giovedì, 31 gennaio 2008




Avevo già letto di Virginia Woolf Orlando (bello) e Una stanza tutta per sé (incredibilmente reale), mi sono letta in questi giorni il suo Diario (edito da Mininum Fax) e la raccolta de I romanzi, comprendenti tra gli altri Gita al faro e La signora Dalloway. Particolari per le sensazioni che trasmettono, per le pulsioni inespresse di una grande scrittrice e donna tormentata, per l'atmosfera tipicamente British e interiore, per il ritratto di un'epoca, per lo stile colto ma non noioso.

Parallelamente mi sono rivista The hours, film ispirato all'opera di Virginia Woolf: brava Nicole Kidman nella parte di Virginia Woolf, strepitosa come sempre Meryl Streep, ma chi è una vera rivelazione è Julianne Moore, nella parte di una casalinga depressa anni Sessanta che sceglierà di andarsene e seguire una strada non di autodistruzione. Un'attrice strana, la Moore, che alterna film belli come The hours appunto e Far from heaven a scivoloni assurdi come quella menata di Evolution o Hannibal, dove era completamente fuori parte nel ruolo di Clarice Sterling.

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categoria:donne, classici, letteratura inglese, scrittrici, romanzi femministi
martedì, 29 gennaio 2008




Mi sono riletta i due romanzi indiani di M. M. Kaye Padiglioni lontani e L'ombra della luna, che avevo già letto una ventina d'anni fa (di più che di meno), rimmergendomi in un mondo da Mille e una notte, tra fiaba e crudeltà, incanto ed esotismo.

Forse sono a tratti un po' prolissi ma per me, che sogno sull'India da quando leggevo Salgari da ragazzina e che ho tra i sogni nel cassetto un viaggio nel Rajahstan, sono davvero belli e avvincenti. Senza contare di come parlano di argomenti attualissimi, ancora più oggi che nell'India del secondo ottocento sotto il dominio britannico: la libertà di religione, la libertà di pensiero, la tolleranza, guerre che scoppiano in Paesi come l'Afghanistan che conosciamo purtroppo ancora oggi per colpa di combattimenti.

Della M. M. Kaye, che è scomparsa già da diversi anni e che ho scoperto aver scritto anche dei gialli, ho letto anche Vento dell'est, ambientato nella Zanzibar dell'Ottocento, non male, ma i due libri indiani, soprattutto L'ombra della luna, sono superiori. Di Padiglioni lontani ricordo soprattutto il bellissimo sceneggiato del lontano 1983, con Ben Cross (magistralmente doppiato dal grande Romano Malaspina) e Amy Irving (splendida principessa indiana, l'ho rivista invecchiata in Alias e mi ha fatto una gran tristezza): spero che prima o poi esca in dvd, perché merita davvero, è da rivedere e riscoprire.

Comunque ho appena scoperto il sito su M. M. Kaye e trovo semplicemente splendido che abbia chiesto che le sue ceneri tornassero in un lago indiano, vicino a dove era vissuta fino a 39 anni: pura poesia.

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categoria:oriente, romanzi storici, scrittrici
martedì, 29 gennaio 2008


Dopo il ciclone Harry Potter mi sono letta due romanzi ambientati nell'Ottocento, scritti da due scrittrici diverse, una contemporanea, l'altra di oggi.
Un lungo, fatale inseguimento d'amore è uno dei romanzi per adulti di Louisa May Alcott, l'autrice di Piccole donne. Una storia di passioni, ad effetto, in perfetto stile feuilleton, uno dei romanzi che avrebbe pubblicato Jo nella finzione e con cui nella realtà Louisa pagava i conti della sua affascinante ma poco pratica famiglia. Pubblicato una dozzina di anni fa (l'avevo già letto allora) è comunque godibilissimo e divertente. Ne ho altri del genere della stessa autrice da leggere, personaggio su cui tornerò per il suo carattere protofemminista e saffico.
Il fante di cuori e la dama di picche è un excursus di Joanne Harris nel genere gotico inglese, prima di approdare a Chocolat. Un libro particolare, che ad alcuni può sembrare morboso (io ho trovato più terribile e crudo Il petalo cremisi e il  bianco di Michael Faber). Io personalmente l'ho apprezzato per l'ambientazione nella Londra vittoriana e i richiami alla corrente dei preraffaelliti, nonché per l'atmosfera decadente e d'effetto. I miei libri preferiti della Harris restano comunque Chocolat e La donna alata. Mi intriga l'uso che fa spesso l'autrice degli zingari nei suoi romanzi, dei quali ha una visione romantica, simile a quella della cultura gitana e zigana, così lontana dallo squallore che vedo nelle nostre strade. Consiglio comunque Il fante di cuore e la dama di picche a chi, come me, ama l'Ottocento inglese, con i suoi splendori e le sue miserie.
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categoria:classici, romanzi al femminile, ottocento
martedì, 29 gennaio 2008




Credo di non essere stata l'unica ad aver passato il giorno della Befana (mia festa tra l'altro, e io ci tengo molto al mio status di Befana, perché non me ne frega niente di essere gnocca e sono felice di essere cozza!), a leggere l'ultimo libro di Harry Potter in italiano.

Sì, perché in inglese l'ho letto a luglio, quindi sapevo già tutto. Che dire di inedito su un fenomeno che ha fatto sognare milioni di persone in tutto il mondo? Tra l'altro i libri di Harry Potter sono i libri più letti a Guantamano dai prigionieri (ma non dovrebbero leggere solo il Corano? Qui non mi torna qualcosa...).

Posso fare alcune considerazioni. Innanzitutto che i libri di Harry Potter sono troppo belli per essere lasciati ai bambini, oltre che da un certo punto in poi decisamente disadatti. No, la trama non si trasforma in orge e simili (cosine del genere capitano nelle fanfic, ma vabbé lì si sa...), ma tratta argomenti e tematiche con una profondità che per capirli fino in fondo bisogna essere almeno adolescenti, se non di più. L'ultimo libro è un tripudio di fatti, di avvenimenti, un otto volante che ti toglie il fiato, in cui arrivano tante risposte, e dove alla fine ti separi con rimpianto da personaggi che senti vivi, degli amici con i quali avresti voluto combattere e ridere.

Harry Potter soddisfa la voglia di fantasia di una generazione di persone, anzi di più generazioni di persone, che vedono un mondo sempre più inquieto e precario, ma nello stesso tempo lancia messaggi importanti per vivere, parla di valori, di bene contro il male, in maniera non predicatoria, scontata o peggio ancora reazionaria, ma chiara e condivisibile, senza moralismi e falsi pietismi. Che poi dietro ad Harry ci siano fonti letterarie che vanno dal folklore alle religioni, da Star Wars a Il signore degli anelli è pacifico, del resto ancora l'altro giorno Corrado Augias ricordava che da Omero in poi si è inventato poco. Ciò non toglie che i libri siano ancora in grado di darci un potere supremo di fantasia e di confondere le nostre emozioni.

Mi sono appassionata ad Harry Potter nel 2001, con il primo film: ero già una patita di fantasy, ma guardavo prima con un po' di diffidenza quello che ritenevo un fenomeno per bambini. Subito dopo mi sono divorata i quattro libri, e poi man mano ho alternato libri e film fino ad oggi. Dei film amo le ottime interpretazioni (con una menzione speciale ad Alan Rickman, il professor Piton, che credo non deluderà i suoi fan negli ultimi due film...), le belle scenografie reali e immaginarie, e il ritmo narrativo. I libri ti offrono molto di più.

Jk Rawling è entrata nel novero di quelle persone speciali per me, che hanno saputo inventare delle storie per far sognare i loro fan, a prescindere dal mezzo usato: è in buona compagnia tra gli altri di Chris Carter, Joss Whedon, Marion Zimmer Bradley, Tolkien, Agatha Christie, Louisa May Alcott, Alessandro Dumas, Emilio Salgari. In lei vedo anche una speranza perché la propria vita possa essere salvata dalla fantasia e dalla creatività: in fondo una volta era senza soldi, con un lavoro precario in un pub e una figlia da sfamare ed è riuscita a diventare quello che è diventata, e dovrebbe essere di monito a noi fantasiosi, lontani dai lustri delle veline e simili, che crediamo nei sogni e non nell'apparenza.

A prescindere che io vedrei benissimo JK Rawling come autrice di gialli e thriller, corre voce che il Potterverse non verrà lasciato da lei solo in mano ai fan con le fanfiction (ne ho in mente un bel po' io stessa) ma che dovrebbe riprenderlo in mano in qualche modo. Personalmente non mi spiacerebbero un prequel, sulle avventure di Silente da giovane magari, o qualche storia sui 19 anni tra la fine della storia e l'epilogo o un approfondimento su personaggi "minori".

Come finisce allora Harry Potter? Facile a dirsi: l'assassino è il maggiordomo, Harry e Draco si dichiarano reciproco amore e mettono su casa e negozio di cose magiche sotto casa della senatrice Binetti... No, questa è una delle idee per le fanfiction.  Dico solo per chi non lo sa ancora che il personaggio chiave di tutto diventa Piton. Per il resto buona lettura, o come ho fatto io buona divorata!

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categoria:romanzi fantasy
martedì, 29 gennaio 2008


Ho iniziato il 2008 con due libri fantasy all'apparenza per ragazzi, ma decisamente deliziosi e appassionanti: sono due opere della scrittrice tedesca Cornelia Funke (definita la Rawling tedesca, ma sono ancora diversi dalla saga di Harry Potter) e sono Cuore d'inchiostro e Il re dei ladri.
Cuore d'inchiostro riecheggia forse La storia infinita di Michael Ende (il primo libro fantasy che ho letto), parlando di rapporti tra realtà e fantasia, lettura e evocazione, scrittura e creazione: un bel libro, ambientato in Italia tra il Lago Maggiore e l'entroterra ligure, e anche un inno all'amore per il libri, la fantasia, la creatività. Il personaggio di Maggie, la protagonista, è notevole.
Il re dei ladri è ambientato nella splendida Venezia, e racconta la storia di un gruppo di ragazzini che vivono per strada di espedienti e della loro ricerca di un misterioso tesoro per conto di un emissario. Potrebbe sembrare una lagna, ma è invece ironico, divertente, scattante, con bei personaggi e il fascino di Venezia. Due bei libri.
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categoria:fantasy, letteratura per ragazzi
martedì, 29 gennaio 2008


Ho tirato fuori dalla mia libreria Ikea due romanzi di Alice Sebold, autrice di cui mi avevano parlato bene, e li ho letti.
Sono due libri molto particolari, che alternano pugni nello stomaco a momenti di poesia e fantasia pura.

Lucky, il suo romanzo d'esordio, è autobiografico, e racconta lo stupro subito quando nel 1981 frequentava il primo anno di Università: le prime dieci pagine sono orrore puro, fanno venire voglia di urlare e picchiare, poi con una prosa asciutta Alice ci racconta di come il fatto ha cambiato la sua vita, e di come man mano è arrivata a scrivere, attraverso una giovinezza tormentata. Non c'è autocompiacimento, solo pura realtà, puro orrore quotidiano.
Amabili resti narra la storia di una ragazzina di 14 anni violentata e fatta a pezzi dal vicino di casa, e racconta la sua vita successiva da una sorta di paradiso, mentre vede la sua famiglia andare a pezzi ma poi ricomporsi, mentre il padre capisce chi è stato a far sparire la figlia (i suoi resti non verranno mai trovati), mentre  la sorella vive la vita che la protagonista non potrà più fare. Un libro scritto a tratti con toni onirici e fantasiosi, a tratti struggenti, con una chiusura semplice, in cui viene ritrovato il braccialetto di Susan e qualcuno dice: Questa ragazza sarà adulta. Più o meno, dice lei dal suo cielo. Auguro una vita lunga e felice a tutti. Un inno alla vita, al dolore che c'è sempre ma anche alla voglia di vivere. Tra i due libri ho amato di più Amabili resti, ma mi sento di consigliare entrambi.
Ultima ora: scopro su IMDB che l'adattamento cinematografico di Amabili resti sarà fatto nientepopodimeno che da Peter Jackson! E nel cast, ci sarà Saorse Roman, la ragazzina di Espiazione, nel ruolo di Susan! Un film da vedere, in uscita nel 2009.
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categoria:scrittrici, romanzi gialli
martedì, 29 gennaio 2008


Ho letto questo bel libro di Sarah Dunnant, romanzo storico ambientato nella Firenze di fine Quattrocento, che avevo acquistato dopo aver visitato quella splendida città. Niente male davvero, rispecchia grandezze e miserie, l'epoca di Lorenzo il Magnifico, di Botticelli, di Savonarola, tra invasioni straniere, fanatismi, dove la grande Storia incontra la storia di Alessandra, giovane nobile che sogna di diventare un'artista in un mondo che alle donne nega ogni diritto e che vivrà una vita comunque interessante tra un marito che non è tale, un grande amore per un artista, un convento centro della vita femminile di allora e una serie di delitti che stravolgono Firenze. Un libro da leggere, come è da leggere, sempre sulla stessa epoca ma con un diverso mezzo di espressione, Cesare, il manga di Fuyumi Souryu su Cesare Borgia.
Leggendo queste pagine sento di ringraziare persone come Lorenzo il Magnifico: lui cantava che del doman non c'è certezza, ma oggi, dopo cinquecento anni, abbiamo qualcosa di meraviglioso come Firenze, che ci solleva sopra le nostre miserie, grazie a lui e agli altri principi rinascimentali.
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categoria:romanzi storici
martedì, 29 gennaio 2008


Ho letto il divertente saggio Storia delle altre di Elizabeth Abbott, che ricostruisce la storia delle amanti donne dall'antichità (si comincia con Agar dalla Bibbia) ai giorni nostri (si finisce con Camilla Parker Bowles). Una storia curiosa e piena di aneddoti, a tratti squallidi (non è poi sbagliata la posizione di noi femministe separatiste a dire che i rapporti tra uomini e donne sono improntati da sempre allo squallore e all'oppressione), a tratti boccaceschi, a tratti simpatici, che attraversa vari continenti, parlando di donne note e meno note, in gamba o al limite del criminale (Virginia Hill, pupa dei gangster o peggio ancora Eva Braun, amante di Hitler che tradì la sua famiglia contraria al nazismo).
Gira e rigira tra queste donne la migliore resta la tanto odiata da molti Camilla Parker Bowles, pronipote di Alice Keppel, amante di Edoardo VII d'Inghilterra nel periodo in cui era eterno principe di Galles a causa della longevità di sua madre Vittoria, che pur non essendo bella ma contando sulla simpatia, il carisma e l'allegria ha saputo legare a sé Carlo d'Inghilterra, a dispetto del suo matrimonio con la bellissima ma totalmente inadatta a lui Diana. Tra le altre storie, ho trovato affascinante la storia di Aspasia, amante di Pericle e condannata dalle stesse leggi anti stranieri del suo amante ad una vita di serie B,  molto particolare quella di Roxelane e in generale tutte le storie che provengono dal lontano Oriente, che rievocano atmosfere presenti ancora nel libro e film Memorie di una geisha, struggenti altre vicende come quella della Callas o di Marilyn Monroe, coinvolgente le storie di Eloisa, Lilian Hellman e soprattutto Simone de Beauvoir e sempre di sicuro fascino le storie delle favorite reali come Nell Gwynne, venditrice di arance diventata amante di Carlo II, Madame de Pompadour e Madame du Barry, le due favorite di Luigi XV. Stranamente mancano alcuni amanti celebri, come Claretta Petacci, che sarebbe stata interessante come contraltare alla morale ipocrita di Mussolini, che predicava ufficialmente matrimonio e paternità, o ancora le favorite di Luigi XIV, a cominciare dalla pericolosa Madame de Montespan.
L'autrice conclude facendo notare come oggi, dopo il femminismo e la rivoluzione sessuale, continui ad affascinare per alcune donne essere l'amante di un uomo, magari sposato e padre. Del resto, non c'è da stupirsi: ci sono donne tanto sceme da rinunciare alla propria indipendenza per stare a casa a fare le casalinghe, forse tutto sommato le amanti possono avere la parte più eccitante della questione, senza calzini da lavare e altre amenità.
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categoria:saggi, biografie
martedì, 29 gennaio 2008


Ho letto due bei libri ascrivibili in maniera molto lata al genere romance, direi piuttosto al romanzo storico, in questi giorni.
Un'estate da ricordare di Mary Balogh è una fiaba ambientata nell'Inghilterra napoleonica, e presenta un incontro all'apparenza impossibile, tra un libertino che porta in sé le cicatrici della guerra, e una giovane donna dall'infanzia difficile e all'apparenza fredda e controllata. Una storia leggera ma non stupida, con sullo sfondo un mondo perduto e forse restituito in maniera troppo moderna, ma piacevole. Leggerò altri libri di questa autrice che mi hanno consigliato tra le migliori del genere romance.
Czarda di Diane Pearson è la storia di due sorelle, giovinette piene di speranza nell'Ungheria travolta dalla Prima Guerra Mondiale, poi signore nella Budapest e Vienna anni Trenta, e poi ancora ritravolte dal nazismo e dai drammi del loro Paese. Un libro appassionante e molto ben scritto, di cui avevo sentito parlare, ma che non avevo ancora letto, che ricostruisce un'epoca nota ma attraverso le vicende di un Paese che ha sofferto e pagato a caro prezzo il fatto di essere stato smembrato tra imperi e regimi.
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categoria:romance, romanzi storici
martedì, 29 gennaio 2008


Ho letto due libri che parlano di donne in Russia in due momenti diversi della storia, il Settecento e oggi. E per motivi diversi, mi sento di consigliarli tutti e due.
Zarine di Heny Troyat, autore francese di origine russa che ha scritto sia romanzi storici che libri di storia russa, parla del governo delle donne zarine dopo la morte di Pietro il Grande nei primi decenni del Settecento, dalla vedova di Pietro, Caterina I, ex vivandiera, a Caterina II, passando per Anna Ivanova e soprattutto Elisabetta, figlia cadetta di Pietro e grande ammiratrice della cultura francese. Un libro davvero appassionante, per una pagina di storia che mi ha sempre affascinata, su cui avevo già letto delle cose, ma su cui è sempre bello leggere cose nuove. Su Caterina II ricordo anche il filmone anni Trenta con Marlene Dietrich e lo sceneggiato primi anni Novanta con Julia Ormond e Vanessa Redgrave.
Proibito parlare raccoglie invece gli articoli di Anna Politkovskaja, la giornalista uccisa nel 2006 nella sua casa di Mosca perché forse diceva la verità sul regime del suo Paese e sulle sue connivenze nel massacro del popolo ceceno e in altre violazioni dei diritti umani. Un libro scritto con una prosa asciutta e non compiaciuta, ma che fa rabbrividire sul disinteresse generale per cosa sta accadendo in un Paese che ha ancora molta strada per arrivare alla democrazia. Anna ha pagato con la vita il suo impegno civile e sociale...
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categoria:saggi, biografie
martedì, 29 gennaio 2008


Sono da molti anni un'appassionata dei libri di Patricia Cornwell,  soprattutto dei primi, che come spesso capita sono i migliori,  e sono diventata una stimatrice della dottoressa Kay Scarpetta, medico legale e gattofila, e della sua nipote gay e genio del computer Lucy. Adesso si scopre che Patricia Cornwell è gay. Beh, un motivo in più per apprezzarla, c'è chi dice che l'aveva capito, io non l'avrei detto, o meglio non mi ero mai posta il problema. Il mio sogno resta un film con Gillian Anderson nel ruolo di Kay. Lascio la parola al copia incolla da La Stampa:

Patricia Cornwell "Ora sono felice Ho sposato la mia donna"
Miss bestseller si confessa CASSANDRA JARDINE
LONDRA Nellalbergo di Londra dovè scesa, Patricia Cornwell - la scrittrice che vende più libri al mondo dopo JK Rowling - è guardata a vista da un numero impressionante di guardie del corpo. Ce ne sono nella lobby e ce ne sono davanti alla porta della sua stanza. Quando vengo ammessa, mi dice: «Non è per paura. È che non vogliono finire in una situazione in cui sarei vulnerabile».
Mi occorre un po di tempo per capire che cosa intenda, perché è forte la tentazione di pensarla coriacea come la Kay Scarpetta dei suoi libri, il quindicesimo dei quali - Book of the Dead - è appena stato pubblicato. La dottoressa Scarpetta è un medico legale che indaga sui delitti più efferati. «Un'intellettuale elegante, con sentimenti profondi», dice Cornwell. E poiché ammette di essere un po' come lei, suggerisce profondità nascoste in una scrittrice che può anche sembrare d'acciaio.
Ha cominciato la sua carriera come cronista di nera, acquisendo una familiarità con gli obitori come altri con i supermercati. Pilota elicotteri, corre in motocicletta e non molla mai le sue prese. Forse aveva bisogno di questa grinta: è così piccola che, seduta sul sofà, non tocca terra con i tacchi degli stivali. Ma è più calorosa e più amichevole di quanto non mi aspettassi. Forse è il nuovo sviluppo della sua vita: da due anni ha una vita familiare.
L'ultima avventura di Scarpetta è dedicata alla «Dr. Staci Gruber, professore associato in Psichiatria alla Harvard Medical School e direttore associato del Laboratorio delle neuroimmagini cognitive all'ospedale McLean». La competenza professionale della dottoressa Gruber è evidente nei dettagli scientifici del libro, ma il rapporto fra le due donne è assai più che professionale. Nel febbraio 2005 le due si sono unite in un matrimonio omosessuale, da poco permesso nel Massachusetts. Cornwell non è mai stata una paladina delle donne gay.
Quando le chiedo di confermare il suo matrimonio, si limita a rispondere: «Sì». Quando però le chiedo come questo abbia cambiato la sua vita, fa una piccola pausa, poi si svela come mai aveva fatto prima: «Come Scarpetta, finalmente mi sono radicata da qualche parte e provo un senso di responsabilità e stabilità mai provato prima. Dal mio divorzio, nel 1988, non avevo più avuto una relazione lunga ed è dura vivere così. Stare con una persona intelligente, che ti dà buoni consigli, aggiunge alla vita elementi meravigliosi. È successo così: un giorno sono andata al Centro ricerche neurologiche di Harvard e sono stata indirizzata alla dottoressa Gruber. Incontri qualcuno quando non cerchi... Non mi sono mai pronunciata a favore dei gay, ma adesso tendo a essere più aperta, perché trovo vergognoso il modo in cui si è trattati».
Racconta che c'è un movimento per cambiare la Costituzione americana in modo da proibire le unioni omosessuali. Chi lo appoggia sostiene che, se venisse permesso il matrimonio tra gay, il prossimo passo sarebbero le nozze con gli animali. «Sposare il tuo cane, ma che pazzia è mai questa? Io non faccio nulla di illecito. Pago le tasse, regalo milioni in opere di bene, perché mai devo essere considerata da meno degli altri? Sono i cristiani conservatori, con tutti i loro divieti».
Cornwell li conosce bene perché è cresciuta in mezzo a loro. Il giorno di Natale del 1961, quando aveva cinque anni, suo padre, un avvocato, se ne andò di casa e «poco dopo mia madre si trasferì da Miami in quellambiente evangelico conservatore del Nord Carolina dominato dal predicatore Billy Graham. Ero l'unica figlia di divorziati di tutta la scuola. Mi facevano sentire una peccatrice. Ero isolata». Le cose peggiorarono quando la madre cadde in depressione e la giovane Patsy Daniels - come si chiamava allora - fu affidata a una donna sgarbata, che non le permise neppure di portare con sé l'adorato cagnolino.
All'epoca non si era resa conto di avere tendenze omosessuali perché non aveva idea che anche le donne potessero essere gay. «Sapevo di essere in qualche modo diversa perché, quando un ragazzo mi chiedeva di uscire, non mi esaltavo come le altre. Ma solo all'Università ho incontrato donne gay».
Studiava inglese al Davidson College nel North Carolina e cominciava appena a analizzare i suoi sentimenti quando «mi innamorai sinceramente del mio professore»: Charlie Cornwell, che aveva 17 anni più di lei. Dopo dieci anni insieme, lei lo lasciò. Nel 1990 pubblicò il suo romanzo desordio, Postmortem. «È stato solo successivamente che ho avuto il mio primo incontro gay, del tutto causale: divenni molto amica di una donna e la cosa andava avanti. Allora mi dissi: oh oh, ma continuai a uscire con uomini, speravo che semplicemente non avessi ancora incontrato quello giusto. Non volevo che fosse vero. Ero stata educata a pensare che gli omosessuali sarebbero andati all'inferno perché erano dei pervertiti. E non volevo che la gente sparlasse di me. Non è divertente non potersi tenere per mano in pubblico e preoccuparsi che qualche razzista ti segua con il suo pick-up per farti vedere comè un vero uomo».
Per anni mantenne segreti i suoi amori gay, finché a rivelarli furono due persone che, secondo lei, erano gelose del suo successo. Poi, nel 1997, ci fu il processo Bennett, un ex agente Fbi che aveva tentato di uccidere la moglie perché quest'ultima aveva avuto una storia con la Cornwell. Dopo tutto ciò, si potrebbe pensare che adesso la scrittrice sia sollevata di essere apertamente sposata. E invece no. Non del tutto. «Vivo in una società dove, se sono invitata come ospite d'onore, non mi chiedono di venire accompagnata. Ai pranzi, vedo che la metà delle persone sedute ai tavoli odiano i gay. Ovunque vada, si mormora. Sarebbe ben diverso se mi presentassi con un bel marito grande e grosso. Magari la società cambierà». In America, però, al momento non ne vede i segni, così si tiene stretta la sua guardia di sicurezza e si concentra su scienze forensi, trame intricate e personaggi impertinenti. Per molti aspetti Kay Scarpetta è come lei vorrebbe essere: più «intelligente» e meno «volubile». Ma intanto i nuovi sentimenti gocciolano nei libri. «Nel prossimo, Kay avrà una relazione fissa. È tempo che abbia una casa, un giardino e un cuore».
E magari - chissà? - metterà presto in forno una torta di mele.
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categoria:scrittrici, romanzi gialli
martedì, 29 gennaio 2008




Tra ieri e oggi ho divorato Cacciatori di vampiri, di Colleen Gleason, romanzo storico e vampirico scritto dall'autrice come chiaro riflesso della sua passione per Buffy.

Per fortuna il libro non è una mera copia di Buffy, anche se si ispira alla serie di Joss Whedon per l'idea di fondo: nell'universo di Colleen Gleason esistono sia cacciatori che cacciatrici, e il loro dono si trasmette tra generazioni e può essere represso in una generazione per poi tornare in quella dopo più forte.

Nell'Inghilterra del re Giorgio la giovane Victoria Gardella scopre dalla sua prozia, donna molto avanti per la sua epoca (è una cacciatrice e ha da decenni una relazione con il maggiordomo indù) di essere una Cacciatrice, e comincia a seguire la sua missione più per spirito d'avventura all'inizio e per desiderio di evadere dalla vita monotona imposta alle fanciulle dell'epoca, salvo poi scoprire il prezzo della missione che è portata a compiere. Al suo fianco agiranno tre figure maschili, Max, il cacciatore, da cui è legata da un rapporto di amore odio, l'ambiguo e libertino Sebastian e lo struggente grande amore della sua vita Philipp: ma una Cacciatrice non può cedere ad un amore tradizionale..

Un bel libro, appassionante e divertente, il primo di una serie.

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categoria:romanzi gotici
martedì, 29 gennaio 2008


Mi avessero dato un euro tutte le volte che qualcuno mi ha detto la frase di cui sopra, potrei ora come ora fregarmene di avere un lavoro fisso oppure no. E la frase di cui sopra non è riferita alla mia precaria situazione lavorativa, che non è certo per scelta mia, ma a mie scelte di vita viste come controcorrenti e sovversive da molte persone.


Per questa gente io non ho una vita perché amo passare il mio tempo libero tra libri, scrittura, pittura, musei, cinema, viaggi, gite in montagna, mercatini dell'antiquariato invece che andare in discoteca o a ballare, andare in giro a conoscere gente, possibilmente fidanzarmi (con un uomo ovviamente, mai che contemplino altre possibilità..), invece che insomma avere gli interessi che vengono considerati giusti e veramente appaganti nonché obbligatori per una persona oggi.


Vorrei ribadire, e la mia non è la storia della volpe e dell'uva (semmai sta storia dovrei applicarla ai maschietti idioti che cinque minuti prima mi stavano addosso come mosche e poi quando dico che non mi interessa né dargliela né far loro da serva mi dicono che sono brutta, stronza, frigida e ho dei problemi, viva la coerenza), che a me non me ne frega niente di andare in discoteca, di conciarmi da strafiga, di ballare, di fare vita sociale. E non solo perché questo modo di vivere è un po' troppo dispendioso per una lavoratrice precaria a casa da fine giugno. Ma perché questo modo di vivere, basato sull'apparire, sul conoscere gente, sullo stordirsi a me proprio non garba.

Tutte le persone del mondo non possono valere un libro, con sottofondo un bel cd, con vicino il mio gatto, consumato nella mia casa. Una serata in discoteca sparisce con mille posti più belle e cose migliori da fare: una passeggiata in montagna con panino con dentro la toma preso in una baita e visione di un torrente, un giro in libreria, una visita ad un museo, una fiera del fumetto.


In questo periodo sono particolarmente incline alla solitudine, il non lavoro non invoglia a fare tante cose, e di gente ne vedo già mio malgrado, tra corsisti, responsabili di agenzie interinali e fauna analoga.  Ma in generale io non sento questo bisogno di confrontarmi con le persone, siamo tutti troppo diversi e complicati, ogni tanto mi fa piacere vedere qualcuno, ma non voglio far dipendere la mia vita dagli altri.


Già devo dipendere dagli altri per quello che riguarda il lavoro, già sono costretta a continuare a convivere in famiglia (una femminista separatista e una casalinga non possono andare d'accordo), voglio avere il minimo di rapporti con gli altri. E vivere una vita che per molti è una non vita (perché la loro, tra stordimenti, locali notturni e soldi buttati nel cesso cos'è), ma che per me è gratificante e completa. Ripeto, per essere felice a me basta un libro, un po' di musica e il mio gatto vicino. E possibilmente un lavoro full time durante la settimana.
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categoria:libri, tempo libero, lettura
martedì, 29 gennaio 2008
Navigando ho appena trovato un altro libro su come restare zitella (ne sto attendendo un terzo che ho vinto via Ebay), oltre a quello della Parsi, di cui attenderò l'edizione economica.

Ecco qui:



101 regole per NON conquistare un uomo di Jenny Lombard.


Se vi hanno insegnato le regole per accalappiare marito, ecco 101 controregole per mandare tutto all'aria! Dall'inseguire una carriera artistica al vivere con un esercito di gatti, dalla dedizione assoluta alla cucina macrobiotica alla passione per uomini più giovani (o più vecchi, o soltanto ricchi), "Single per sempre" è un susseguirsi di divertenti spunti sulla condizione di "zitella". Un testo "indispensabile" per chi è fermamente convinto che il matrimonio sia l'unico scopo nella vita!

Sembra carino, non mi ritorna solo una cosa: io sono anni che faccio di tutto per non accalappiare uomini, sono sgradevole, acida, antipatica, mando tutti a stendere, adoro i gatti, odio i bambini, scrivo, dipingo, sono una otaku e una nerd, sono vegetariana, animalista, femminista, progay, leggo, detesto fare la casalinga, e allora come mai periodicamente c'è sempre qualche idiota dell'altro sesso che mi viene a cercare? Ma sono ridotti così male? Povera me... Certo che se rutti e scoregge scappassero quando servono, cioè quando c'è un idiota che ti sta guardando con aria di trota sul bancone della pescheria (che schifo...) dicendoti che ti trova bellissima, sarebbe meglio...
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categoria:
martedì, 29 gennaio 2008


In generale non ho mai molta fiducia negli psicologi. Maria Rita Parsi mi aveva lasciata basita anni fa per le critiche assurde a base di spadoni fallici che aveva rivolto a Sailor Moon e a Rayearth. Stavolta però voglio applaudirla, per il libro che ha scritto, di cui in alto c'è la copertina, dedicato alle donne che hanno deciso, come la sottoscritta e in maniera razionale e felice, di vivere senza dover dipendere da un uomo.

Lascio la parola alla presentazione: Una nuova figura si è affacciata nel panorama femminile del terzo millennio: le "single per sempre". Donne che hanno rinunciato alla presenza fissa di un uomo nella loro vita. Che non si fanno illusioni sul maschile, non si aspettano protezione per sé o per la prole, non sperano nel mantenimento economico né nella gratificazione sentimentale garantita da un marito. Che non hanno fantasie amorose su un improbabile principe azzurro. Che non credono neanche più al principe azzurro, ma organizzano la loro vita (e quella dei loro figli) intorno al concetto che l'uomo è "un accessorio": utile e piacevole, a volte; ma alla lunga seccante, fastidioso, limitante e spesso addirittura nocivo. Qualcosa di cui si può, e spesso anzi è meglio, fare a meno.

Come si è arrivati a scelte esistenziali così drastiche? Quali percorsi psicologici, quanta rabbia, o frustrazione, o delusioni, spingono le donne di oggi a un'esistenza in cui il maschio è sempre meno fondamentale? Maria Rita Parsi analizza il fenomeno e lo illustra attraverso dieci storie esemplari di donne tutte single-per-scelta.

Single per sempre è un libro intenso e provocatorio, lucido ed emozionante, che ha tutte le qualità per diventare un manifesto della nuova condizione femminile.

C'è bisogno di libri in cui le single non siano sempre e solo le Bridget Jones frustrate e sovrappeso che vedono nell'avere un compagno la massima aspirazione della loro vita (e laurearsi, lavorare, viaggiare, farsi una cultura, cosa sono merda?). Anche perché siamo in tante, ci vogliamo bene, non è vero che nessuno ci piglia, siamo noi che non pigliamo nessuno, perché chi ce lo fa fare di trovarci a fare le serve ad un uomo, alla sua famiglia di origine e ad eventuali orrori nati  da precedenti disfatte sentimentali, chi ce lo fa fare di rinunciare alla nostra indipendenza economica per diventare casalinghe frustrate, chi ce lo fa fare di rinunciare ai nostri bisogni per soddisfare i bisogni di un'altra persona. E non è egoismo, ma sana vitalità.

Mi auguro che questo libro venga letto non da chi come me ha già capito cosa fare per avere una vita piena, felice, soddisfacente e appagante, ma da chi è indeciso, immaturo, non sa cosa scegliere.

Ancora brava e grazie a Maria Rita Parsi.
postato da: gattaneilibri alle ore 15:42 | Permalink | commenti
categoria:humour, libri femministi