domenica, 30 novembre 2008

Pare che sull'onda del successo di Twilight Joss Whedon abbia presentato un progetto per un film che continui le avventure di Buffy ed Angel, dopo le serie tv e i fumetti. Molti dicono che sia solo un rumor, ma per me che mi sento sempre più orfana del Buffyverse e dell'Angelverse, sarebbe proprio una gran bella cosa! Speriamo che qualcosa si faccia. Così come spero che ci sia anche il terzo film di X-Files, voglio una bella storia sui Supersoldati, con tanto di topastro Krycek che torna come soldatone combattuto!

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categoria:cinema, telefilm, buffy
domenica, 30 novembre 2008


La morale finale di Via col vento è che non bisogna arrendersi perché domani è un altro giorno, e le cose possono cambiare. Sacrosante parole, peccato che nella vita reale siano poco applicabili, quando il domani diventa un clone dell'oggi, e ogni giorno si ripetono le solite azioni, sperando che qualcosa cambia. Detto questo, Rhett da Rossella torna senz'altro, anche senza l'obrobrioso sceneggiato Scarlett (dove l'unica cosa decente era il gran pezzo di cattivo interpretato da Sean Bean), ma su altre cose più concrete la vedo male.
Racconto l'ultima rampogna: mando il curriculum aggiornato ad una mia conoscente chiedendole se per cortesia lo fa girare, lei mi risponde segnalandomi per l'ennesima volta (è una fissa) che un noto punto vendita della cintura di Torino specializzato in arredamento di provenienza non italiana ha intenzione di assumere. Io in maniera educata le rispondo dicendole che tempo fa ho già mandato il mio curriculum a queste persone, ma che con una laurea e un master avrei forse qualche aspirazione più alta che finire a fare la commessa in un supermarket di arredamento. Mi risponde con rampogne dicendomi che uno non può fare sempre quello che gli piace e che bisogna farsi piacere il lavoro. Posso dire una cosa anche se sono una donna? Ne ho i maroni pieni di queste rampogne! A parte il fatto che questo supermarket del mobile non ha la fama migliore di questo mondo per quello che riguarda il rispetto dei diritti dei lavoratori (lo so da una fonte certa), ma dubito che potrebbe assumere (giustamente!) come commessa una quarantenne laureata e masterizzata. E onestamente ritengo di non essere una deficiente e una povera illusa a voler aspirare a qualcosa di più e di meglio. Ritengo che anche da un punto di vista puramente etico sia giusto lasciare che la commessa la faccia chi non ha studiato più di tanto, e che quindi può aspirare a quello e poco altro. Poi io farei la commessa in una libreria, ma perché ritengo che sia in linea con le cose che mi piacciono e che ho studiato.
Sono la prima a criticare i laureati (e sono tanti!) che rifiutano lavori come la segretaria, l'impiegato amministrativo o l'addetto inserimento dati, perché ritengo che, a meno che tu non sia ingegnere o medico, siano lavori più che dignitosi per un laureato in una facoltà umanistica o scientifica senza particolari sbocchi, anche per un rattoppo. Ma non esageriamo squalificandoci facendo lavori che oltretutto so non essere poi questa gran cosa sul piano della retribuzione. Francamente i call center sono da evitare come la peste, ma occhio che non sono l'unica peste del nostro mercato del lavoro.
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categoria:cinema, vita, lavoro
domenica, 30 novembre 2008


Dopo una ventina d'anni ho riletto il romanzo Via col vento e ho rivisto il film e devo dire che, pur con alcuni elementi molto datati (la visione tradizionale del ruolo della donna, il maschilismo nei rapporti tra uomini e donne, l'atteggiamento verso le persone di colore) mantiene comunque il suo fascino. Ma se il film rappresenta una summa del kolossal hollywoodiano vecchia maniera, quando si pensava che al cinema andassero anche gli adulti e non solo gagni cerebrolesi di otto anni, e ha ottimi punti di forza, quali costumi, scenografie e dispiego di mezzi in epoche senza computer graphic, il romanzo è davvero molto interessante per gli spunti che offre, dai richiami alla cultura irlandese (che all'epoca non avevo colto, ma adesso per esempio so benissimo cos'è Tara per gli irlandesi) a elementi sul Sud degli Stati Uniti, che in certe zone non si è mai rialzato dall'epoca di una guerra fratricida che, una volta finita, ha poi portato gli americani ad andarsi ad ammazzare altrove. L'autrice Margareth Mitchell, donna per l'epoca emancipata, giornalista e divorziata, che aveva ispirato un discreto tv movie con il barracuda Shannen Doherty nel suo ruolo, era un personaggio interessante e spiace davvero che sia morta prematuramente in un incidente. Una parola sui seguiti di Via col vento: non sono necessari. Perché in fondo tutti, come diceva anche Woody Allen, sappiamo che alla fine Rhett tornerà comunque da Rossella, e passeranno la vita a prendersi e a lasciarsi.
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categoria:cinema, film, romanzi
sabato, 29 novembre 2008

Ho letto che Kabir Bedi, l'indimenticabile Sandokan e Corsaro nero degli anni Settanta (aho, sono una figlia degli anni Settanta!) è salvo per un pelo dall'attacco terroristico a Mumbai (cos'è che scrivevano l'altro giorno su La stampa? Che bisogna trasferirsi in India per lavorare? Come no, anche perché anche lì è pieno di orrendi e pulciosi call center!). Diciamo che Kabir si trovava anche a Madrid quando ci fu l'attentato nonché a Londra nella stessa situazione e dovrebbe forse fare qualche bagno propiziatorio nel Gange, non lo dico con ironia, ma onestamente io mi preoccuperei fossi lui.
Notizie invece brutte su Patrick Swayze, l'indimenticabile interprete di Dirty Dancing, Ghost e Nord e Sud: il cancro che aveva al pancreas e che sembrava fosse sotto controllo ha attaccato anche il fegato. Mi spiace davvero per lui.

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categoria:cinema, attori, attualità
sabato, 29 novembre 2008


Uffa, non riesco sempre a fare la zitella acida che ha qualcosa da ridire. Sono molto contenta di comunicare che le biblioteche  di Torino hanno cambiato la loro politica di prestito: si possono prendere fino a 6 libri per un mese! E io ne ho subito approfittato prendendo per il mese prossimo da leggere: Santa pazienza di Marta Boneschi, libro sulle donne nel dopoguerra, Olivia Joules di Helen Fielding, che mi hanno detto essere ben diverso da Bridget Jones, Il signore delle ombre, un fantasy che mi attirava, La casa degli angeli di Colleen Mac Collough, La ragazza nello specchio verde e Beata lei di Julia Llewellyn. Quando si è topi, anzi gatti di biblioteca...
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categoria:cultura, biblioteche
sabato, 29 novembre 2008


Leggo su La stampa di oggi che causa crisi ci sono personcine simpatiche che si presentano dal veterinario con il loro peloso, cane o gatto, chiedendo che venga soppresso perché non hanno più soldi per mantenerlo. Pensando a tutti quei barboni che dividono il niente che hanno con i loro cani, o a persone come Alice, che vive in camper con i suoi due cani mantenendosi di artigianato, mi risulta difficile credere che persone che hanno una casa e da mangiare non possano avere dei soldi da dedicare al loro peloso.
Mi sembra che la crisi economica (che sente soprattutto chi è senza lavoro, perché io in giro vedo montagne di auto non utilitarie con un solo occupante, centri commerciali che continuano ad aprire, e locali e ristoranti alla sera sempre pieni di gente!) stia diventando un alibi per giustificare comportamenti aberranti. Non amo fare i conti in tasca alla gente, ma mi sa che questi simpaticoni a due gambe dovrebbero forse tagliare su altre spese: magari facciamo a meno dell'auto, delle gite all'outlet o a fare shopping, delle cene fuori, dei locali notturni, del cellulare o del televisiore al plasma, ma si sa, cos'è un cane o un gatto, solo un animale, di fronte a queste grandi cose con cui riempirsi la vita?
Ben vengano i veterinari che denunciano questa cosa e si rifiutano di sopprimere gli animali, io aggiungerei anche due ceffoni e un calcio nel sedere a questi spendaccioni senza valori che non hanno capito cosa bisogna amare e di cosa bisogna fare a meno. Tra l'altro è illegale sopprimere un cane o un gatto che non sia gravemente malato: ho dovuto fare l'eutanasia al mio gatto Matteo, gravemente malato di tumore, e quello è stato il giorno peggiore della mia vita, una scelta devastante: che ci sia gente che porta il suo cane e il suo gatto a morire perché costa, certo non bisogna fare a meno dell'auto, dell'uscire la sera e del cellulare, mi fa davvero schifo. Come mi fanno schifo quelli che non rinunciano alle vacanze e abbandonano il loro peloso, che lo buttano fuori di casa perché vogliono procreare, complici le idiozie dei ginecologi, che mi vanto di non frequentare, sui gatti e le donne in gravidanza (e a questa gente auguro di avere un figlio come Pietro Maso o Doretta Graneris!), o che lo danno via perché al nuovo compagno o compagna della loro vita gli animali non piacciono (peccato che loro non tradiscano mai, gli esseri umani sì, oltre a pestarti i piedi, schiavizzarti, limitarti la libertà). Sono sempre più fiera di essere una zitella misantropa (e misogina) piena di gatti.
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categoria:attualità, animalismo
venerdì, 28 novembre 2008


In attesa del prossimo Harry Potter slittato a luglio (in nome di che santo, non lo so), vorrei segnalare alcuni film fantasy che stanno per uscire. Prima di Natale arriva City of Ember, tratto da un romanzo che devo ancora leggere, che se non altro conta su un ottimo cast, in cui spiccano i nomi di Saorse Ronan, la bravissima ragazzina di Espiazione, e di Martin Landau, che per la gente della mia età è e resta il comandante Koenig di Spazio: 1999, nonché Kurtzweill in X-Files Fight the future. A gennaio sarà la volta di Inkheart, dal romanzo omonimo di Cornelia Funke, che ha nel suo cast un'attrice che adoro, la bravissima Helen Mirren, di cui devo recuperare lo sceneggiato su Elisabetta I. A maggio sarà la volta di Moonacre, dal romanzo di Elizabeth Goudge, già autrice del romanzone Il delfino verde (che devo rileggere prossimamente), una storia tra unicorni e magie della luna, che può essere stata ispirazione per Sailor Moon, ambientata nell'Ottocento dove ritroveremo la brava e bella Dakota Blue Richards, protagonista de La bussola d'oro. Non è fantasy, ma in mezzo c'è anche da vedere Australia: adoro i filmoni romantici alla Via col vento, che conto di rivedere in queste sere, dopo che ho riletto il libro.
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categoria:cinema, fantasy
venerdì, 28 novembre 2008


Finalmente sta uscendo in dvd in italiano la serie western cult La casa nella prateria, che io ho adorato, perché sotto la patina di serie per famiglie era tutt'altro che melensa e ti faceva riflettere su tante questioni e cose, oltre a presentarti personaggi indimenticabili, primi fra tutti Laura e suo padre Charles. Io non credo che per ora la comprerò (finché il mondo del lavoro non si ricorda di me in modo degno ho ridotto al minimo gli acquisti extra, e comincia a pesarmi, ma non ho alternative, la mia dignità non è in vendita, abbasso il consumismo) ma mi sembra una gran cosa segnalare questa bella iniziativa. Con un ricordo a Michael Landon, che ci ha lasciati prematuramente, e un saluto a Melissa Gilbert, che ha ripreso recentemente in teatro il ruolo di Caroline Ingalls.
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categoria:telefilm
venerdì, 28 novembre 2008


Ma io adoro la neve!!!! Adesso sono a casa a mandare curriculum, ma oggi esco per un incontro sul lavoro e credo che non lascerò la macchina fotografica a casa. E nemmeno domani e dopodomani. Del resto, tra i fiocchi di neve mi aspetta un week end con tante cose: devo andare a fare la solita spesa a Porta Palazzo,  devo riportare i libri in biblioteca e prenderne di nuovi, devo andare in fumetteria, e poi ci sono il Boby Bazar del rifugio di Piera Ghilardi, il bazar di Mondo gatto in via Drovetti e la festa dell'autunno al Borgo medievale!
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categoria:tempo
mercoledì, 26 novembre 2008


Ieri sera ci sono state le ultime due puntate di Senza traccia prima della pausa che si protrarrà fino a marzo 2009. Il secondo episodio, storia di una telefonista del 911 che sparisce nel nulla perché si scopre che cerca di portare a termine una sua personale vendetta, anche se un po' caotico, mi porta a fare alcune considerazioni: la ragazza scomparsa era una brillante studentessa di medicina e un giorno, di punto in bianco, aveva lasciato gli studi con grande rammarico della madre per fare l'operatrice di call center (anche se il 911 è un call center più che utile). Si scopre che ha lasciato gli studi perché traumatizzata da uno stupro: ecco, in Senza traccia il call center diventa un lavoro di ripiego, che solo persone con gravi problemi personali possono aver voglia di fare.
In In her shoes, delizioso film commedia americano di tre anni fa, Cameron Diaz, ragazza senza arte né parte e istruzione veniva incitata dalla sorella avvocato a cercarsi un lavoro e le proposte che le venivano segnalate erano o cameriera o commessa o operatrice di call center, perché non aveva titoli per candidarsi ad altro. Poi la storia di sviluppava in maniera diversa, e Cameron trovava la sua storia. Nel piacevole romanzo Una vita da precaria, per molti aspetti superiore a Bridget Jones, la protagonista lavora alacremente con le agenzie per il lavoro, e ad un certo punto si fa intortare da un amico di una sua amica e finisce in un call center pulcioso, diroccato come nemmeno la scuola che è crollata a Rivoli (orrore!!!), e dove la truffa è all'ordine del giorno. Mi hanno detto che c'è un documentario francese in cui si parla appunto di un call center visto come luogo acchiappagonzi con poca istruzione e poca voglia di lavorare.
Ecco: i mass media prodotti in altri Paesi hanno quest'idea degli operatori telefonici, giustissima e condivisibile. In Italia? Ti trovi la testa di cazzo nell'agenzia per il lavoro che ti propone il call center e che ti dà della bambocciona e della pelandrona se tu lo rifiuti. Certo che siamo dei bei coglioni a non ribellarci: io comunque l'ho fatto.
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categoria:libri, film, telefilm
martedì, 25 novembre 2008


La noia è una brutta consigliera? Succede che quattro ragazzotti di Rimini, per noia e per divertirsi, abbiano cosparso di benzina un barbone e gli abbiano dato fuoco. Consiglierei a questi cari fanciuli, per vincere la noia, di andare a spaccare pietre sotto il sole cocente con la palla al piede, e vorrei sapere che razza di valori gli hanno insegnato i loro genitori in lacrime per la bravata dei figli. Del resto, come amante degli animali, so a che atti efferrati si abbandonano certi baldi giovani, a volte poco più che bambini, nei loro riguardi, non ultimo quello di dare fuoco a cani e gatti così per fare qualcosa. Certo che se le loro mamme avessero fatto la furbata di interrompere la gravidanza che li ha generati avremmo degli sbandati in meno e un mondo forse un po' migliore.
Comunque, se certi prelati la piantassero di indicare nel declino della società occidentale sacrosanti diritti come il poter decidere di non avere figli, di non sposarsi, di amare una persona del proprio stesso sesso e di poter staccare la spina quando sei ridotto ad un vegetale, e si concentrassero su questa violenza bestiale, contro le creature inermi, innocue o nello stesso ambito familiare che loro tanto esaltano come prigione in cui rinchiudere noi donne, o anche sulle truffe come ragione di vita e di lavoro, non sarebbe male. Ma già, loro sono troppo occupati a contare il loro denaro e ad allenarsi nel salto nel chierichetto...
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categoria:attualità
lunedì, 24 novembre 2008


No, non voglio parlare delle cose dei Sette Nani di Biancaneve che tenevano la loro casetta zozza da fare schifo ma erano simpatici, né delle cose di Barcarola, il nano amico di Angelica che nei film ha fatto pure una brutta fine, porello. No, vorrei parlare di un paio di cosine dette da un nano che molti di noi italiani conoscono che mi hanno urtata più del solito, già non è che lo sopporti molto, io ho l'idiosincresia per i piazzisti, sopporto giusto solo i vù cumprà ma quelli della Folletto, dell'Euroclub e i falliti dei call center non li posso vedere, e il nano gli somiglia molto...
Comunque: ha detto che bisogna essere ottimisti e non pessimisti. Io non saprei: tra guerre, crisi energetiche, sovrappopolazione e ora anche crisi cronica non so come si faccia ad essere ottimisti, anzi lo troverei davvero da incoscienti essere ottimisti. Francamente come laureata che si sente proporre solo di fare la piazzista telefonica (meglio disoccupata a vita o casalinga, piuttosto) ho messo da tempo da parte l'ottimismo. E questa è una chicca.
L'altra chicca del nano è che non bisogna ridurre i consumi, anzi continuare a spendere e spandere. Che soldi, vorrei che qualcuno me li spiegasse, io ho dovuto tagliare i miei consumi dedicati alla cultura, libri in testa, con sommo rammarico, perché nessuno mi vuole fare lavorare in maniera decente e dignitosa, e come ho già detto meglio disoccupata che piazzista telefonica pagata a provvigione (se c'è un diavolo che si porti all'Inferno tutti quegli esseri senza dignità che lavorano nei call center e fanno le vendite porta a porta, morti di fame e truffatori, tanto purtroppo il diavolo mi sa che non c'è, beh che finiscano tutti pazzi, aridi, impotenti, dallo strizzacervellli, e coperti dagli insulti di noi che veniamo vessati da loro! e tanti di questi idioti hanno votato proprio per il nano, si vede che si ritrovano nei suoi valori, mi fate schifo e basta, sono fiera di non essere una merdaccia come voi). Sono fiera di non fare vita sociale, perché non devo fare dei regalini di Natale del menga a della gente di cui me ne frega meno delle caccole che mi tolgo dal naso (o delle scoregge che faccio la sera a letto) e non vado ad alimentare questo cancro di consumismo, e se già prima avevo deciso di dare un ulteriore taglio alle spese, adesso ne sono certa. Così come il mio rifiuto verso la vita tradizionale delle donne è stato rafforzato dalle paroline di Mara (che sostiene che una donna è protetta e felice in ambito familiare, immagino che anche quella tizia di Verona ammazzata dal marito con i tre figli lo fosse, no? Del resto la famiglia è la peggiore oppressione delle donne, sono felice di essere libera da impegni familiari, come indico anche sul curriculum), così il mio rifiuto verso il consumismo è stato rafforzato dal nano.
Farò un giretto al mercatino di Natale, ma solo per vedere di aiutare qualche artigiano strozzato dalla globalizzazione, e anche qualche giretto ai mercatini benefici, Mondo gatto, Boby Bazar, Bartolomeo. Ma per il resto... fanculo al consumismo e a chi lo sostiene, schiavetti sottopagati a fare lavori del menga in testa!
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categoria:lavoro, attualità
domenica, 23 novembre 2008


Ci sono un po' di cose da segnalare in questi giorni e in questo periodo.
  • Oggi si conclude a Palazzo Barolo la mostra sulla calligrafia giapponese: sono riuscita a vederla ieri, interessante, ma sul Giappone ho preferito altre iniziative, a cominciare da quella di alcuni anni fa, proprio sulla cultura nipponica nella sua interezza;
  • Al Museo di scienze naturali fino al 27 di questo mese c'è il World Press Photo, splendide foto di attualità e di eventi, che segnalo anche se in ritardo perché è davvero bella. Le foto che mi hanno colpita di più: due detenuti iracheni bendati, due omosessuali pestati ad una manifestazione a Budapest, una bambina colombiana vittima di una violenza, una ragazzina africana che aspetta di poter interrompere una gravidanza non voluta. Da vedere, se si fa ancora in tempo;
  • Sempre al Museo di Scienze naturali è da vedere la mostra di acquerelli di piante e fiori di Gianna Tuninetti, raramente ho visto dei quadri più delicati e ben fatti: dura fino al 31 dicembre prossimo;
  • Sono andata stamattina a vedere la prima parte della Triennale al castello di Rivoli, dal titolo Sotto le lune di Saturno. Le altre due parti sono alla Promotrice al Valentino e alla fondazione Re Rebaudengo. Non sono una grande stimatrice di arte contemporanea, ma la mostra mi è piaciuta, senza contare lo spettacolo di panorama che si godeva stamattina da Rivoli;
  • Il 5 dicembre prossimo apre finalmente il Mao, museo d'arte orientale, in via san Domenico 9/11: ho già visto il palazzo da fuori, favoloso, e la prima segnaletica per raggiungerlo;
  • Al Museo di scienze naturali di Genova c'è una mostra, che non penso di riuscire ad andare a vedere, che si chiama Against nature, e che riguarda l'omosessualità nel mondo animale. Mi fa ridere quando sento dire che l'omosessualità è contro natura, perché i nostri amici pelosi, cani e gatti in testa, la sperimentano eccome. Così come mi fa ridere sentire dire che l'istinto materno è naturale, perché conoscendo gli animali so benissimo che non è proprio così. Guardare ed amare gli animali potrebbe davvero aiutarci a costruire un mondo e una società migliore e meno discriminatoria per noi stessi, ma quando si è arroganti...
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categoria:cultura, film, eventi, torino
sabato, 22 novembre 2008


Ho passato questo sabato pomeriggio ventoso a vedere Twilight, che molti vedono come il nuovo Harry Potter: pur trovando l'insieme gradevole, dissento da questo perché di innovativo, nella piacevole saga di Edward e Bella, c'è ben poco, dopo sette anni di Buffy di impossibili amori tra adolescenti e vampiri ne conosco già. Il film è fatto bene, salvo per qualche inquadratura da spot pubblicitario di troppo, la fotografia è bella, le atmosfere ricordano molto le prime stagioni di X-Files. E Robert Patterson,  nato nel maggio 1986, periodo che mi ricordo molto bene, è affascinante, tenebroso e fa sognare: non è un bello classico alla Brad Pitt, più un affascinante alla Montgomery Clift o alla Robert Hossein, ma non per questo meno valido, anzi.
Non mi è piaciuto constatare che l'Ideal non applica più lo sconto il sabato pomeriggio a 5 euro, e ho sopportato poco la puzza di pop corn dozzinali che c'era in sala: le fanciulle che urlavano mi facevano tenerezza e simpatia, un po' meno quelle che si sedevano mettendo i piedi in cima al sedile davanti. La prossima volta non andrò più all'Ideal.
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categoria:cinema, vampiri
sabato, 22 novembre 2008


Vent'anni fa avevo visto in televisione l'inizio del film in costume Via dalla pazza folla, interpretato dalla splendida Julie Christie (già Lara ne Il dottor Zivago e in tempi più recenti locandiera in Harry Potter): mi era piaciuto, ero poi dovuta uscire e non sono mai più riuscita a recuperarlo, perché è un film che non viene proposto praticamente mai.
L'anno scorso ho letto il libro di Thomas Hardy, l'autore di Tess dei D'Ubervilles, e devo dire che non mi era dispiaciuto anche se l'avevo trovato un po' cupo. Grazie ad Internet sono riuscita a trovare il film, anche se in edizione inglese (in italiano è introvabile, non credo sia mai uscito nemmeno in cassetta) e sono riuscita finalmente a vederlo tutto e a vedere come andava a finire. Un altro dei non molti casi in cui ho preferito decisamente il film, splendido affresco vittoriano, con meravigliosi panorami di una campagna inglese che sembra l'Irlanda, e la storia di Bethsabea, giovane contadina abbiente divisa tra tre uomini: un tranquillo pastore che la ama da una vita, un ricco proprietario terriero molto più anziano di lei (il grande Peter Finch) e un militare spavaldo ma fragile che fuggirà via da lei dopo un dramma personale e tornerà solo per morire. C'è il lieto fine, a differenza che in Tess, magnificamente trasposto al cinema dal grande Roman Polanski, in questi giorni qui a Torino.
postato da: gattaneilibri alle ore 13:28 | Permalink | commenti
categoria:cinema, letteratura, attrici