venerdì, 30 gennaio 2009


Il film che ho voluto vedere quest'anno per ricordare il Giorno della Memoria è stato Julia, di Fred Zinneman, solido professionista hollywoodiano (era suo Da qui all'eternità) ed interpretato magistralmente da Jane Fonda e Vanessa Redgrave, con due parti di sopporto degli ottimi Jason Robards e Maximilian Schell (che devo ancora riprendermi per averlo visto ridotto a fare il padre della Teazza in Deep Impact) e il debutto di Meryl Streep in un ruolo secondario.
Ispirato alle memorie giovanili della scrittrice Lilian Hellman, commediografa, autrice, giornalista, e alla sua amicizia totale che risaliva all'infanzia per Julia, attivista politica ingoiata dal nazismo, il film è uno dei più begli inni all'amicizia tra donne, una storia d'amore taciuto tra le due, con uno sfondo storico interessante e che sconvolge sempre. Negli ultimi anni sono stati fatti ottimi film sulla Shoah, penso a Il pianista o a Schindler's list, ma questo film resta comunque struggente e disperato, un inno alla vita e all'amicizia travolte dalla barbarie. Vorrei sapere di più su Lilian Hellman, autrice della splendida commedia che ispirò il film Quelle due con Audrey Hepburn e Shirley Mac Laine, uno dei primi film sull'omosessualità femminile.
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categoria:cinema, storia, attrici
venerdì, 30 gennaio 2009

Non mi è mai piaciuta Mara Carfagna, ma sportivamente devo riconoscerle il merito di aver fatto passare finalmente la legge sullo stalking: chi perseguita le ex o semplicemente le donne che non vogliono saperne di loro (problema che io conosco bene, essendote stata vittima diverse volte) rischierà una pena considerevole, sperando sempre che non ci siano scarcerazioni per decorrenza dei termini ed altre amenità del genere.
Resta l'X-File di come ha potuto fatto coincidere questo provvedimento coraggioso con le sue idee retrograde sul ruolo della donna nella società, sul fatto che per lei una donna è protetta solo in ambito familiare (come no!) e che se rifiuta i ruoli tradizionali di cura (grazie, ho di meglio da fare che servire un uomo, tipo studiare, lavorare, scrivere, viaggiare, creare, girare per musei e fare una vita più gratificante di quella che peggio per loro sceglievano le nostre madri e nonne e che purtroppo continuano a scegliere troppe donne oggi) si mette in pericolo. Comunque nella vita bisogna essere flessibili, e riconosciamo che le persone possono cambiare idea o almeno mettersi in discussione.
In ogni caso il problema dello stalking è gravissimo e deriva nell'immaturità del genere maschile (non sono tutti così, ma chi lo è rompe per mille..) di capire che noi donne non siamo al loro servizio, che molte cominciano a mettere in discussione i ruoli tradizionali di donna oggetto o angelo del focolare (anche se troppe continuano ad accettarli, e va beh, non si può salvare il mondo..) e che possiamo avere altre priorità che mettersi con il primo che passa, magari pure brutto, idiota e maschilista. Lì sotto c'è l'idea appunto maschilista che una donna non si senta completa senza un uomo accanto (tante purtroppo ragionano così, ma non tutte, non io, che oltre tutto sono pure femminista separatista quindi per ideologia sono contraria ad avere rapporti sessuali e sentimentali con gli uomini, potrei fare un'eccezione per Nicholas Lea o David Boreanaz, ma giusto un'eccezione...), condivisa da tante donne che ti guardano strano se dici che non hai il fidanzato per scelta perché hai di meglio da fare che trovarti un uomo, anche solo coccolare il tuo gatto, e che se sei sola sei una disperata pronta a fare sesso con il primo che conta o meglio ancora una schiava dell'orologio biologico e terrorizzata dalla solitudine pronta a buttare via la sua libertà pur di avere un uomo.
Senza contare l'altro aspetto dello stalking, l'accettazione che se è una storia è finita è finita, le minestre riscaldate non sono mai buone e bisogna accettare la fine di un rapporto.

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categoria:femminismo, attualità
giovedì, 29 gennaio 2009

Oggi non è propriamente una bella data: dieci anni fa se ne andava il mio papà, quattro anni fa il mio micio Anselmo. Io purtroppo, malgrado tutto il mio idealismo, non riesco a credere all'idea di poterli rivedere un giorno, I would want to believe, ma non ci riesco...
Tra l'altro sono morti entrambi in momenti in cui ero un po' confusa, oggi sto meglio di allora e purtroppo loro non ci sono più, mio padre è morto con il rimpianto di non vedermi più scrivere, allora non ne volevo più sapere, e chissà se sarebbe felice di vedermelo rifare di nuovo. Tanto purtroppo ci sono cose che non si possono cambiare. Ho solo voluto ricordarli.
Qualcuno ha detto su Fabrizio de André: meglio perderti che non averti mai incontrato. Potrei dire la stessa cosa, ma non è una gran consolazione, tranne che per me alla fine non conta la fine che si fa, che per tutti è uguale, ma il percorso che facciamo qui.

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categoria:vita, animali, gatti
mercoledì, 28 gennaio 2009

Mi mancano ancora duecento pagine alla fine del terzo volume, The sweet far thing, della trilogia di Gemma Doyle che è entrata nella mia vita in maniera strana: avevo visto alla Coop il secondo volume tradotto in italiano, Angeli ribelli (caro come il fuoco, basti pensare che i tre libri in inglese su Amazon costano poco di più di un libro della Elliott in italiano), mi ha attirato, ho fatto un giro su Internet, mi sono fatta convincere e ho comprato il tutto in lingua originale.
Sono un'amante del fantasy, ma devo riconoscere che, partendo dai capostipiti, e cioè Il signore degli anelli, Harry Potter ma anche Marion Zimmer Bradley e La storia infinita, non è poi così facile trovare delle cose valide ed originali in un genere che ha goduto in questi ultimi anni nel nostro Paese di un boom senza precedenti, che ha creato tanti fan di tutte le età, non ultima la sottoscritta.
La trilogia di Gemma Doyle è tante cose, alcune già sentite: ci sono echi di Orgoglio e pregiudizio, di Piccole donne, di Pic nic and Hanging Rock, di certi manga, di Giovani streghe, il tutto mixato devo dire in maniera sapiente. Protofemminismo e magia, gotico e venature saffiche, romanzo di formazione e sensualità, avventura e fantasy: pur avendo apprezzato Twilight, devo dire che questi tre libri hanno una marcia in più.
Corre voce che verrà fatto un film l'anno prossimo, e i fan fanno il nome di Rachel Hurd Wood per Gemma. Concordo in pieno, e vorrei proporre due nomi per i personaggi più adulti: per la mamma di Gemma Gillian Anderson, per Miss Moore Marcia Cross, la Bree di Desperate Housewives.
Adesso vado a divorare le ultime duecento pagine dell'ultimo libro della serie, dicendo wow! Leggo molto, ma appassionarsi davvero è raro, e qui mi è capitato.

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categoria:fantasy, streghe, romanzi, scrittrici
mercoledì, 28 gennaio 2009


Approfittando del pomeriggio libero sono andata a vedere questo bel film, tratto da una commedia di Noel Coward, gustoso scontro tra Inghilterra e Stati Uniti e bella ricostruzione d'epoca. Al di là della trama, con momenti molto divertenti, ho amato molto l'atmosfera inglese, il castello di famiglia, alcune macchiette come il mitico maggiordomo: carina Jessica Biel nel ruolo della protagonista (magnificamente doppiata da Ilaria Stagni, già voce di Gabrielle in Desperate Housewives), strepitosa Kristin Scott Thomas nella parte della suocera acida, carucce anche le due sorelline tonte, e grandioso Colin Firth nel ruolo del capofamiglia, che batte su tutta la linea il rampollo neo sposo.  Del resto non è una novità, io è dai tempi di Valmont che lo trovo un attore molto ma molto interessante, oltre al migliore Darcy di tutti i tempi.
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categoria:cinema, attori, attrici
mercoledì, 28 gennaio 2009

Ci sono un po' di cose su X-Files e sui telefilm in generale che ho sentito in giro e che mi sembrano carine.
Innanzitutto, bravo Telefilm Magazine (rivista che ho smesso per motivi di soldi e di spazio di prendere tutti i mesi) per aver dedicato un libretto speciale tutto ad X-Files, avrei solo tolto le due pagine sul Blu Ray che trovo superfluo, mettendo magari altre notizie. Un bel viaggio nel passato, con la speranza che ci sia un futuro e con la conferma che I want to believe non è stato un flop. Corre voce che il Duko e signora siano tornati insieme: spero di no, per lui che è già stato abbastanza rovinato da quella simpaticona. Tristissimo invece leggere che è morta Sharon Marais, autrice di bellissime fanfiction slash tra Mulder e Krycek, più o meno mia coetanea. Non conosco questi membri del fandom, siamo troppo lontani, ma leggere che qualcuno di loro non c'è più mi fa sempre male. E vorrei ricordare anche Leyla Harrison sempre del fandom di X-Files, Harvey J. Adkins del fandom di Angelica, e soprattutto Buffyfaith e Nizark del fandom di Buffy. Ci si sente uniti per una passione, magari non ci si incontra mai o quasi mai, ma il fatto di amare le stesse cose ti fa sentire più vicina a persone così che non ad altre che vedi tutti i giorni.
Venerdì della scorsa settimana sono andati in onda gli episodi finali della quarta stagione di Desperate Housewives: ci saranno a quanto pare ancora due stagioni, a me spiace che Mike Delfino esca di scena.
Corre voce che sull'onda del successo di Twilight vogliano fare un film di Buffy per il grande schermo. Ecco, io avrei due richieste: finale con Spike ed Angel che salutano Buffy e si mettono insieme con tanto di bacio alla Via col vento e poi per un bel po' basta vampiri, perché hanno un po' saturato.

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categoria:telefilm
martedì, 27 gennaio 2009

Oggi è il giorno della Memoria, una data comunque che deve continuare a dire qualcosa anche alle persone di oggi, che la guerra l'hanno vista al cinema o al massimo al telegiornale, perché ricordare è comunque un dovere, e ricordare il passato non vuole dire precludersi il futuro, ma magari evitare di fare cavolate sì.
Il nazismo è stata una mostruosità che solo dall'animo umano poteva essere partorita, così come lo stalinismo, il maoismo, il regime di Pol Pot, la dittatura di Pinochet in Cile e quella dei colonnelli in Argentina. La cosa terrificante del nazismo era quest'organizzazione meticolosa dello sterminio e questa sorta di teatralità che snaturava il paganesimo e le filosofie orientali e si immergeva dentro il peggiore integralismo cristiano, questa idea delirante di una razza dominante che doveva sottomettere e distruggere le razze inferiori e i cosiddetti degenerati.
Accanto agli ebrei bisognerebbe ricordare con più veemenza tutte le altre vittime: gli omosessuali, gli oppositori del regime, i disabili, i testimoni di Geova, gli zingari, tutto coloro che contaminavano il sogno folle di Hitler. E accanto a vergogne e silenzi colpevoli (a cominciare da Pio XII che si girò dall'altra parte facendo poi aiutare dalle gerarchie vaticane Mengele ed altri a fuggire) non si possono non ricordare persone come Schindler o Perlasca che dovrebbero insegnare che l'eroismo può e deve essere quotidiano e basta anche solo farlo rifiutando un sistema.
Vorrei ricordare il mio nonno Dino, morto trent'anni fa (a fine maggio), che da bambina mi raccontava delle fiabe bellissime, e che durante la guerra ha nascosto nella sua cantina oppositori politici al fascismo (il cuginetto minore del nazismo, eravamo ben messi anche da noi, ma anche in Francia con Petain non si scherzava) ed ebrei.
Vorrei inoltre ricordare quanto certe ideologie possano essere ancora pericolose ancora oggi: quando vedo gente che in casa si mette foto di Mussolini o svastiche dicendo di amare queste dittature (e di solito è gente nata anni dopo quindi già solo per questo non dovrebbe pronunciarsi), quando vedo su Facebook gruppi neonazisti, quando sento di aggressioni contro ebrei e omosessuali, o frasi di odio contro i medesimi, non posso non pensare che dobbiamo ancora fare molta strada e che invece che il Grande Fratello faremmo meglio a guardare un film o un documentario in argomento... Ecco un link a cui si può vedere il film Paragraph 175, sull'omocausto dei gay.

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categoria:storia, razzismo, diritti civili, attualità, omosessualità
domenica, 25 gennaio 2009


Mi sento fiera di essere torinese, malgrado le quasi nulle possibilità lavorativa (Guariniello, io continuo ad aspettare che lei chiuda tutti i call center e mandi in galera i gestori e le agenzie per il lavoro che li propongono, oltre che condanni ai lavori sociali coatti i falliti senza valori che per quattro soldi hanno truffato per anni i poveri utenti), i Gianduiotti che cascano a pezzi in Piazza Solferino, il Palafuskas che fa schifo, Porta Nuova ridotta ad uno squallido centro commerciale, il Palazzo del Lavoro lo sarà in fututo, nessun autobus per Aglié e il Lago Maggiore mentre c'è quello per l'Outlet di Serravalle Scrivia e via Roma piena di dozzinali negozi di abbigliamento.
Baghdad ha di nuovo il suo Museo Nazionale, tutto dedicato agli Assiri e Babilonesi, e alla costituzione dello stesso hanno contribuito in maniera determinante gli archeologi torinesi, quelli che lavorano con contratti ultraprecari, che hanno altre priorità invece che cambiare l'auto ogni due anni e il cellulare ogni anno, e che hanno ridato ad un popolo la sua identità culturale. Non sono eroi come i gestori del museo di Kabul, che hanno resistito contro la barbarie talebana, ma si situano in alto nella scala dei valori umani. E io sono fiera di essere torinese. Così come quando penso al meraviglioso Mao, alla rinascita della reggia di Venaria, alla Villa della Regina restituita al suo antico splendore, al bellissimo Circolo dei Lettori, a tutte le librerie che ci sono a Torino, alle nostre 19 biblioteche, a Torino Comics, al Salone del Libro e a quello del Gusto, a Portici di carta e a mille altre cose valide. Peccato che ti pesino di più i motivi per non essere fiera di essere torinese... ma non stasera dopo questa splendida notizia.
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categoria:cultura, torino
domenica, 25 gennaio 2009


So di essere poco spiritosa, come tutte le zitelle, ma trovo veramente stomachevole che una persona che ricopre una carica pubblica venga a dire che è inutile usare per prevenire gli stupri i militari perché ci sono troppe belle ragazze in giro.
Lo stupro e i suoi fratellini minori, cioè le profferte sessuali, i corteggiamenti non richiesti, le toccate non richieste, lo stalking e le molestie non badano all'aspetto fisico della vittima, visto che di queste belle cosine (non dico che le donne siano delle sante, l'ho provato sulla mia pelle, ma questi reati sono sempre commessi da parte degli uomini e per questo, pur riconoscendo i difetti delle donne, io sono e rimango femminista separatista) rimangono vittime bambine, anziane, donne non particolarmente avvenenti (la sottoscritta in testa, che ha subito molestie a scuola, frasi oscene per strada e molestie non gradite da parte di uomini ai quali come zitella convinta e femminista non aveva nulla da offrire né sesso né la servitù del matrimonio). Del resto, come dice un vecchio detto delle mie parti, basta che respiri (è più efficace in piemontese ma non lo so scrivere). Del resto diventi una cessa sempre dopo che hai detto al corteggiatore indesiderato e di solito brutto come la fame (il fatto che io non sia bellissima non vuol dire che mi debba buttare nel fango con un tizio che mi fa venire il vomito e la diarrea solo a vederlo, preferisco sgurarmi la vista guardandomi gli episodi di Angel) che hai di meglio da fare che dargliela o peggio ancora frequentarlo e del resto ci sono purtroppo delle donne che considerano noi femministe delle fanatiche, salvo poi lamentarsi quando i maschietti mancano di rispetto a loro per prime. D'altro canto, io non considero la televisione la causa di tutti i mali del mondo (anzi, come otaku ho sempre difeso a spada tratta manga ed anime, anche quelli che non mi piacciono come Dragonball) ma è indubbio che certi atteggiamenti di sopraffazione maschile ai danni delle donne, che partono dalla battuta oscena per strada e arrivano allo stupro, siano ispirati da trasmissioni in cui le donne sono solo o oggetti sessuali o angeli del focolare felici e contenti di essere lo zerbino di tutto il mondo.
Eh sì, sono proprio poco spiritosa, non riesco ad apprezzare che si omaggi la mia avvenenza con profferte sessuali e richieste di uscire insieme.. e ne sono felice!
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categoria:femminismo, attualità
domenica, 25 gennaio 2009


Ieri pomeriggio dopo Milk al cinema mi sono vista con una persona che avevo frequentato anni fa, amico di mio zio, collezionista salgariano come lui nonché appassionato di libri e cinema come me. Ci siamo confrontati un attimo e siamo giunti ad alcune conclusioni.
Entrambi abbiamo diminuito per vari motivi le spese: un po' per motivi di soldi (avendo scelto di rimettermi a studiare ho dovuto tagliare alcune spese, quando e se troverò qualcuno disposto ad offrirmi un lavoro dignitoso e decente potrò rivedere questo aspetto), un po' perché si diventa esigenti man mano che si accumula roba (verissimo, lo vedo soprattutto con i fumetti: ho adorato e adoro i manga e gli anime anni Settanta e Ottanta, ma quelli più recenti non mi dicono più molto, idem con i telefilm, ho collezionato con amore e passione materiale su Buffy ed X-Files, mentre per i telefilm più recenti o mi fanno schifo, come Lost, o non mi spiacciono ma non mi interessa accumulare materiale, vedi Desperate Housewives), un po' per problemi di spazio (sia io che lui eliminiamo solo cose che proprio non ci piacciono, ci può essere il singolo libro che non ti piace, ma in generale io accumulo).
Alla fine le passioni che ti accompagnano per tutta la vita sono quelle che ti hanno segnato in età molto giovane, infanzia e prima adolescenza: io ricordo i primi anime in televisione a partire dal 1978, i telefilm dagli anni Settanta in poi (una cosa che acquisterò non appena ritroverò lavoro saranno i cofanetti de La casa nella prateria), l'amore per i libri che mi accompagna fin dalla scuola elementare, i film. Poi crescendo si possono scoprire altre cose, ma saranno sempre legate ai tuoi primi amori.
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categoria:libri, film, passioni, tempo libero, collezionismo
domenica, 25 gennaio 2009


Stamattina ho sfidato il ghiaccio che c'è ancora su molte strade (del resto al 25 gennaio non possono esserci 20 gradi, come giustamente dice anche Luciana Littizetto) per andare al Monte dei Cappuccini per vedere la mostra dei Presepi di Cracovia. Le cose di Natale fuori dal periodo natalizio mi lasciano un po' perplessa, ma devo dire che mi è piaciuta davvero molto: un artigianato splendido, che pesca tra Oriente e Occidente, che ho avuto modo di vedere anche in Mitteleuropa quest'estate, e che ho avuto modo di vedere anche a Berna, un insieme di mille tradizioni folkloristiche davvero interessanti e stimolanti.
Stamattina era anche la giornata giusta per fare foto dall'alto della vedetta, cosa che ho fatto prontamente. Unica pecca, la poca presenza di gadget e pubblicazioni del Museo: la mostra dei Presepi (nonché di alcuni splendidi alberi di Natale) viene accompagnata da splendide musiche popolari polacche (in stile gitano, le adoro) ma non esiste un cd con queste musiche.
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categoria:mostre, musei, natale
sabato, 24 gennaio 2009

Ho scelto di andare a vedere oggi questo film perché credo fermamente nei diritti civili e ritengo che i diritti degli omosessuali non siano un problema solo loro: chi si oppone agli omosessuali si oppone e si opporrà anche contro le donne, gli anziani, chi non ha un lavoro fisso, chi è di un Paese diverso, gli handicappati, chi è single, chi non vuole figli. La lotta contro i gay nasconde una lotta più profonda contro chi rifiuta un modello di vita obsoleto e reazionario per seguire la sua strada e se negli Stati Uniti non stanno ancora bene (viva l'elezione di Obama ma non dimentichiamoci che parallelamente sono stati bocciati i matrimoni gay) in Italia stiamo peggio, dove come ministro delle pari opportunità abbiamo una show girl che pontifica sul fatto che l'unico posto per le donne è con un uomo accanto e se succedono delle violenze è colpa loro che non accettano l'unico vero ruolo per il quale sono portate e sul fatto che i gay non sono discriminati (il tutto tacendo delle sue attività extraprofessionali, per le quali non dovrebbe permettersi di attaccare le prostitute, anzi dovrebbe trovarle sue colleghe).
Del resto siamo anche un Paese dove una donna gay si sente dire dal maschietto etero di turno che è così perché nessun uomo l'ha voluta e non ha trovato nessun bel pisellone che la guarisse (si potrebbe dire al maschietto di turno che lui è etero per lo stesso motivo, perché non ha trovato un walterone a convertirlo) e da una donna criptolesbica che sceglie l'eterosessualità di comodo che lei è una squallida invertita.
Tornando al film è da vedere: grandissimo Sean Pean (e spero che l'Oscar lo vinca lui o il Frank Langella che fa Nixon, non il divo Brad Pitt), struggente James Franco (di cui vorrei vedere il film su James Dean), bella la passione civile e vorrei dedicare una menzione particolare alla ragazza che interpreta l'attivista gay. Certi discorsi sono attualissimi, con tanto di clone di Sarah Palin che fa la bigottona, senza contare poi la vicenda dell'assassino di Milk e del sindaco Moscone (Victor Garber, meglio noto come Jack Bristow di Alias, un attore che rivedo sempre volentieri e che ho scoperto avere molte stimatrici) che se l'è cavata in maniera risibile. Un film su cui riflettere e con cui appassionarsi, oltre che da scolpire per le frasi sui diritti umani.

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categoria:cinema, diritti civili, omosessualità
venerdì, 23 gennaio 2009


Ho letto alcune notizie su La stampa e non solo che vorrei commentare:
  • Una coppia di anziani conviveva da oltre dodici anni, oltre che con un cane e un gatto, con un allocco salvato da morte certa. Ora il loro beneamato piumoso è stato sequestrato da un giudice e verrà mandato a finire i suoi giorni in una gabbia. Ora, invece che occuparsi delle persone che maltrattano gli animali perché accanirsi con persone che li amano? Ma questo giudice dove era quando distribuivano l'intelligenza?
  • Da un sondaggio recente è emerso che ci sono alcune cose che danno fastidio nel rapporto tra i colleghi, in particolare le domande sulla vita privata, quelle cose simpatiche in cui in particolare molte di noi donne si distinguono a farsi palettate di ca22i altrui. Uhm, vuol dire che non sono così anticonformista come credevo, io è dall'epoca della scuola che odio che mi vengano fatte domande personali, che poi vertono tutte sul fatto se si hanno rapporti o meno con l'altro sesso, e dato che a me dei signori maschietti non me ne è mai importato niente le ho sempre trovate indelicate, maleducate, idiote e riduttive, come se per una donna fosse solo importante se ha il fidanzato o meno e non altre cose. Avevo due mie ex colleghe particolarmente imbecilli (una era pure laureata, poveri noi, ma del resto votava per il nano e guardava il Grande Fratello...) che mi scocciavano sempre perché non ero fidanzata, andando da critiche celate (ma tu passi le domeniche a casa con il gatto invece che cercarti un fidanzato, sì, proprio così e sono fiera di non andare a caccia di uomini perché è mille volte più deprimente che cercare lavoro!) a frasi fatte del tipo Guarda che gli uomini non sono tutti uguali (pazienza, meglio gatti e libri). Tra l'altro, dopo aver ascoltato la storia di una mia compagna di corso, laureata come me in lettere, che si è lasciata intortare dal tizio che aveva sposato a non lavorare e a fare la desperate housewife e che adesso si sta riprendendo i suoi spazi, sono sempre più felice di essermi tenuta alla larga dall'altro sesso e di essere una felice zitella che ha trovato le sue gratificazioni altrove.
  • Massimo Gramellini ha commentato ieri la notizia di Yuri Chechi che ha preferito rifiutare a partecipare ad un reality per stare nel suo agriturismo in Toscana. Si potrebbe dire chi se ne frega, ma ben venga un esempio del genere. Altra cosa che sono felice di non seguire: i reality show, e non sto ad arrabbiarmi se in diretta al Grande Fratello è stata attaccata una ragazza gay dalla solita fascistona cazzofila. Certo che il fatto che i reality siano presi come modello da molte persone preoccupa e non poco;
  • Sempre Gramellini oggi ha raccontato di una cara e soave maestrina che ha realizzato nella sua classe un concorso di bellezza per le piccole donne in erba, facendo votare dai compagni maschi la più bella della classe. Cavoli, sono riuscita a rimpiangere la mia severissima prof di latino, che per sei errori di verbi su cento ti dava quattro, e comunque io con la mia maestra facevo altro, i cartelloni sull'India e sull'Egitto, ci leggeva il diario di Anna Frank, ci faceva studiare le poesie sul razzismo, insomma forse cose un po' più futili, vero? Allucinante che l'aspetto fisico venga considerato fondamentale per una donna: io sono cozza e me ne vanto, e vorrei che le donne non fossero giudicate in base alla misura di reggiseno ma se hanno studiato, che lavoro fanno e per cose indipendenti dallo sguardo degli uomini: il problema è che a molte donne va bene così, le stesse che rimangono preoccupate da noi femministe.
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categoria:femminismo, attualità, animalismo
giovedì, 22 gennaio 2009

Avevo adocchiato questo libro in libreria, e l'ho poi trovato a Mercanti per un giorno a dicembre per la cifra modica di 5 euro. Devo dire che mi sono trovata di fronte ad una storia molto intrigante, l'incontro tra una giovane libraia con la mania di scrivere e dalla vita segnata dopo che ha scoperto un tragico fatto del suo passato e un'eccentrica scrittrice ormai anziana che vive nello Yorkshire. Il libro parte in quarta, rallenta un po' e diventa confuso nella parte centrale, per poi concludersi alla grande, tra gotico e misteri, in ambientazioni da sorelle Bronte, e omaggiando la letteratura e l'amore per la stessa. Un libro da leggere.

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categoria:romanzi, inghilterra, scrittrici
martedì, 20 gennaio 2009


Leggo molti libri, e per lo più li trovo piacevoli, divertenti, appassionanti. Ci sono dei libri, non molti, che non mi piacciono, e ci sono invece alcuni libri che metto tra i capolavori. Ecco, I custodi del libro di Geraldine Brooks appartiene a questa seconda categoria: un capolavoro.
La storia di un raro libro sacro ebraico illustrato a colori da un'oscura schiava ebraica diventa una metafora della cultura contro la barbarie, della tolleranza contro l'intolleranza, mentre il libro passa tra la Spagna moresca, il Nord Africa dei Mori, la Venezia sotto la morsa dell'Inquisizione, la Sarajevo durante la Seconda guerra mondiale e poi durante la guerra civile jugoslava, la Londra (una bella scena alla Tate, sopra c'è una mia foto dei dintorni) e l'Australia di oggi. Un libro che crea in alcune persone, un mercante ebreo, un direttore di museo musulmano, una partigiana ebrea, i difensori di questa tradizione culturale, un ragazzino vittima della follia di Hitler e poi diventato ossessionato dalla cultura ebraica, persone comuni che sanno dire di no al momento giusto, perché l'umanità è anche e soprattutto nella cultura e nel rispetto che si ha per essa. Un libro ricco di umanità e di cultura, che divori perché è appassionante, ma che alla fine ti lascia una sensazione di vuoto e di rimpianto.
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categoria:libri, storia