








Come single karmica, femminista convinta e separatista, nonché allergica ad una visione tradizionale della vita, sono sempre contenta quando qualche donna dice di no come me al matrimonio e alla maternità per la sua libertà. E ho letto con piacere questo articolo su La Stampa di oggi che parla delle ragazze giapponesi e del loro rifiuto per il matrimonio. Mica sceme, le fanciulle, anche perché a casa loro, più ancora che in Italia, sposarsi equivale alla rinuncia di fisso al proprio lavoro, e al passare la vita a fare la serva ad un marito che a casa ci sarà ben poco, agli eventuali pargoli e agli immancabili suoceri. Oddio, da noi non si sta molto meglio: nel migliore dei casi passi otto ore a sgobbare per poi arrivare a casa e fare tutti i lavori tu, nel peggiore sei una casalinga e basta, senza indipendenza economica. Francamente, grazie no, tenendo conto del fatto che in questi anni ho dovuto respingere corteggiatori indesiderati che mi proponevano proprio una vita di cacca di questo tipo, salvo poi reagire di fronte al mio deciso rifiuto dandomi dell'egoista, della persona con problemi e della povera infelice, quando gli infelici e gli egoisti erano loro, che pretendevano di distruggere la mia libertà con il loro squallore. E non mi consola sapere che questi problemi spesso le hanno anche le coppie gay.
Massima simpatia per le ragazze giapponesi, continuate così, e io me ne sto bene da sola. E sono preoccupata vedendo le giovani ragazze italiane invece vedere nella vita di coppia (rigorosamente etero, ovviamente) l'unica possibilità di vita, e ritrarsi spaventate di fronte a gente come me che ha fatto della solitudine e della libertà la sua ragione di vita, con domande idiote del tipo: Ma non hai paura di trovarti poi davvero sola? No, non ho paura. Temo di più la routine, la limitazione dei miei spazi, tanti lavori di cura ingrati per persone di cui non me ne frega niente (non amo i bambini, non ho istinto materno e di genitori mi sono bastati ed avanzati i miei come rottura di scatole!), il non poter fare le cose che amo per fare cose che detesto o di cui comunque non me ne frega niente. Lasciamo poi perdere le mie coetanee ossessionate dall'orologio biologico (io il giorno che vado in menopausa brinderò con litri di birra!) per procreare e dalla ricerca dell'uomo giusto per terra e per mare, con tutte le cretinate di contorno, compresi i tentativi di sbolognarti squallidi maschietti conosciuti in chat che di loro poi non vogliono saperne. E poi che cosa se ne fa di un uomo una femminista separatista come me? Non vale nemmeno il discorso del salame e del maiale, perché sono vegetariana!

Mannaggia di una miseria... credevo che fosse una bufala estiva, e invece è proprio vero che il sesto film di Harry Potter, Harry Potter e il principe mezzosangue, un pre finale teso e coinvolgente, è stato rinviato alla prossima estate. Il motivo ufficiale è per dare spazio ad alcune bambinate della Pixar e dintorni, come se Harry Potter interessasse solo ai bambini e non fosse ormai un prodotto per adulti e adolescenti. Mi spiace molto, aspettavo con ansia fine novembre per fiondarmi sulle nuove avventure di Harry e dei suoi amici.
Boh, mi consolerò con altri film in uscita, in primis con I want to believe, sperando che non esca solo nelle multisale tipo Pathé Lingotto per le quali ho maturato un'allergia...
















