
Mi sono riletta in una recente riedizione "per adulti" in quattro libri delle Piccole donne di Louisa May Alcott, romanzi cult della mia infanzia, che hanno accompagnato tutta la mia vita tra corsi e ricorsi.
Per molti sono visti come libri superati, ma non è proprio così: certo, ci sono dei concetti e dei luoghi comuni un po' pedanti, anche perché l'autrice non poteva esporsi più di tanto, ma la storia di quattro ragazze non svenevoli, che vogliono sì l'amore ma anche realizzarsi come persone è tutt'altro che noiosa e codina, e avrebbe ancora molto da insegnare.
Il personaggio comunque da scoprire è l'autrice, Louisa May Alcott, una donna decisamente in anticipo sui suoi tempi, che passò la vita a lavorare (anche per sostenere le follie dei genitori, persone fantastiche ma con nessun senso pratico), non si volle mai sposare, fu a quanto pare lesbica, animalista, antirazzista, pacifista, contro lo sfruttamento dei lavoratori, dovette cedere facendo sposare il suo alter ego Jo a malincuore ma creò prontamente un altro personaggio di donna single, la dottoressa Nan, sostenendo in un'epoca in cui le donne dovevano sposarsi che il matrimonio non era necessario per la propria realizzazione. Direi un personaggio più che moderno, che dovrebbe essere preso ad esempio in epoche di veline e di ritorno reazionario delle donne a casa. Come si dice, Louisa, vorrei che tu fossi qui e vorrei prenderti come esempio.
Ho rivisto anche due delle trasposizioni di Piccole donne, la versione del 1949 con June Allyson, Liz Taylor e Peter Lawford è rimasta nel mio cuore anche se accusa i colpi degli anni, mentre l'edizione 1994 con Winona Ryder, Kirsten Dunst e Susan Sarandon è una gioia per gli occhi e per come ti porta nel mondo delle sorelle March. A questo punto però mi piacerebbe che qualcuno facesse un film sulla vita di Louisa, la vera Jo, e sul suo impegno sociale, civile e personale.
Per molti sono visti come libri superati, ma non è proprio così: certo, ci sono dei concetti e dei luoghi comuni un po' pedanti, anche perché l'autrice non poteva esporsi più di tanto, ma la storia di quattro ragazze non svenevoli, che vogliono sì l'amore ma anche realizzarsi come persone è tutt'altro che noiosa e codina, e avrebbe ancora molto da insegnare.
Il personaggio comunque da scoprire è l'autrice, Louisa May Alcott, una donna decisamente in anticipo sui suoi tempi, che passò la vita a lavorare (anche per sostenere le follie dei genitori, persone fantastiche ma con nessun senso pratico), non si volle mai sposare, fu a quanto pare lesbica, animalista, antirazzista, pacifista, contro lo sfruttamento dei lavoratori, dovette cedere facendo sposare il suo alter ego Jo a malincuore ma creò prontamente un altro personaggio di donna single, la dottoressa Nan, sostenendo in un'epoca in cui le donne dovevano sposarsi che il matrimonio non era necessario per la propria realizzazione. Direi un personaggio più che moderno, che dovrebbe essere preso ad esempio in epoche di veline e di ritorno reazionario delle donne a casa. Come si dice, Louisa, vorrei che tu fossi qui e vorrei prenderti come esempio.
Ho rivisto anche due delle trasposizioni di Piccole donne, la versione del 1949 con June Allyson, Liz Taylor e Peter Lawford è rimasta nel mio cuore anche se accusa i colpi degli anni, mentre l'edizione 1994 con Winona Ryder, Kirsten Dunst e Susan Sarandon è una gioia per gli occhi e per come ti porta nel mondo delle sorelle March. A questo punto però mi piacerebbe che qualcuno facesse un film sulla vita di Louisa, la vera Jo, e sul suo impegno sociale, civile e personale.
postato da: gattaneilibri alle ore 19:55 | Permalink | commenti
categoria:donne, scrittrici, film in costume, film da libri
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