sia accorta che nella vita c'è altro oltre il sesso, la droga e prendere a coltellate i suoi familiari, peccato che chi sa queste cose fin dall'inizio non goda dell'aiuto di cui ha goduto lei. Riscoprire certi valori è positivo, ma è più positivo averli fin dall'inizio, non le pare?
Saluti
Una laureata
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categoria:vita, attualità
venerdì, 24 aprile 2009


Sono riuscita finalmente a vedere questa biografia del cantante country Johnny Cash, che mi interessava vedere perché ascolto spesso con passioni le sue ballate. Tra l'altro, non sapevo che fosse già morto.
La vicenda umana del protagonista, simile se vogliamo a quella di altri suoi colleghi e colleghe (infanzia povera e comunque lontana dal successo, successo raggiunto per caso, stress e sregolatezza, amore impossibile, matrimonio infelice, incomprensioni con i colleghi, ribellione, caduta nel baratro, risollevamento), ha dei punti di gran interesse, ho amato molto la scena del concerto nella prigione e il carattere ribelle di Johnny, che non riusciva a capirsi con la moglie troppo conformista che si era scelto. Quello che mi è piaciuta molto in questo film è la ricostruzione d'epoca, gli anni Cinquanta e Sessanta, e la colonna sonora, ovviamente. Ho rivisto con piacere in un ruolo secondario Robert Patrick, il mitico John Doggett, e devo dire che se la cava proprio bene a fare il padre duro del protagonista. Brava la Whiterspoone (doppiata in italiano da Elisabetta Spinelli, la voce di Sailormoon, e tra l'altro io l'ho pure incontrata), ma l'Oscar l'avrei dato a Joaquin Phoenix, superbo a fare Johnny.
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categoria:musica, cinema, attrici
venerdì, 24 aprile 2009


In quest'ultimo periodo mi è capitato di dover rispondere "no, grazie" alle proposte di due fanciulle che volevano approfondire la conoscenza. E' inutile: per me la vocazione a fare la zitella solitaria viene prima di tutto il resto, e tra il buttarmi in qualcosa di cui non sento il bisogno e starmene da sola scelgo la seconda ipotesi. Mentre auguro mentalmente buon compleanno ad una meravigliosa zitella come Rita Levi Montalcini, 100 anni e uno spirito da ragazza (mi sono commossa quando ha detto che con la morte perdi solo il fisico, non quello che sei) e mi appresto lunedì a festeggiare la mia patrona santa Zita (se ne avrò il tempo), non posso che registrare ancora una volta la mia totale mancanza di voglia di legarmi a qualcuno.
Erano due cose problematiche: una persona abitava lontanissimo, e avrei dovuto aver voglia di investire tempo e denaro per frequentarla, l'altra è una separata con prole, che lavora in ambiti che detesto (agenzie per il lavoro e call center, alla larga), con pochi soldi e voglia di fare vita sociale. Ma al di là dei problemi specifici, c'è il fatto che non mi va di dover rinunciare ai miei spazi per star dietro alle esigenze di un'altra persona: perché oltre al lavoro, al quale non rinuncerei mai per fare la casalinga (ma se non stai dietro ai maschietti quel rischio non lo dovresti correre), ci sono anche tutte le mie passioni e interessi, le mille cose dietro le quali ho voglia e piacere di stare, che non potrei mai mettere da parte. Invecchierò da sola, in mezzo ai miei libri e ai miei gatti. Ma è questo quello che voglio. Comunque con le donne sono educata, mica come con gli uomini, che copro di insulti se hanno la malaugurata idea di provarci..
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categoria:vita, zitellaggio
mercoledì, 22 aprile 2009

Visto che bisogna tirare avanti, ho iniziato il mio stage come bibliotecaria e devo dire che mi sta piacendo molto, molto di più del corso. Anzi, mi sento davvero realizzata, diciamo che mi andrebbe benissimo fare questo lavoro per i prossimi venti o trent'anni. In mezzo ai libri, con la gente che parla piano, con i miei compiti da svolgere... cosa volere di più dalla vita?

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categoria:vita, scelte
domenica, 19 aprile 2009


E anche quest'anno è venuto e se ne è andato Torino Comics. Tra giri per stand, cosplay, acquisti (alla fine ho comprato qualcosa, anche se mi sono tenuta), quattro chiacchere che si fanno sempre volentieri, saluti, sogni, e noodles al Teriyaki si sono consumate queste tre giornate. In questi anni è cambiato il mio approccio a Torino Comics, anni fa avevo molto più la fregola degli acquisti e anche di buttarmi nella mischia, oggi faccio le foto, rimango in disparte, soprattutto da quando i ragazzi mi danno tutti del lei. Prendevano in giro una ragazza che conosco bene dandole della nonnina, ecco questa ragazza ha ben sei anni in meno di me.

Farei alcune segnalazioni, sia in positivo che in negativo:
  • Belli i cosplay, ma giuste le lamentele su alcuni disservizi dell'organizzazione, che non era nelle mani della famosa Anaco, che è stata estromessa;
  • Ottimo aver aiutato la Croce Rossa per il terremoto d'Abruzzo, io ho contribuito;
  • Devo conoscere meglio la serie Battlestar galactica, sia quella vecchia che quella nuova, perché mi ispira, e perché ho avuto modo di conoscere alcuni suoi interpreti;
  • Bellissimo il banco Mangayamo, sui manga a carattere omosessuale;
  • I miei complimenti alle sorelle Deroma, in particolare a Tamara per il suo romanzo I sette demoni reggenti, che ho acquistato e mi attira moltissimo;
  • Ho anche acquistato Il teatrino delle bambole morte, poesie in stile Gothic Lolita, piccolo gioiello di stile;
  • Ho provato una certa emozione vedendo il mio libro su Candy in uno stand: quando mi arriveranno le mie copie? Tra l'altro, è uscito anche quello su Harlock...
  • Segnalo la ripubblicazione del manga di Georgie ad opera della Magic Press con un'ottima edizione;
  • Ho acquistato finalmente i box completi de Il mistero della pietra azzurra in dvd nello stand Yamato, lasciandogli a malincuore per un prossimo acquisto il box degli speciali televisivi di Osamu Tezuka, piccole chicche da non perdere;
  • Splendida anche se già vista a Milano un paio d'anni fa la mostra su Lady Oscar nello stand Yamato;
  • Le hanno poi buttate fuori, ma possibile che le fiere debbano essere rovinate da quelle truffatrici megere che si spacciano per volontarie, rompendo le scatole ai passanti cercando di estorcere denaro per le loro penne e cartoline (per le quali suggerirei un uso alternativo, visto che hanno un tafanario bello grosso)? Possibile che le forze dell'ordine, pronte a caricare i ragazzi dei centri sociali,  gli anziani e le famiglie che manifestano contro la Tav, i suonatori ambulanti e i barboni, non riescano a prendere a manganellate questa manica di delinquenti che hanno reso impossibile passare il sabato di fronte alla Fnac in via Roma?
  • E a proposito di megere, che ci faceva una certa pazza omofoba con manie sataniste a zonzo per Torino Comics?
Arrivederci all'anno prossimo Torino Comics.
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categoria:fumetti, cosplay, eventi fumettari
domenica, 19 aprile 2009


Nella mia frequentazione ultratrentennale del cinema hollywoodiano classico, non avevo mai visto questo piccolo gioiellino della seconda metà degli anni Quaranta, che era stato fatto oggetto di alcuni rumor di remake una decina d'anni fa con Sean Connery e Julia Roberts nei panni dei due protagonisti. Non se ne è fatto niente, e direi per fortuna.
Un delizioso film in bianco e nero, tra paranormale e melodramma d'amore, nella storia di Lucy, vedova dei primi del Novecento, che con la sua bambina (una Natalie Wood esordiente) si innamora di una dimora sulla riva del mare, infestata dal fantasma di un capitano di nave con il quale vivrà un breve idillio salvo credere che si sia trattato di un sogno. Invecchierà serena e da sola, per ricongiungersi alla fine con il suo marinaio. Splendida Gene Tierney, diva oggi quasi dimenticata ma di una bellezza straordinaria, magnifico Rex Harrison nella parte del marinaio, efficace anche se odioso George Sanders nel ruolo del fedifrago. Si parla di scrittura e di solitudine, di una donna che per non accontentarsi della mediocrità se ne rimane da sola, in attesa di un amore oltre la morte, sfidando le convenzioni del tempo. E già solo per questo l'ho adorato, oltre che per la bella fotografia e per quella casa un po' gotica della quale mi sarei innamorata anch'io. Consiglio questo film a tutti gli amanti dei film hollywoodiani classici, perché merita davvero.
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categoria:attrici, film classici
domenica, 19 aprile 2009


Ho trovato su una bancarella a poco prezzo questo libro di Melissa Marr, posteriore a Wicked lovely e devo dire nettamente inferiore. Wicked lovely non mi aveva esaltata ma aveva una buona idea di fondo, questo l'ho trovato davvero abbastanza sconclusionato e poco appassionante. Bella solo la copertina.
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categoria:fantasy, gothic, scrittrici
venerdì, 17 aprile 2009


Stranamente non avevo mai visto per intero questa commedia romantica, interpretata dalla fidanzatina d'America Meg Ryan, adorabile, e dall'affascinante Hugh Jackman (anche se devo dire che è meglio adesso che allora, sarà come il pecorino, invecchia con il tempo).
Un film grazioso, con forse qualche lungaggine nella parte centrale, un contrasto tra oggi e ieri manicheamente risolto dalla parte di ieri (ma una donna in carriera come Kate nell'Ottocento sarebbe stata felice? Il mio cinismo mi dice di no, ma è un film...), con dialoghi brillanti, un lieto fine tutto miele e lucciconi, divertimento e romanticismo. Ho preferito altre commedie sentimentali (per citare due titoli con Meg, Harry ti presento Sally e C'è posta per te, meno melensi e più pratici) ma Kate & Leopold si lascia vedere con simpatia.
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categoria:cinema, romance
venerdì, 17 aprile 2009


Ho preso in prestito questo libro in biblioteca perché mi attirava l'epoca in cui era ambientato (fine Settecento), ignara di tutta la bagarre che aveva suscitato on line. L'autrice, tale Maria Elisabetta Scavio, pare di buona famiglia, è stata fatta oggetto di ogni tipo di critica, da quella di essere una raccomandata (forse questa non è poi così fuori del mondo) a quella di avere un'immaginazione malata (e allora l'autrice di Cento colpi di spazzola prima di andare a letto cos'è?).
Allora, dico la mia. Premetto che sono diffidente verso i ragazzini scrittori, detesto i fenomeni tipo Moccia e Cento colpi di spazzola, sono atterrita dalle quattordicenni che scrivono di sesso (anche se credo che si possa scrivere sull'argomento solo basandosi su libri e film, anche perché quando lo fai cento ad uno ti delude, lo dice una che trova più eccitante leggere romanzi e fanfic che praticare...) e ritengo che ci sia qualcosa di malato e di vagamente pedofilo a raccontare di un sessantenne che se la fa con una quattordicenne. Inoltre il libro ha almeno duecento pagine di troppo, e degli anacronismi allucinanti (non si parlava di disturbi alimentari allora, il sovrappeso non era visto male come oggi, le mutandine non le portava nessuna, a sessant'anni non potevi essere sexy, e possibile che non ci sia un accenno al fatto che Francia e Inghilterra erano in guerra)
.
Però la storia alla lunga un po' ti prende: l'inizio è carino e la fine è molto bella, pur struggente e melensa. Avrei tolto un po' di sesso, di ingenuità, di anacronismi e di lungaggini, avrei abbassato l'età di Bart, ma la storia non è poi così brutta. Forse perché nel mio cinismo penso che sia giusto incentivare gli interessi culturali di una ragazzina, forse perché mi sono ricordata di quando a 14 anni mi ero innamorata del marito di Angelica, forse perché questo libro non è proprio tutto da buttare come altri del genere. Consiglierei all'autrice di non rinunciare a scrivere, e magari di documentarsi di più. Con affetto, comunque.
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categoria:romance, scrittrici
giovedì, 16 aprile 2009


A metà strada tra il romanzo e l'autobiografia, questo libro racconta l'infanzia dell'autrice Dominika Derry, futura ballerina classica, nella Praga della Guerra fredda, in una famiglia insolita di oppositori al regime, all'interno di un mondo di zie acquisite, maestre di danza, zingari, burocrati. Un libro che fa pensare, malinconico e divertente, terribile in certe cose ma nello stesso tempo pieno di speranza e di affetto, nella storia di un'infanzia che malgrado tutto è felice, forse perché poco consumistica. Peccato solo che il finale sia troppo frettoloso e lasci in sospeso tutto. Per sapere cosa ha fatto l'autrice dobbiamo leggere i risvolti del libro: ha realizzato i suoi sogni, comunque.
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categoria:storia contemporanea, scrittrici