Ricordo una riproduzione della locandina di questo film sulla mia antologia della scuola media per pubblicizzzare il linguaggio del cinema, scelta coraggiosa, tenendo conto che si tratta di un film vietato ai minori di 18 anni. Da allora ho sempre cercato di vederlo e finalmente ci sono riuscita. Innanzitutto complimenti (ironici) per l'assurdo titolo italiano, traduzione molto impropria dell'originale e sobrio Don't look now, da un racconto gotico di Daphne du Maurier, autrice già di Rebecca e Gli uccelli.
Una copia di inglesi, segnati dalla morte tragica della loro bambina, decidono di passare un periodo a Venezia dove lui deve lavorare come restauratore: nella città lagunare si perderanno, soprattutto il marito, tra suggestioni e paure, ricordi della figlia morta, medium, serial killer reali, fantasia e realtà. C'è una bella contrapposizione tra scettico e believer (con un capovolgimento finale), una scena di sesso che all'epoca fece scalpore e che permette di ammirare le grazie della splendida Julie Christie, attrice e donna che ammiro tantissimo (vive tutt'oggi come una hippy in un paesino di campagna inglese, coltivando lei frutta e verdura) e un colpo di scena finale non particolarmente congruente ma che fa saltare letteralmente sulla sedia, a dir poco terrificante.
La Venezia del titolo è protagonista più ancora di Julie Christie e di Donald Sutherland: una città splendida e decadente, magnifica e inquietante, suggestiva e terrificante. Da vedere comunque, e vorrei leggere il racconto che l'ha ispirato.