sabato, 29 marzo 2008


Mi sono riletta in una recente riedizione "per adulti" in quattro libri delle Piccole donne di Louisa May Alcott, romanzi cult della mia infanzia, che hanno accompagnato tutta la mia vita tra corsi e ricorsi.
Per molti sono visti come libri superati, ma non è proprio così: certo, ci sono dei concetti e dei luoghi comuni un po' pedanti, anche perché l'autrice non poteva esporsi più di tanto, ma la storia di quattro ragazze non svenevoli, che vogliono sì l'amore ma anche realizzarsi come persone è tutt'altro che noiosa e codina, e avrebbe ancora molto da insegnare.
Il personaggio comunque da scoprire è l'autrice, Louisa May Alcott, una donna decisamente in anticipo sui suoi tempi, che passò la vita a lavorare (anche per sostenere le follie dei genitori, persone fantastiche ma con nessun senso pratico), non si volle mai sposare, fu a quanto pare lesbica, animalista, antirazzista, pacifista, contro lo sfruttamento dei lavoratori, dovette cedere facendo sposare il suo alter ego Jo a malincuore ma creò prontamente un altro personaggio di donna single, la dottoressa Nan, sostenendo in un'epoca in cui le donne dovevano sposarsi che il matrimonio non era necessario per la propria realizzazione. Direi un personaggio più che moderno, che dovrebbe essere preso ad esempio in epoche di veline e di ritorno reazionario delle donne a casa. Come si dice, Louisa, vorrei che tu fossi qui e vorrei prenderti come esempio.
Ho rivisto anche due delle trasposizioni di Piccole donne, la versione del 1949 con June Allyson, Liz Taylor e Peter Lawford è rimasta nel mio cuore anche se accusa i colpi degli anni, mentre l'edizione 1994 con Winona Ryder, Kirsten Dunst e Susan Sarandon è una gioia per gli occhi e per come ti porta nel mondo delle sorelle March. A questo punto però mi piacerebbe che qualcuno facesse un film sulla vita di Louisa, la vera Jo, e sul suo impegno sociale, civile e personale.
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categoria:donne, scrittrici, film in costume, film da libri
venerdì, 28 marzo 2008


Ho trovato in rete questi luoghi comuni sui lettori e vorrei postarli. Detesto i luoghi comuni, ma mi ci ritrovo abbastanza!
1) I lettori hanno il comodino zeppo di libri: verissimo, all'inizio di ogni mese lo riempio con le letture del mese, poi man mano lo svuoto e poi lo riempio di nuovo;
2) I lettori leggono ovunque, anche (a volte soprattutto) in bagno: verissimo, anche sul bagno. Io giro sempre con un libro in borsa e tutte le volte che c'è un tempo morto lo prendo in mano e leggo: molto meglio che perdere tempo a parlare con gente con cui non ho niente in comune (peccato che ci sia sempre chi mi rompe le scatole!);
3) I lettori odiano (o guardano assai di rado) la televisione: per lo più uso la tv per guardare dvd e videocassette, comunque seguo il telegiornale, qualche documentario, ogni tanto un film, qualche telefilm e cartoni animati: tutti prodotti di nicchia. Detesto i reality, detesto i varietà e tutti gli annessi e connessi;
4) I lettori hanno la testa fra le nuvole: touché, anche perché spesso la real life  non è poi così degna di essere vissuta: meglio rifugiarsi nella fantasia;
5) I lettori attaccano a parlare di libri non appena si presenta l'occasione giusta: dipende da chi trovo;
6) I lettori accumulano materiale da leggere e non riescono mai a starci dietro: verissimo, anche se mi sono fatta un prospetto sulle letture da fare;
7) I lettori sono un po' snob, e si ritengono superiori ai non-lettori: ovviamente sì, chi non riesce a trovare appagamento in un libro si perde un piacere fondamentale, altro che cibo, sesso e roba affine!;
8) I lettori vengono colti da crisi compulsive nelle vicinanze di una libreria: verissimo, anche se adesso cerco di controllarmi;
9) I lettori sono esterofili: su certe cose sì, ma non per la passione della lettura;
10) I lettori vorrebbero a loro volta scrivere un romanzo di successo: sì!;
11) I lettori hanno almeno un parente stretto che li prende in giro per la loro passione: i parenti stretti si sono rassegnati, tanto non cambio, ma periodicamente trovo gente che mi fa tanto d'occhi perché preferisco leggere piuttosto che parlare con loro;
12) I lettori amano fare sfoggio di cultura: più o meno, non ne ho bisogno;
13) I lettori hanno una lista (perlopiù mentale) di libri preferiti, che aggiornano assai di rado: vero;
14) I lettori difficilmente cambiano idea su un libro: vero;
15) I lettori vanno (o andavano) male in matematica, ma prendono (prendevano) buoni voti nelle materie  umanistiche: al liceo in matematica ero una frana, ma perché avevo una prof stronza. Andavo male però anche in latino. Mi piacciono molto le lingue straniere, l'arte, la storia, la letteratura, ma anche l'informatica, la programmazione, la contabilità;
16) I lettori hanno gli occhiali, anche se a volte li nascondono: non li porto più;
17) I lettori sono sfigati e/o poco pragmatici: non mi sento né l'una né l'altra cosa;
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categoria:leggere, hobbies
lunedì, 24 marzo 2008


Oggi ho ripreso in mano un libro illustrato che era di mia nonna e che in periodi passati ha stimolato il mio gusto artistico: Barbara Cartland's book of love and lovers.
Ho letto più di vent'anni fa diversi libri della Cartland, autrice di romanzi rosa soft, conservatrice, propugnatrice di un'estetica ultraromantica che andava dal vivere in una casa tutta rosa al vestirsi tutta del medesimo colore, con risultati molto kitsch che spinsero l'autrice ad essere più amata nei Paesi arabi e in Giappone che in Europa. La Cartland è morta a 99 anni nel 2000, dopo aver fatto un'ultima battuta sulle disavventure matrimoniali della sua nipote d'adozione Diana Spencer, la sua casa, Camfield Place, nel Hertfordshire è ancora in piedi.
Da un punto di vista etico sono in aperto disaccordo con Barbara Cartland, per la sua visione tradizionalista e retrograda della vita, del ruolo della donna, dei rapporti con i sessi. Da un punto di vista irrazionale ho subito però il suo fascino, come subisco il fascino di tutto quello che è strambo e stravagante, soprattutto quando si intreccia con arte e letteratura.
La parte scritta di Book of love and lovers contiene alcune curiosità storiche non banali; la parte grafica è una gioia degli occhi, piena di immagini di quadri splendidi, di artisti che spaziano da Tiziano a Boucher, da Fragonard a Manet, da Botticelli a Rossetti, passando per Klimt, Cranach, Palma il Vecchio, Rubens. Un art book imperdibile per chi ama la grande stagione delle arti figurative.
I commenti dell'autrice potranno essere superati ma che piacere senza tempo è godere dei quadri!
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categoria:arte, romance
venerdì, 21 marzo 2008




Ho riletto molto volentieri i due forse migliori (insieme a Paula) libri di Isabel Allende, D'amore e ombra e La casa degli spiriti, e ho rivisto i due film omonimi ad essi ispirati, usciti nella prima metà degli anni Novanta e visti da me allora al cinema.

Ricordo che questi due film furono praticamente stroncati dalla critica. Sono nettamente inferiori ai romanzi, o meglio non sanno rendere la scrittura fantastica e ricca di Isabel Allende, ma sono tutt'altro che brutti, e anche a distanza di anni li ho rivisti volentieri.

D'amore e ombra riflette bene la storia d'amore improvvisa e di maturazione sociale di Irene, una giornalista di famiglia agiata, cresciuta in un guscio protetto anche se turbata dall'abbandono del padre. Tralascia purtroppo la vicenda umana delle due Evangeline e delle loro famiglie, ma riflette bene la vicenda. Ottimi Jennifer Connelly, che seguo dall'infanzia, dai tempi di Labyrinth, e Antonio Banderas, perfetta Stefania Sandrelli nel ruolo della madre di Irene, e non male gli attori di contorno, soprattutto Mario e Gustavo.

La casa degli spiriti film, girato in un Portogallo stupendo, purtroppo fa un grave errore di omissione, facendo diventare un solo personaggio della figlia Blanca e della nipote Alba, e creando degli sfasamenti temporali abbastanza stridenti. Anche l'assenza dei fratelli Trueba, Nicholas e Jaimie, si sente, e forse Meryl Streep diciottenne in versione vispa Teresa è un po' eccessiva. Ma per il resto la ricostruzione ambientale è buona, gli interpreti sono capaci, con menzioni particolari per Jeremy Irons, il duro ma alla fine fragile Esteban, Glenn Close, perfetta nel suo amore silenzioso per la cognata, Winona Ryder, che ho adorato per le sue interpretazioni del decennio scorso e che rivorrei vedere in qualche film decente e Maria Conchita Alonso, futura mamma di Gabrielle in Desperate Housewives, nella parte della fedele Transito. Un polpettone, forse, ma un polpettone che ti fa riflettere su uno dei drammi peggiori degli ultimi quarant'anni, e che a me ha spinto a leggere Isabel Allende e altri autori latino americani.

I libri di Isabel Allende ti lasciano sempre qualcosa dentro, se non altro il piacere di raccontare e la sensualità della prosa. E i film sono meglio di tanta produzione dozzinale contemporanea.


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categoria:donne, scrittrici, film da libri, romanzi femministi
martedì, 18 marzo 2008


Nella mia esperienza di cercatrice di lavoro ho avuto modo da scontrarmi, ancora recentemente, con il principio degli hobby qualificanti e squalificanti, in particolar modo riferiti alle letture.
Anni fa avevo fatto un colloquio di lavoro allucinante, con un cafone maleducato, che ha demolito il mio curriculum e le mie conoscenze informatiche non considerandole interessanti, e che aveva tirato fuori che non dovevo scrivere tra gli hobby fumetti perché è una cosa squalificante. Mentre è qualificante scrivere come hobby cinema. Qualcuno dovrebbe dire a questo simpaticone che ci sono fumetti come Maus e Gen di Hiroshima, di alto spessore contenutistico e morale, e che ci sono film come quelli di Neri Parenti, che francamente sono a dir poco imbarazzanti.
Recentemente un'altra persona che si occupa di aiutare a trovare lavoro era d'accordo con me con questa visione dei fumetti. Ma la stessa persona ha detto che non è qualificante dire che di libri si leggono gli Harmony o romance. Anche qui, ci sono opere di indubbio spessore, come Il cavaliere d'inverno di Pauline Simmons, la saga dellla Straniera di Diana Gabaldon o I giorni del te e delle rose di Jennifer Donnelly e tanti altri, sarebbe ora di non considerare più il romance un genere per casalinghe frustrate o donne infelici sul piano sentimentale, visto che io non sono né una né l'altra cosa, e come me siamo in tante.
La stessa persona per contro ha detto che non c'è niente di male come hobby dire di amare le discoteche: ecco, non so come si possa sostenere una cosa del genere, visto che non c'è niente di più squalificante e squallido che quei posti con la musica (rumore, direi!) a palla, pieni di gente sudata che pensa solo ad apparire, dove una donna deve difendersi da continue avances non richieste senza contare il fenomeno della droga dello stupro, dove la gente dopo due minuti è fatta e dove non puoi nemmeno andare al cesso perché dopo mezz'ora diventa un casino pubblico. Se mai lavorerò come selezionatrice del personale, butterò fuori dal mio ufficio chiunque mi dirà di amare le discoteche, perché vuol dire amare una visione squallida, superficiale ed equivoca della vita.
Meglio, molto meglio, starsene a casa, a leggersi un bel fumetto, anche un manga, o un bel romanzo, anche un romance. Ci si arricchisce di più e si rischia meno!
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categoria:fumetti, romance
domenica, 16 marzo 2008


La neve cade sui cedri di David Gutterson è un giallo insolito e originale, ambientato su un'isola nel Pacifico settentrionale al largo di Seattle negli anni Cinquanta. L'indagine su un omicidio riporta alla luce i tempi della guerra, delle persecuzioni contro i cittadini di origine giapponesi e di un amore infantile mai dimenticato da uno dei suoi protagonisti. La storia si perde a tratti, ma è comunque avvincente ed interessante, oltre a ricordare una tragedia rimossa presto, che aveva ispirato anche il bel film di poco successo Benvenuti in paradiso di Alan Parker.
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categoria:oriente, romanzi gialli
martedì, 11 marzo 2008




Ho letto l'ultimo o penultimo libro uscito sulla mitica imperatrice Sissi, L'imperatrice Elisabetta di Erika Bestenreiner, edito da Mondadori e devo fare alcune considerazioni.

Il fascino del personaggio è sempre indubbio, e chi conosce Sissi solo attraverso i film melensi con Romy Schneider (che poi fu strepitosa a fare Sissi matura in Ludwig di Visconti) dovrebbe davvero leggere e informarsi su questa donna infelice e intelligente, che precorse alcune mode e manìe di oggi, dall'autorealizzazione in altri modi che non come moglie e madre (e già per questo la adoro), al suo interesse per i viaggi e altre culture, alla sua ossessione per la dieta e la forma fisica.

Il libro in questione però è troppo frammentario, troppo confuso: io mi sono ritrovata perché conosco bene la parabola di Sissi, ma non consiglierei di cominciare con questo libro a chi vuole informarsi. Meglio le biografie di Joan Haslip (se si trova ancora), di Brigitte Hamann o di Nicole Avril, questo libro è un di più.


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categoria:donne, biografie
domenica, 09 marzo 2008



Ho ripreso a leggere la saga della Straniera di Diana Gabaldon, che avevo letto qualche anno fa, prima della mia visita nella magica Scozia, dove si svolgono le avventure di Claire e Jaime.
Come saga sta per me alla pari, ma più moderna, con la serie di Angelica dei coniugi Golon, di cui non è un pallido clone come ho sentito affermare da alcune persone. La Straniera inoltre mescola in maniera sapiente vari generi: il romance a sfondo storico, il romanzo storico e il fantasy, visto che parla di viaggi nel tempo e paradossi temporali, con toni appassionati, senza nascondere nulla della ferocia e della tragicità della Scozia del Settecento, alla vigilia di ricevere la sconfitta più bruciante della loro storia.
Adesso rileggerò gli altri e poi continuerò con la serie, in attesa di un possibile film, in cui non vedrei proprio male Gerard Butler nella parte di Jaimie.
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categoria:fantasy, romance, romanzi storici
domenica, 09 marzo 2008


La casa editrice Einaudi ha intenzione di ripubblicare una parte almeno delle opere di Carolina Invernizio, scrittrice piemontese di gialli e romanzi gotici a fosche tinte, cominciando con Il bacio di una morta.
Confesso che, pur amando la letteratura popolare (tra le altre cose feci la tesi di laurea su Emilio Salgari) non ho mai letto niente della Invernizio: ricordo i suoi libri in vetrina alla storica cartolibreria di Tota Germana in via Po, e so che eccitavano la parte fosca e gotica del mio animo da adolescente.
Per molti anni Carolina Invernizio, che ha una splendida tomba al Cimitero monumentale di Torino, è stata disprezzata come autrice per sartine e casalinghe: ma forse è ora di rivalutarla, di scoprire che la letteratura e la lettura sono innanzitutto passione, attanagliamento, divertimento. Forse, se fosse nata in Inghilterra o in Francia, oggi Carolina Invernizio sarebbe una grande scrittrice. Vedrò comunque di procurarmi i suoi libri e di leggerli.
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categoria:feuilleton, romanzi gotici, scrittrici, romanzi dappendice
domenica, 09 marzo 2008


Cent'anni a ieri moriva Edmondo de Amicis, autore per molti sinonimo di moralismo e melensaggini, ma in realtà ben più interessante di quello che può apparire a prima vista. Ateo, socialista, autore di romanzi erotici, impegnato socialmente, meriterebbe una rivalutazione, che in parte sta già avvenendo.
Mi avevano fatto leggere il libro Cuore a 10 anni e non l'avevo amato, per non mi ricordo più quali motivi (e dire che sono sempre stata un topo o meglio un Krycek di biblioteca!), l'ho rivalutato poi più da grande, non lo considero il migliore dei libri per ragazzi che sono stati scritti nell'Ottocento, ma un romanzo interessante sì, soprattutto per una cosa molto attuale che mi sta a cuore. L'ateo De Amicis parla di solidarietà laica per i più deboli e dell'importanza di valori laici: direi che ci sarebbe bisogno davvero di rileggere un po'attentamente il libro Cuore, in un Paese come il nostro che lascia la stragrande maggioranza delle opere di beneficenza alla chiesa cattolica, con tutti  problemi e le arretratezze da cui questo deriva. Le avventure del piccolo Enrico e dei suoi amici e parenti ci possono quindi insegnare ancora molte cose, se non altro che la solidarietà è un valore laico e moderno.
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categoria:letteratura italiana, letteratura per ragazzi, autori italiani
venerdì, 07 marzo 2008


Avevo acquistato una raccolta di saggi dal titolo Rinascimento al femminile e l'ho letta: un po' macchinoso e molto dotto, ma interessante l'ampio spettro di donne che viene fuori, donne tra l'altro non già famose per conto loro, e che spaziano da una vedova ebrea a una mecenate non sposata, da una mistica a una prostituta, da una strega a una cortigiana. Una condizione femminile che fa orrore, ma nello stesso tempo un minimo di spazio di movimento che ha permesso a qualcuna di avere delle esistenze interessanti. L'unico neo di questo libro è un eccesso di accademismo, che non ho trovato in tanti libri storici contemporanei, a cominciare da quelli di Antonia Fraser, storicamente fedele ma molto discorsiva.
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categoria:donne, saggi, biografie
venerdì, 07 marzo 2008

Ho letto i due saggi di Federico Rampini sulle nuove tigri asiatiche, Cina e India: L'impero di Cindia e La speranza indiana. La Cina mi fa paura: una dittatura che ha cancellato il suo passato, che insegue il progresso e la ricchezza a scapito di milioni di suoi abitanti, e che tanto piace ai nostri imprenditori per aprire le loro aziende. Ha ragione Beppe Grillo a dire che bisognerebbe esportare anche i sindacati da loro, non il consumismo. L'India mi affascina, per questo mix di religiosità e modernità, di antiche tradizioni e moderne tecnologie. Sono due Paesi con i quali dovremo fare i conti, senza razzismo ma senza nemmeno dimenticare il rispetto minimo per i diritti umani, che spesso manca da quelle parti. D'altro canto per secoli la culla della civiltà era in Oriente, e l'Occidente dell'uomo bianco si è affacciato solo negli ultimi secoli.

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categoria:saggistica, saggi, oriente
domenica, 02 marzo 2008


Ho visto ieri alla Feltrinelli che è uscito un libro, mi pare edito da Einaudi, di cui non ricordo precisamente il titolo (viva la mia superficialità :-)) ma che riguarda una tematica interessante: il mondo degli hikikomori in Giappone, cioè delle persone, soprattutto di sesso maschile, che decidono di non uscire più di casa nel periodo dell'adolescenza, in seguito a volte a fatti negativi.
Il saggio, a quanto ho potuto vedere, esamina due tipologie di giovani giapponesi: gli hikikomori e le ragazze che decidono di non sposarsi, avere figli e ridursi a fare le casalinghe, cosa inaccettabile per la mentalità giapponese (a queste ragazze dedico una standing ovation!).
Sono affascinata da molti anni ormai dalla cultura giapponese, alla quale mi sono avvicinata grazie ai manga e agli anime. Detto questo, ha alcuni aspetti che mi lasciano perplessa: la competitività allucinante fin dall'asilo, il sessismo che obbliga le donne ad una certa età a lasciare il lavoro per fare solo le mogli e le madri di altri alienati (oddio... mi ricorda qualcosa della nostra società) e l'attaccamento al lavoro degli uomini. Queste cose, pian piano, stanno andando comunque in crisi, e tra i giovani si diffonde un disagio che non si manifesta di solito in maniera violenta come in Occidente (la scuola di Columbine un esempio per tutti..) ma in una sorta di ripiegamento su se stessi e di evasione dalla realtà. Cosa vista con sguardo terrorizzato da una società che dice che i chiodi appuntiti vanno sprangati finché non si mettono al livello degli altri.
Comunque gli hikikomori esistono anche nella nostra società, e in varie fasce di età: aveva fatto scalpore qualche tempo fa la storia di una coppia dell'alta borghesia che dopo essere andata in pensione si era chiusa in casa senza più uscire, e ho avuto come vicini di casa in tempi diversi una donna, più vecchia di me di dieci anni, e un ragazzo che non escono praticamente mai di casa. Tristezza? Forse, ma forse bisognerebbe anche smettere di ragionare in termini di conformismo e di regole sociali in generale, non tutto quello che va per la maggiore è buono per tutti.
Del resto anch'io ho avuto e ho tuttora alcune caratteristiche degli hikikomori: non potrei mai vivere senza uscire di casa e senza crearmi degli stimoli, studiando o lavorando (anche perché non ho la vocazione né a fare la casalinga né a fare la barbona, per cui mi tocca lavorare per vivere), ma non amo in maniera particolare frequentare altre persone (salvo in alcune occasioni canoniche, quando lo scelgo e voglio io), non sono interessata ad avere una vita di coppia nemmeno con un'altra donna, la mia adolescenza l'ho passata chiusa in casa a leggere e guardare film perché detestavo i miei coetanei che mi hanno resa vittima di azioni di bullismo, mi piace viaggiare da sola e non sento il bisogno di avere frequentazioni approfondite con altre persone.
Gli hikikomori sono forse un gradino o due oltre a me, gradini che non penso di voler salire. Ma in certi momenti mi sento forse più vicina a loro che alla stragrande maggioranza della gente, tutta presa a fare vita sociale e a cercare il contatto fisico con altre persone. Comunque terrò d'occhio quel libro e vedrò di leggerlo, perché mi interessa, come tutti quelli sul fenomeno otaku e altre "stranezze" giovanili o meno in cui sento di avere alcune caratteristiche.
postato da: gattaneilibri alle ore 11:12 | Permalink | commenti (3)
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sabato, 01 marzo 2008


Una mia corrispondente, appassionata di letteratura, e di romance rosa in particolare, è andata nei giorni scorsi in una nota libreria ad acquistare le ultime novità, e si è sentita apostrofare dalla commessa con toni del tipo: Non dovresti leggere questi libri e Non dovremmo più venderli perché sono porcherie. Ora, al di là dell'atteggiamento poco aziendale della signora in questione (il cliente ha sempre ragione e ognuna compra cosa vuole) c'è la supponenza nel voler giudicare i gusti degli altri e di considerare la letteratura di genere come mediocre e dannosa.
Confesso di essere una divoratrice di letteratura di genere, compresi romance o romanzi rosa che dir si voglia. Proprio io, femminista, contro il matrimonio, childrenfree, con altri obiettivi rispetto a trovarmi un uomo (oddio, arrivassero Gerard Butler o Nicholas Lea...). Ho passato la mia adolescenza a leggere Barbara Cartland (della quale non mi piaceva il virulento antifemminismo, ma mi affascinava per questa sua concezione estetica e artistica di vita), Angelica e I romanzi Mondadori, successivamente ho trascurato per un po' il genere e poi ho ripreso alcuni anni fa, alternando il romance ad altri generi letterari. Proprio stamattina ho ripreso a leggere il bellissimo libro La straniera di Diana Gabaldon, e in questi anni ho letto alcune chicche del genere, come i romanzi di Mary Balogh, Il cavaliere d'inverno di Paulina Simmons, I giorni del thé e delle rose e altri. Ho sofferto quando ho saputo della morte di Kathleen E. Woodiwiss. E mi sono poi appassionata anche ai romance più moderni, i cosiddetti chick lit, dove ho scoperto dei veri gioiellini, come i libri di Sophie Kinsella (non tanto la serie I love shopping ma i deliziosi La signora della casa e Sai tenere un segreto?), le storie agrodolci di Jennifer Weiner e di Jane Green. Per non parlare di mille altri titoli.
E dissento da chi dice che la letteratura rosa è mal scritta, stereotipata, stupida, adatta ad un pubblico di servette e casalinghe ignoranti (non sono né l'una né l'altra cosa e sono laureata, e sono in tante come me!), o di vecchiette sessualmente represse e frustrate. Sono andata ad un raduno di appassionate del romance a ottobre, e come me c'erano tantissime altre donne e ragazze, lavoratrici e studentesse, molte single, con interessi. Sarà perché il romance è un genere amato dalle donne che è così sottovalutato? Può essere, ma non dimentico che i pregiudizi colpiscono anche il giallo, la fantascienza e il fantasy: se leggi fantasy, in particolare, sei nazista.
Comunque mi fa ridere che in Italia si critichi così tanto il romance quando proprio uno dei libri più consigliati a scuola è proprio un romance: I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni che cos'è se non la storia di un amore tormentato tra due giovani, dove la protagonista è perseguitata da un malintenzionato, e dove ci vogliono mille peripezie prima del lieto fine?
postato da: gattaneilibri alle ore 12:43 | Permalink | commenti (7)
categoria:classici, romance